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È passato poco più di un anno dal lancio di Playstation VR, che ha reso la realtà virtuale più accessibile al grande pubblico. Il visore Sony è sicuramente meno performante di Oculus Rift e HTC Vive, ma, tra costo della periferica e requisiti hardware, rappresenta l’opzione più abbordabile per chi vuole portarsi a casa questo tipo di periferica.
Confesso di essere stato fortemente scettico sul potenziale della realtà virtuale, come ho avuto modo di esprimere nel corso dei nostri podcast. Troppe limitazioni mi sembravano affondare la cifra ludica della VR: i problemi di locomozione, la difficoltà di creare un gameplay sostenibile per questa esperienza, case produttrici che tentennavano sul da farsi. Una marea di incertezze che si sono dissolte come neve al sole, non appena ho indossato il famigerato caschetto. Il colpo d’occhio con il senso di scala e profondità era veramente qualcosa di mai visto e, in un’istante, mi sono convinto che si trattasse della prima vera innovazione nel mondo dei videogiochi da un po’ di tempo a questa parte. Non l’ennesimo miglioramento grafico o una meccanica di gameplay che rinverdisce un genere, ma qualcosa di realmente nuovo che apre orizzonti inediti.

Sia chiaro, è evidente che siamo di fronte a una tecnologia ancora acerba. Playstation 4 fatica a reggere la mole computazionale richiesta dalla realtà virtuale, dunque non potete aspettarvi un impatto visivo alla Uncharted 4. Si tratta tuttavia di un tipo di esperienza differente, che non necessita per forza di cose del fotorealismo per conquistare il cuore del giocatore. Qui anche un’attività apparentemente banale può rapirvi e intrattenervi, come ho scoperto perdendo la cognizione del tempo mentre cercavo di combinare un robot giocattolo nel menù iniziale interattivo della demo di Wayward Sky.
Un’esperienza che pone nuove sfide agli sviluppatori, che hanno ora modi più originali per proporci le loro storie. È anche qualcosa di inedito per chi cerca di raccontare i videogiochi a parole, dato che la VR è una modalità di gioco più intima e personale rispetto alla classica combinazione pad e televisione. È un po’ come valutare una passeggiata in riva al mare, con uno splendido tramonto sullo sfondo: alcuni potrebbero rimanere estasiati dal paesaggio, altri totalmente indifferenti. Inoltre, c’è la questione della motion sickness, che varia enormemente da persona a persona e ovviamente influisce molto sulla qualità del tempo di gioco. Poi come lo racconti il senso di scala a una persona che non ha mai provato la realtà virtuale? Io ne avevo letto in lungo e in largo, ma la sensazione della prova diretta mi ha comunque lasciato mozzafiato.

L’unica opzione è tastare con mano, magari da un amico che si è già lanciato in questo mondo o in un punto vendita che offre la prova in negozio. Magari, sulle prime, buttatevi su qualche gioco dai ritmi compassati, così per capire come reagite alla motion sickness. Per esempio, potreste provare qualche puzzle di Tumble VR oppure il minigioco dello squalo di Playstation VR Worlds. Dallo store di Sony è possibile inoltre scaricare diverse versioni dimostrative, che vi permettono di capire se un gioco fa al caso vostro o se vi provoca un eccessivo senso di nausea.
Per coloro che si sono già procurati Playstation VR, approfittando del Black Friday e del Natale ormai vicino, ho raccolto di seguito una serie di sintetici incontri ravvicinati su alcuni dei titoli per questa periferica(o che, come GT Sport, in qualche modo la supportano) che ho giocato nel corso dell’ultimo anno. I titoli disponibili sono molteplici, ma diversi, seppur validi, soffrono di una longevità che non supera il paio d’ore. Un problema comunque compensato dal costo contenuto di questi prodotti, che spesso non supera la decina di euro.
Chiudo con un’ultima premessa: il mio rapporto con la motion sickness è peggiore della media, sebbene non sia pessimo. Dunque, se a voi la VR non crea grandi problemi, alcuni titoli per me inaccessibili, potrebbero essere perfettamente godibili. L’unica via resta, purtroppo, quella della prova diretta.


