Share

Tre anni. Sono già passati tre anni dal lancio di Playstation VR, la periferica che, appoggiandosi a PS4, avrebbe dovuto portare una nuova strabiliante innovazione nel mondo dei videogiochi. La rivoluzione non sembra ancora essere arrivata, ma tre giri di calendario in compagnia della realtà virtuale di Sony ci lasciano con qualche risposta in più. Si può partire dai numeri: lo scorso marzo l’azienda giapponese ci informava di aver piazzato oltre quattro milioni di pezzi. Un ammontare significativo, che, ovviamente, non tiene il passo dei 100 milioni di PS4 distribuite, ma che rappresenta un buono zoccolo duro da cui partire e rendere più familiare questa tecnologia al pubblico.

Di certo non ha soppiantato il modo “tradizionale” di giocare e più di uno sviluppatore di titoli VR ha lamentato la difficoltà nel rientrare nei costi a causa del mercato più ristretto, ma, nel frattempo, la periferica si è resa disponibile ad un prezzo più accessibile e la sua libreria si è arricchita.
Uno dei timori degli utenti della prima ora era proprio la qualità del supporto in termini di videogiochi, con solo produzioni minori o piccole appendici all’orizzonte. Contentini che non potevano soddisfare chi, come me, era estasiato dal potenziale della VR, ma che si trovava senza prodotti per sfruttarla appieno. Chi si tuffa ora nella realtà virtuale ha invece a disposizione un numero significativo di titoli di assoluto valore, sebbene ancora troppo spesso ci si scontra con l’amarezza di esperienze troppo brevi o non sufficientemente approfondite, limitate da budget contenuti.

Forse manca ancora quel titolo da copertina, la cosiddetta “killer app”, per conquistare il cuore del grande pubblico, ma, potendosi destreggiare tra prodotti come Astro Bot, Beat Saber, SuperHot VR, Moss, Blood & Truth, Farpoint o Statik, non manca il materiale per divertirsi per ore. Persino l’adattamento di giochi tradizionali si è dimostrato non solo azzeccato, ma spesso capace di rendere persino migliore l’esperienza, come con Skyrim VR, Rez Infinite o No Man’s Sky.
Al contempo, è evidente che la strada verso la maturazione di PS VR è ancora lunga. Come accennato sopra, tanti titoli restano ancorati a valori produttivi ancora troppo bassi. Valori che spesso si traducono in una longevità contenuta, che non può nemmeno appoggiarsi sul multigiocatore per estendersi. Troppe volte infatti la base di utenti è limitata e non si riescono a trovare partite al volo nel proprio titolo preferito, costringendo a lunghe attese o a macchinose organizzazioni di sessioni private di gioco. È poi evidente la necessità di un’evoluzione tecnica, che tolga qualche limitazione alla fantasia degli sviluppatori. Non vedo l’ora di poter navigare per i pianeti di No Man’s Sky senza faticare a distinguere i tratti della pianta che si trova a pochi metri di distanza. Voglio affrontare un’adrenalinica corsa in GT Sport, ma confrontandomi con più avversari, magari online, e non con l’unico contendente che riesce a reggere il sistema.

Mentre aspettiamo di vedere in che direzione PS5 e l’eventuale PS VR2 porteranno la realtà virtuale (speriamo verso qualche cavo in meno), vi ripropongo gli appuntamenti precedenti della rubrica e riprendo a raccontarvi la mia esperienza con altri dieci dei titoli/esperienze già disponibili.

NELL’ORBITA DI PLAYSTATION VR – PARTE I
(Playstation VR Worlds, Tethered, Fated: The Silent Oath, Tumble VR, Headmaster, NBA 2KVR, Werewolves Within, Star Wars Battlefront – Rogue One: Missione VR, Gran Turismo Sport, The Playroom VR)

NELL’ORBITA DI PLAYSTATION VR – PARTE II
(Batman: Arkham VR, Chess Ultra, Rec Room, Gunjack, Until Dawn: Rush of Blood, Waddle Home, Ancient Amuletor, Rise of the Tomb Raider, DiRT Rally, Holoball)


ASTRO BOT: Rescue Bot

Se per tanti giocatori è il miglior gioco VR in circolazione, un motivo ci sarà pure. Del resto, l’idea di un intero platform dedicato a questi robottini era già sembrata vincente nella “demo” presente in Playroom VR. Gli sviluppatori non si sono però limitati ad espandere quell’esperienza, ma l’hanno evoluta, offrendo una notevole varietà di situazioni e ambientazioni, capace di suscitare in continuazione l’effetto “wow”. Tanto basterebbe, ma Astro Bot dimostra di sfruttare bene anche le specifiche dinamiche della realtà virtuale, spingendoci a guardare attorno, a chinarci per cambiare angolo di visuale, così da scovare i numerosi collezionabili. Allo stesso modo, anche l’utilizzo del controller è ingegnoso e ci porta ad interagire “fisicamente” con l’ambiente, riuscendo così ad aumentare ulteriormente l’effetto immersivo della VR. Una perla assoluta per ogni possessore del caschetto Playstation.


