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La rivoluzione è arrivata in NBA. Tra imprevedibili scelte dei free agents e un mercato scoppiettante, la geografia della pallacanestro americana è stata ridisegnata e nuovi contendenti puntano al titolo dopo l’era di dominio dei Golden State Warriors. Una stagione avvincente, che possiamo vivere anche pad alla mano con il nuovo basket digitale di NBA 2K20.
Al contrario della controparte reale e a dispetto del nome del nostro alter ego nella carriera, detto il “Che”, il titolo sportivo di Visual Concepts si presenta senza analoghe rivoluzioni. Vediamo insieme se i ritocchi al gameplay e alle modalità già apprezzate, oltre ad una nuova storia e all’introduzione della WNBA, basteranno a NBA 2K20 per conquistare l’anello dei videogiochi sportivi anche quest’anno.

FAR BRILLARE LA PROPRIA STELLA
Chi arriva dalle edizioni degli scorsi anni dovrebbe trovare un ambiente familiare in NBA 2K20. Le modalità principali restano le stesse, ovvero La Mia Carriera, La Mia Squadra e La Mia Lega. Anche se il senso di già visto è inevitabile, nel complesso rappresenta una gran mole di contenuti, specialmente considerato l’usuale aggiornamento e l’aggiunta di eventi nel corso dell’anno. Se invece proviamo a far emergere le novità di peso rispetto a NBA 2K19, queste non sono molte.

Il nuovo sistema di creazione del personaggio lascia ampi spazi alla personalizzazione del proprio stile di gioco

La più ovvia è la nuova storia che accompagna i primi passi della carriera del nostro alter ego nella lega cestistica americana. Come di consueto, sono stati scomodati grossi nomi per l’occasione: l’esperienza è confezionata da Springhill Entertainment, la casa di produzione di Lebron James, e tra i molti attori presenti figurano Idris Elba e Rosario Dawson. Pur senza inventare nulla e tradendo una certa autocelebrazione del noto 23 dei L.A. Lakers, la narrazione resta solida ed emerge come una delle migliori degli ultimi anni, battendo anche firme blasonate come Spike Lee.

La novità più rilevante va però cercata nel sistema di creazione del proprio personaggio, ripensato per NBA 2K20 con lo scopo di offrire la maggiore libertà possibile. Nelle precedenti versioni era necessario scegliere un archetipo primario e secondario tra quelli proposti, realizzando una combinazione che determinava gli attributi del giocatore. Per esempio, potevamo optare per un tiratore da tre con l’attenzione all’aspetto difensivo, oppure costruire un atletico playmaker. Ora, invece, i punteggi delle varie statistiche vengono distribuiti liberamente, favorendo gli aspetti che più si prestano al nostro stile.

Allo stesso modo si comportano i “distintivi”, che rappresentano certe propensioni particolari dell’atleta, come la capacità di schiacciare sopra gli avversari o fornire l’assist perfetto in mezzo al traffico. Se prima erano determinati dagli archetipi, questa volta sono selezionabili liberamente, in proporzione alla nostra capacità in un certo settore. Dunque, se abbiamo speso molti punti sul fronte della difesa, potremo disporre di più distintivi su questa capacità, mentre se la specialità è il tiro avremo più bonus da distribuire con questo talento.

Vincere partite sui campetti del Quartiere ci consentirà di guadagnare reputazione e di sbloccare i bonus relativi

Un’idea ben accolta, dato che, soprattutto tra i giocatori più accaniti, si finiva per vedere troppo spesso le stesse tipologie di archetipi. Il nuovo sistema di creazione del personaggio dovrebbe così garantire una maggiore varietà, che (si spera) dovrebbe tradursi in avversari sempre diversi. Se però questo approccio vi sembra troppo complicato, non allarmatevi: sono comunque disponibili delle soluzioni preimpostate, che ricalcano lo stile di giocatori reali. Chi vuole ricreare Lebron James senza troppo affanno, dovrà soltanto scegliere il ruolo di Ala Piccola e la relativa combinazione predefinita di attributi.

Purtroppo, le aggiunte di rilievo in La Mia Carriera rispetto a NBA 2K19 si fermano sostanzialmente qui, al netto di ritocchi minori e aggiustamenti vari. Il Quartiere si ripresenta invariato, con un sistema di reputazione migliorato e qualche attività secondaria ed eventi a tempo in più, ma l’impostazione di negozi e campetti di strada è la stessa. Trovate dunque ancora le “gabbie” per giocare una pallacanestro folle con i trampolini, il Rec Center per un 5 contro 5 al volo contro altri giocatori umani e le varie combinazioni da 3vs3 e 2vs2.