Playstation VR worlds recensionePlaystation VR Worlds
verdeConsiderato che si trova spesso in bundle con PS VR, è probabile che questo sia uno dei primi titoli che avrete sottomano. Si tratta di una raccolta di cinque minigiochi, molto diversi da loro, ma comunque piuttosto brevi. I migliori della raccolta sono probabilmente London Heist e Danger Ball. Il primo vi mette nei panni di un delinquente mentre tentate una difficile rapina, il secondo è una sorta di Pong da giocare in un’arena futuristica sullo stile di Tron. Piacevole anche Ocean Descent, un viaggio subacqueo alla scoperta dei fondali marini, ma l’interazione qui è sostanzialmente nulla e l’esperienza si conclude in una decina di minuti. Chiudono il pacchetto VR Luge, una discesa spericolata nel traffico sdraiati su una sorta di skateboard, e Scavenger’s Odyssey, una gita nello spazio a bordo di un veicolo futuristico. Questi ultimi due minigiochi, seppur brevi, potrebbero essere interessanti, ma risultano abbastanza fastidiosi per la motion sickness. Nel complesso, Playstation VR Worlds è un ottimo modo per muovere i primi passi nella realtà virtuale, offrendo diversi momenti riusciti, come certi scorci subacquei o frangenti adrenalinici. Tuttavia, a causa della scarsa longevità e del prezzo sopra la media, difficilmente risulta consigliabile per l’acquisto, se non l’avete recuperato nel bundle o con qualche forte sconto.


Tethered recensioneTethered
estasiÈ stato sorprendente scoprire, nel corso delle mie prove con la realtà virtuale, quanto sono divertenti i giochi in terza persona. Da profano, immaginavo la VR funzionale solo con i titoli in soggettiva, quelli che magari ti costringono a sederti sul sedile di un’auto o nell’abitacolo di una nave spaziale. Grazie al senso di scala invece presentano una nuova prospettiva anche ai titoli in terza persona, per esempio offrendoti un piccolo mondo con cui interagire, alla stregua di una città di LEGO fluttuante davanti agli occhi. È il caso di Tethered, che, nella mia personalissima lista di preferenze, è il miglior gioco VR che ho potuto provare (anche se sono condizionato dal mio apprezzamento verso il genere strategico/manageriale).
Ci troviamo a guidare una piccola comunità di simpatiche creature, mentre raccolgono risorse, costruiscono edifici e si difendono dai mostri che attaccano nella notte. Avere il loro destino tra le mani, mentre si trovano a pochi centimetri di distanza da noi, ci mette nella condizione di preoccuparci genuinamente per il loro benessere e triplica la soddisfazione per una missione riuscita con successo. L’impresa non è semplice però: una volta superata la prima isola tutorial, le cose da controllare simultaneamente iniziano ad essere numerose e non resta più molto tempo per ammirare il paesaggio. Questo garantisce una longevità più che discreta, dato che è sempre possibile rigiocare una mappa per tentare di strappare un punteggio migliore.
Con un aggiornamento, Tethered è stato reso giocabile anche senza realtà virtuale, ma se volete goderne appieno è d’obbligo passare dalla VR.


fated recensioneFated: The Silent Oath
giallo-verdeUno dei dispiaceri più ricorrenti con la realtà virtuale è imbattersi in un titolo che funziona egregiamente, per storia, gameplay e quant’altro, ma che deve fare i conti con una durata troppo contenuta. Un passaggio probabilmente obbligato, dato che l’attuale diffusione della VR rende complicati grandi investimenti. Resta che ho adorato l’ora e mezza di avventura di Fated, una sorta di storia interattiva ambientata nella mitologia norrena. La grafica cartoonesca rende il tutto gradevole, pur senza la presenza di dettagli eccezionali, e la storia (da seguire in inglese, senza sottotitoli) è piuttosto coinvolgente. Non mancano alcuni momenti commoventi e tanti sono gli interrogativi sollevati nel corso del gioco, ma, subito dopo un inaspettato colpo di scena, irrompono i titoli di coda.
Così ci si ritrova coinvolti con una linea narrativa aperta e mai chiusa, che attende il rilascio di almeno un secondo capitolo per fornirci le risposte che aspettiamo. Il problema qui è doppio. Innanzitutto il prodotto non vi avvisa della sua natura episodica, lasciando intendere che si tratti di qualcosa di fatto e finito. Inoltre, questi nuovi contenuti potrebbero non vedere mai la luce: le vendite non sembrano aver soddisfatto gli sviluppatori e a quasi due anni di distanza dalla versione Oculus/HTC Vive non si hanno notizie riguardo a un Fated 2.