Monster of the Deep: Final Fantasy XV

Quando è stato presentato il progetto di Final Fantasy XV si era parlato di un’esperienza VR, nella quale avremmo vestito i panni di Prompto e combattuto qualche battaglia con la nostra fedele pistola. Un’aggiunta minore, dalla portata contenuta, ma che ci avrebbe permesso qualche incontro ravvicinato con Noctis e compagni, oltre che con alcuni dei mostri storici della serie. Di quel progetto, tuttavia, si sono perse le tracce ed è stato rimpiazzato da Monster of the Deep: Final Fantasy XV, un titolo di pesca. Una discreta delusione per chi, come me, sperava di buttarsi nel mondo di questa storica serie. Ben presto ci si rende poi conto che l’universo di FF resta piuttosto tangenziale in Monster of the Deep e si traduce solo in qualche breve (e inutile) incontro con i protagonisti (e Cindy). Superata questa prima impressione resta un valido gioco di pesca, che, al netto dei dimenticabili confronti con i “boss”, riesce a regalare qualche ora rilassante, immersi in piacevoli ambientazioni.


Superhot VR

Un altro titolo che finisce spesso e volentieri nelle liste “top” dei titoli VR e, come per Astro Bot, con ottime ragioni. L’originale Superhot era riuscito a distinguersi per come aveva ripensato l’idea degli FPS, trasformandosi quasi in una sorta di strano puzzle, dove capire come gestire i movimenti e lo scorrere del tempo. Un concetto semplice ma coinvolgente, che diventa ancora più appassionante in realtà virtuale. Si schivano proiettili come in Matrix, mentre si prendono pistole al volo e si lanciano shuriken, destreggiandosi come nella scena al rallentatore di un concitato film d’azione. Nonostante lo stile grafico essenziale tipico di Superhot, è difficile trovare un titolo che assorbe altrettanto nella realtà virtuale. C’è sempre qualcosa da tenere sott’occhio e, una volta fallito il livello, lanciarsi al più presto in un nuovo tentativo diventa quasi un automatismo. Impagabile, poi, la soddisfazione quando si conclude con successo un livello.


Dream Match Tennis VR

Prendere a racchettate una palla è stata una delle esperienze VR più inflazionate nei primi mesi di vita del visore. Dopotutto restare fermi a sventolare il PS Move è una delle applicazioni più semplici per simulare un’attività sportiva. Gli sviluppatori di Bimboosoft sono stati però più ambiziosi, tentando di riproporre il tennis nella sua interezza. Il sistema di movimento è flessibile e si può scegliere tra il teletrasporto e lo spostamento libero. Quest’ultimo è più realistico, ma richiede un po’ più di sopportazione alla nausea e il bizzarro (e scomodo) uso dello stick del pad nella mano sinistra mentre nella destra si impugna la racchetta. Il risultato è nel complesso positivo e, una volta presa confidenza con i controlli, è davvero soddisfacente riuscire a vincere un intenso scambio. Una soddisfazione che fa dimenticare per un attimo una realizzazione tecnica un po’ troppo semplicistica, con stadi da PS2 e quattro modelli di spettatori che si ripetono col copia-incolla. Di recente una patch ha aggiunto il multigiocatore online, sebbene soffra la cronica carenza di giocatori.


VRFC – Virtual Reality Football Club (ora rinominato Football Nation VR Tournament 2018)

Restando in ambito sportivo, i ragazzi di Cherry Pop Games sono stati ancora più ambiziosi: si sono lanciati nell’impresa di portare nel salotto di casa l’esperienza del calcetto con gli amici. Un’idea quasi folle, considerata la difficoltà nel replicare un’attività così mobile e che richiede l’uso dei piedi per calciare. Il risultato è stato molto più soddisfacente del previsto, grazie ad un sistema di controllo particolare ma efficace: si agitano non solo per correre, ma anche per simulare il movimento della gamba quando si tira. Quest’idea apparentemente bizzarra diventa rapidamente familiare, una volta fatta un po’ di pratica. Certo, non aspettatevi di mettervi a replicare le mosse dell’ultimo FIFA/PES, ma, nonostante i molti limiti, potersi involare sulla fascia, palla al piede, e piazzare un tiro sotto al sette ha decisamente un suo perché. VRFC ha guadagnato anche un pesante aggiornamento in occasione degli ultimi mondiali, che ha aggiunto il calcio a 11 in uno stadio maggiore (e ha cambiato il nome del gioco). Anche qui, resta la difficoltà nel trovare altri giocatori per le partite online, ma, se non altro, resta sempre la possibilità di affrontare l’IA.