Il Quartiere si ripresenta sostanzialmente invariato, ma gli sviluppatori promettono ancora più eventi nel corso dell’anno e variazioni estetiche, come il cambio di stagione

Se aggiungete tutta la cavalcata in solitario nell’NBA e la possibilità di farsi una squadra con gli amici in Pro-AM, c’è di che divertirsi per molto tempo. Inoltre, il gusto di piazzare una schiacciata spettacolare nel campetto davanti ad altri giocatori resta impagabile. Restano, tuttavia, immutati anche i limiti di quest’offerta ludica. Per citare qualche caso concreto, si fa sentire l’assenza di un sistema di matchmaking moderno. L’impostazione attuale, dove scegliere direttamente il campo dove sfidarsi stuzzica perché replica l’idea della sfida di strada, ma ben presto stanca per i ricorrenti problemi. Non è raro che giocatori troppo forti vengano “evitati” per non andare incontro a sconfitta quasi certa e peggiorare il proprio record. Chi invece magari ha appena preso in mano il titolo e non ci ha già riversato ore e ore di gioco rischia di essere scansato, perché nessuno vuole accollarsi un compagno di basso livello. Il risultato è che capita troppo spesso di ciondolare a lungo per il Quartiere, senza riuscire ad accedere ad un campo e fare una partita.
Un altro problema è la distribuzione delle ricompense, tra valuta virtuale e miglioramenti del proprio giocatore. È molto più semplice far crescere l’alter ego in certe modalità, come affrontando in singolo l’NBA, che in altre, costringendo chi vuole essere competitivo a spendere tempo in sessioni indesiderate.

COSTRUIRE UNA SQUADRA
I fan più accaniti dell’NBA vorranno buttarsi su La Mia Lega, dove sbizzarrirsi tra scambi e scelte geniali al draft per portare la propria squadra a vincere il campionato. Anche su questo fronte, nessuno sconvolgimento alla modalità di gioco, solo alcune aggiunte che dovrebbero rendere l’esperienza più interessante. Sono stati introdotti i punti azione, che limitano le mosse di settimana in settimana, spingendo i giocatori a studiare al meglio la propria strategia. Un albero delle abilità approfondisce l’elemento ruolistico, mentre la presenza di classifiche e punteggi online ci consente di confrontare le nostre capacità manageriali con il resto del mondo.
Insomma, anche su questo fronte la questione resta la stessa: si parte da una base di partenza ottima e godibilissima, ma i passi in avanti rispetto a NBA 2K19 sono davvero minimi. La musica non cambia neppure passando all’altra modalità popolare del titolo Visual Concepts, ovvero La Mia Squadra. Qui l’obiettivo è assemblare il quintetto dei sogni sotto forma di “figurine Panini”, combinando atleti del presente e del passato, per poi schierarli nei vari campi da gioco.

Evolvere le carte è un buon modo per migliorare la rosa senza spenderci dei capitali. McGrady, scelgo te!

Riprendendo il confronto con l’edizione 2019, qui il gioco “trova le differenze” si fa ancora più difficile. È stato introdotto l’obbligo di schierare i giocatori nel loro ruolo originario, annullando così una delle storture degli anni passati, dove si affrontavano squadre che sfruttavano il proprio centro come playmaker per abusare della differenza d’altezza. Inoltre, soddisfando alcuni requisiti come segnare un certo numero di punti o acquisendo un determinato numero di rimbalzi, alcune carte si evolvono e aumentano l’efficacia di un dato giocatore.
Ben vengano queste due novità che spingono ad aguzzare un po’ di più l’ingegno quando si studia la composizione della propria squadra, ma è indubbiamente troppo poco per presentarsi ad un ulteriore appuntamento annuale. Anche le nuove sfide “Spotlight”, che dovrebbero offrire l’occasione di rivivere una serie di momenti iconici di alcuni giocatori famosi, faticano a risultare coinvolgenti. Questo perché, per essere completate, richiedono l’utilizzo di determinate carte, ottenibili solo in due modi: acquistando pacchetti speciali o prosciugando il proprio conto virtuale nel mercato interno. Il risultato è che, per avanzare, è necessario spendere soldi reali oppure investire una gran mole di tempo ad accumulare moneta di gioco.

SQUADRA CHE VINCE…OGNI TANTO BISOGNA CAMBIARLA
Il punto forte di NBA 2K è sempre stato il suo gameplay, capace di rendere al meglio l’esperienza della pallacanestro in formato digitale. Una dote rimasta immutata anche in questo capitolo, nel bene e nel male. Prendere il controllo dei campioni del massimo campionato cestistico americano è sempre una meraviglia, ma poco è stato fatto per perfezionare questo sistema già valido. Sono state reintrodotte le finte senza palla ed è stato rivisto il sistema di dribbling, che consente più libertà nella scelta delle mosse da concatenare per saltare l’avversario. Tutti elementi che saranno apprezzati dai giocatori più accaniti della serie, ma chi non riversa così tante ore in NBA 2K rischia di percepire un gioco quasi identico al capitolo passato.