tumble vr recensioneTumble VR
bluSe c’è un genere che ha beneficiato particolarmente dell’arrivo della realtà virtuale, è quello dei puzzle game. Restare comodamente seduti mentre si studia un determinato enigma, magari immersi in qualche ambientazione mozzafiato, è un’esperienza gradevole. Se poi il gameplay è ben integrato con i sensori di movimento come il PS Move e riesce a giocare sul rinnovato senso di prospettiva, ha fatto bingo.
Tumble VR non lavora però sul contesto, ma sulla sostanza. Ci vengono offerti una serie di oggetti di forma differente e dobbiamo sfruttarli per superare le varie sfide proposte. Talvolta si tratta di disporli verticalmente senza farli cadere, altre volte dobbiamo far crollare una torre nel modo più efficiente possibile. Un’idea semplice, ma, grazie al buon lavoro effettuato con la fisica di gioco e le proprietà dei vari materiali a disposizione, è facile trovarsi risucchiati mentre tentiamo di risolvere l’ennesimo rompicapo.
Tumble VR è l’esempio di come una meccanica relativamente noiosa, se proposta nel videogioco “classico”, possa essere invece vincente nella realtà virtuale: ci si ritrova così a muovere fisicamente la testa per vedere la struttura di una pila di oggetti e ad osservarne con suspance l’equilibrio precario. Completare a pieno punteggio tutte le sfide proposte richiederà un soddisfacente periodo di gioco, facendo di Tumble VR un altro dei validi prodotti disponibili per il visore Playstation.


headmaster recensioneHeadmaster
bluSe seguite il calcio, vi sarà capitato di inveire contro l’attaccante della vostra squadra per aver mancato un facile colpo di testa sottoporta. “Lo avrei segnato anche io” è l’esclamazione più ricorrente. Ecco, forse vi ricrederete dopo un paio di sessioni di gioco con Headmaster, che vi catapulta in una sorta di centro di recupero per giocatori scarsi. Il gioco è suddiviso in livelli piuttosto variegati e sempre molto curiosi, dove l’obiettivo resta colpire il pallone di testa centrando diversi bersagli. Sorprende l’accuratezza che restituisce l’impatto con il pallone, permettendoci di indirizzare il tiro con una certa precisione. La sensazione è così ben riuscita che è quasi straniante non percepire fisicamente il contatto con la sfera. Il gioco raramente annoia, perché le situazioni proposte sono così originali (e spesso assurde) da incuriosire sempre, strappandovi continuamente un sorriso grazie ad un improbabile umorismo alla Portal. Anche qui, riuscire a superare tutte le sfide con il massimo del punteggio richiede un certo impegno e l’attività è sufficientemente divertente per stimolarvi a tornare sul titolo. Non è uno di quei giochi che vi conquistano per ore e ore, ma riesce ad intrattenere egregiamente per numerose brevi sessioni.


nba 2kvr recensioneNBA 2KVR
arancioRestiamo in ambito sportivo, ma passiamo alla palla a spicchi. Alla notizia di un gioco VR sviluppato dai ragazzi di NBA 2K, le mie aspettative sono schizzate alle stelle. Sono gli stessi che ogni anno sfornano uno dei migliori titoli sportivi in assoluto (microtransazioni a parte), dunque la prospettiva di ritrovarmi sul parquet di uno dei loro campi era esaltante. Così come è stato esaltante il primissimo approccio al titolo, quando sei immerso in un palazzetto stracolmo di tifosi, proprio come una superstar NBA. Purtroppo, però, tutto quello che viene dopo è molto meno entusiasmante.
Il gioco offre solo la possibilità di effettuare tiri da posizioni predefinite. Fin qui, niente di male, dato che per evitare motion sickness era plausibile che non potessimo dribblare difese per poi schiacciare a canestro. I problemi principali qui però sono ben due. Il primo è che la meccanica di tiro si riduce a puntare il canestro con lo sguardo e premere un tasto sul pad, senza alcun supporto ai sensori di movimento. Il secondo è che le modalità di gioco si limitano alla gara di tiro tre (stile All-Star Game), a una serie di tiri sulla sirena e ad una terza opzione decisamente dimenticabile. Manca dunque una sufficiente varietà di situazioni, quando sarebbe stato semplice costruire qualcosa di simile al sopracitato Headmaster o strutturare l’esperienza in modo tale da farci sentire per più di un momento un giocatore della lega di basket americana.


werewolves within recensioneWerewolves Within
blu-estasiWerewolves Within rappresenta una delle sorprese più piacevoli nelle mie esplorazioni nel mondo VR. Il titolo altro non è che la riproposizione digitale di un gioco da tavolo (Lupus in tabula), ma grazie all’immersione della realtà virtuale diventa incredibilmente coinvolgente. Ci si ritrova seduti attorno a un fuoco insieme ad altri giocatori umani e l’obiettivo è scoprire quale dei presenti è in realtà un lupo mannaro. Per riuscirci è necessario comunicare verbalmente, tentando di smascherare contraddizioni e menzogne. A mescolare ulteriormente le carte, a tutti i giocatori è affidato un ruolo particolare, che gli consente di ricorrere a peculiari abilità. È dunque necessario lavorare di squadra, ma tenendo presente che, dietro le quinte, qualcuno tenterà di sviare l’indagine.
Il clima nel corso delle partite è piacevole, come quello di una rimpatriata tra amici al pub. Si scherza e ci si prende in giro, ci si esalta per essere riusciti nell’inganno e si sbeffeggia il compare che si è lasciato scoprire dopo poche battute. Insomma il divertimento non manca, ma, purtroppo, mancano i giocatori. La community italiana di Werewolves Within è presente, ma non è sufficientemente vasta da permettervi di entrare nel gioco a qualunque ora del giorno e trovare una partita. In certi orari è semplicemente impossibile trovare un numero sufficiente di compagni e, in generale, vi troverete costretti ad organizzare una sessione con gli amici o coordinandovi con altri giocatori tramite i gruppi Playstation. L’alternativa è buttarvi sui match in inglese, ma, considerata la natura del titolo, è necessaria una notevole fluidità con la lingua, pena essere scoperti subito o comunque faticare per comprendere l’andamento della partita.


star wars battlefront vr recensioneStar Wars Battlefront Rogue One: Missione VR Ala-X
blu-estasiChi, tra gli amanti di Star Wars, non ha desiderato almeno una volta di mettersi alla guida di un X-Wing e sfrecciare a filo di una nave imperiale? Se possedete PS VR e il primo Battlefront per PS4 potete farlo! Si tratta di un contenuto aggiuntivo gratuito per lo sparatutto di DICE, che potete comodamente scaricare dallo store, e consiste in una breve missione. L’esperienza inizia con la possibilità di osservare il nostro X-Wing da diverse angolazioni, prima di saltare nell’abitacolo e dare il via all’azione.
Una volta accesi i motori, si scopre che questa contenuta avventura è, almeno per quanto mi riguarda, una delle cose più riuscite in VR. C’è anche una piccola componente narrativa da seguire, che aiuta ad entrare nello spirito della serie cinematografica. Il meglio arriva però quando ci si trova a volare in un campo di asteroidi, passandogli così vicino da poterli quasi toccare con mano, e quando si entra nel vivo del combattimento, cercando di scrollarsi dalla coda un Tie Fighter mentre facciamo incetta di velivoli nemici. Anche qui, però, l’esperienza finisce proprio sul più bello, arrivando a durare meno di una mezzora. È possibile rigiocarlo, così da migliorare il nostro punteggio e perfezionarci come pilota della Ribellione, ma resta la sensazione di volerne di più. È comunque un prodotto gratuito, estensione di un gioco popolare, e ci auguriamo di vedere nuovamente operazioni di questo tipo, sperando che aprano la strada a contenuti più corposi.


gran turismo sport vr recensione

Gran Turismo Sport
bluDi Gran Turismo Sport si è discusso parecchio ultimamente, ma per lo più per via della sua nuova impostazione votata all’online e dei contenuti ridotti. Di questo ve ne ho parlato nel nostro incontro ravvicinato, ma qui mi vorrei focalizzare sulla sua componente VR. A tal proposito, c’è una notizia buona e una cattiva. Partiamo da quella cattiva: la componente di realtà virtuale di GT Sport è ridotta a una modalità minore, nella quale possiamo sfidare una singola auto guidata dall’intelligenza artificiale. Tutte le auto sono supportate, così come tutti i tracciati. La buona notizia è che la VR di Gran Turismo funziona eccezionalmente bene: nessun problema di motion sickness (se si escludono le gare rally) e un senso di immersione totale. I sorpassi diventano ancora più emozionanti, con la tentazione di voltarsi ogni volta a guardare l’avversario impotente. Anche qui subentra una considerazione ricorrente per gli amanti della VR: ne vogliamo di più! Una modalità più integrata con il resto del titolo, con maggiori opzioni di personalizzazione e magari con il supporto all’online. GT Sport è un titolo in evoluzione, dunque nulla è precluso, anche se l’impressione è che la priorità di Polyphony Digital non sia rivolta verso la realtà virtuale.


 the playroom vr recensioneThe Playroom VR
verdebChiudiamo la nostra prima parte del tour nel mondo di Playstation VR con un prodotto gratuito, scaricabile senza costi aggiuntivi dal PSN. The Playroom VR è una raccolta di minigiochi, particolarmente divertenti se giocati in compagnia. Il titolo prevede infatti una serie di attività che coinvolgono anche chi guarda la televisione, con situazioni di gameplay asimmetrico. Per esempio, in una modalità vi trovate nel far west e dovete sparare a un ricercato, la cui identità è visibile solo a chi vede la descrizione sulla TV. Ci sono anche minigiochi da provare in solitaria, come un simpatico platform della durata di un semplice livello, ma che è sufficiente a far sognare la magnificenza di un Super Mario in VR. In sintesi, The Playroom VR non è solo gratuito, ma è anche una di quelle esperienze ottime per muovere i primi passi con la realtà virtuale. Non vi occuperà per troppe ore, ma diverte per la sua durata ed è una buona soluzione se volete giocare in compagnia nel vostro salotto.