Sbloccare nuove abilità in MyGM migliorerà le nostre capacità manageriali, consentendoci di raggiungere più facilmente i risultati sperati

Questo anche perché restano intatti i difetti storici della serie, come, per esempio, i comportamenti poco intelligenti della CPU quando bisogna gestire il cronometro nelle fasi finali della partita. Allo stesso modo rimane la tendenza a raddoppiare un avversario molto performante, ma in modo così meccanico e prevedibile che ciò si traduce solo nel lasciare costantemente libero un uomo sul parquet. A ciò si può aggiungere la perdurante goffaggine delle animazioni sulle situazioni di palla vagante e qualche corto circuito occasionale dell’IA, come quando, talvolta, il playmaker decide di correre fuori dal campo senza motivo.

Nulla di tragico, sia ben inteso, e che di certo non inficia la godibilità dell’eccellente sistema di gioco, ma in un’edizione così povera di innovazioni ci si poteva quantomeno augurare una maggiore pulizia delle anomalie ereditate dal passato. Per lo stesso motivo resta abbastanza difficile da digerire il lancio zoppicante di NBA 2K20, con molti utenti che sono incappati in bug di vario genere. Alcuni si sono trovati senza i progressi registrati nella carriera, mentre una modalità interna a La Mia Squadra è stata temporaneamente disabilitata, senza apparente motivo. A ciò si aggiungono server in sofferenza per l’affollamento dei primi giorni, con qualche disconnessione di troppo nel corso delle partite e annessa perdita dei benefici conseguiti. Mi è capitato più di una volta di buttare una decina abbondante di minuti di gioco, a causa di una disconnessione imprevista. Sono persino incappato in un bug nella carriera, che lascia il proprio alter ego senza nome, trovandomi costretto a ricominciare da capo l’avventura.

Elementi che risultano doppiamente indigesti, perché, in presenza di un gioco così simile a NBA 2K19, era lecito attendersi quanto meno una maggiore attenzione alla pulizia del prodotto finito, invece di ritrovarsi problematiche che hanno attanagliato anche il lancio dello scorso anno. Inoltre, la perdurante presenza delle microtransazioni resta il punto più controverso della produzione. Nella Carriera la sensazione è che il gioco sia leggermente più generoso nel consentire di guadagnare la valuta virtuale senza spendere soldi reali, ma il progresso rimane esageratamente lento. Ogni giocatore con velleità competitive sarà così costretto a scegliere se riversare denaro dal proprio portafoglio o se investire un numero di ore spropositate in NBA 2K20 per accumulare la cosiddetta Virtual Currency. Come negli scorsi anni, è assolutamente possibile divertirsi a lungo senza spendere (come ho sempre avuto modo di fare), ma il fastidio di non poter sfruttare appieno il potenziale del titolo per queste dinamiche di monetizzazione è difficile da ignorare.

La pallacanestro WNBA è una gran bella aggiunta, seppur si tratti di un campionato poco seguito da questa parte dell’Atlantico

Voglio però chiudere con una nota positiva, ovvero l’aggiunta della WNBA, la controparte femminile dell’NBA. Bisogna riconoscere a Visual Concepts che l’implementazione di questa lega è stata tutt’altro che pigra: le atlete sono riprodotte con precisione e con una quantità notevole di animazioni dedicate. Anche la telecronaca è stata adattata alla WNBA, con commenti appositi per sottolineare l’attualità di giocatrici e squadre. Infine, l’introduzione del basket femminile non è relegata alla scelta delle squadre nella partita rapida, bensì è prevista la possibilità di affrontare un’intera stagione strutturata come quella reale. Ed è qualcosa da provare, perché la pallacanestro qui è diversa, più lenta e legata alla capacità di far funzionare appieno le tattiche. Un approccio per certi versi simile al basket europeo, sperando di rivedere al più presto l’introduzione dell’Eurolega con analogo trattamento in una futura edizione di NBA 2K.

Indice di rapimento

Valutare un gioco come NBA 2K20 è un’impresa davvero ardua. In assoluto, resta un titolo sportivo eccezionale, come sempre in lotta per strappare il primo posto nel genere. La quantità di dettagli e la capacità di riprodurre i diversi aspetti della pallacanestro americana resta sorprendente. Un’impresa non da poco, come testimonia la difficoltà della concorrenza targata EA Sports nel recuperare il terreno perso. Di contro, tuttavia, l’edizione 2020 resta un capitolo piuttosto pigro della serie. Le novità significative si contano sulle dita di una mano, mentre alcuni problemi storici restano insoluti e fanno il paio con un lancio azzoppato da bug e server instabili. Troppo poco per il giocatore occasionale, che può benissimo restare a sfoderare triple e alley oop su NBA 2K19, senza perdersi troppo. Chi invece vive la serie di Visual Concepts in modo più viscerale, pur storcendo il naso, troverà in ogni caso ore e ore di basket digitale con cui dilettarsi, apprezzando i ritocchi minori al gameplay e alle modalità di gioco.