Fantastic Contraption

Alcuni giochi per realtà virtuale hanno la capacità di farmi tornare bambino e Fantastic Contraption è sicuramente uno di quelli. Quando, già nella demo, ti ritrovi a combinare ruote e aste per costruire il mezzo che risolve il livello, è facile tornare ai pomeriggi spesi a ingegnarsi con il meccano. Ci si può limitare a trovare la soluzione più semplice ed efficiente, ma spesso si finisce per sbizzarrirsi a creare le combinazioni più astruse possibili. Un’idea che ho trovato geniale e che mi ha spinto ad acquistare il titolo completo, dove ho ritrovato le stesse ottime sensazioni, ma ho scoperto, a mio malincuore, che c’era poco altro di inedito da rivelare. Ci sono ovviamente molti altri livelli e si possono affrontare in modi differenti, ma gli elementi di costruzione restano solo i due iniziali, limitando la fantasia del giocatore. Una bella esperienza, che però lascia con l’auspicio di un seguito che ne espanda i confini.


Ultrawings VR

Una delle cose immediatamente evidenti della realtà virtuale è il piacere di trovarsi in “prima persona” a vivere situazioni altrimenti soltanto immaginate. Ecco allora che gli sviluppatori ci permettono di andare nello spazio, di guidare bolidi a quattro ruote da corsa e, ovviamente, consentono finalmente di volare. In Ultrawings ci si trova catapultati in un amabile arcipelago di quattro isole e con un semplice velivolo ultraleggero a disposizione. Quest’ultimo è più che sufficiente per provare il brivido della libertà di fluttuare a mezz’aria già dal primo decollo. Tanto basterebbe per perdersi in Ultrawings, ma il gioco offre anche un sistema di progressione, che, attraverso semplici missioni, ci porta a sbloccare mezzi più performanti e offre uno stimolo in più per sorvolare le quattro isole. In seguito al lancio è stata offerta anche la possibilità di giocare al titolo anche senza realtà virtuale, ma significa rinunciare all’elemento di maggior fascino di Ultrawings.


Tetris Effect

Tetris Effect è stato uno dei molteplici titoli VR che mi ha fatto ricredere in positivo. Quando il trailer di annuncio accostava Tetsuya Mizuguchi, già firma di Rez Infinite, ad un nuovo progetto VR, le aspettative sono salite alle stelle, per poi essere deluse dalla realizzazione che si trattava dell’ennesima riproposizione del sempiterno Tetris. Quando però, caschetto in testa, mi sono ritrovato incastrato per ore a piazzare tetramini, mentre immagini di ogni tipo accompagnavano le mie partite, ho dovuto ammettere di adorare Tetris Effect. Il fascino della semplicità di Tetris è tutto lì, intatto, ma ad esso si aggiunge tutta la coreografia perfettamente orchestrata, che, in modalità Viaggio, instilla il desiderio di vedere quale altra follia psichedelica ci aspetta nel prossimo livello. Unica avvertenza: una volta ritrovata la musica del trailer d’annuncio vi entrerà in testa e non vi lascerà mai più.


No Man’s Sky VR

Da diverso tempo desideravo che due giochi ricevessero il supporto a Playstation VR: il primo è Elite Dangerous, che già offre la realtà virtuale su PC, ma che probabilmente mai vedremo su PS VR; il secondo è No Man’s Sky, che, quando ormai stavo perdendo le speranze, è stato annunciato a sorpresa. Dopotutto, se spesso ci si lamenta della scarsa longevità dei giochi per realtà virtuale, qui abbiamo un intero universo da esplorare! I ragazzi di Hello Games non si sono neppure limitati a fare il compitino, ma hanno curato con attenzione l’adeguamento del sistema di controllo. Un lavoro ben riuscito, dato che muoversi con i Move diventa presto così naturale, da rendersi persino più comodo del tradizionale menù con il controller. Scoprire nuovi pianeti e mettere letteralmente gli occhi per la prima volta su terre mai viste prima diventa così una sensazione irripetibile. L’unico limite che impedisce a No Man’s Sky VR di brillare è l’eccessivo sacrificio in termini di qualità grafica per garantire il passaggio alla realtà virtuale: tutto risulta eccessivamente sfocato, vanificando in parte l’effetto meraviglia di cui sopra. Nonostante ciò, costruirsi la casa dei sogni su un pianeta alieno e godersi la bizzarra fauna che passeggia davanti alla finestra resta un’esperienza da fare assolutamente.


Eve Valkyrie: Warzone

Se, navigando nello spazio profondo, quello che cercate è azione frenetica e non una rilassante passeggiata, allora Eve Valkyrie: Warzone è quello che fa per voi. Potete scegliere il vostro caccia stellare tra quelli disponibili e buttarvi in una delle modalità disponibili per vivaci combattimenti tra asteroidi e detriti spaziali. Con buone prestazioni si migliora il proprio rango e si ottengono più possibilità di personalizzazione, come in altri sparatutto dedicati al multigiocatore. Il risultato è più che buono e resta la migliore possibilità che avete per vivere battaglie alla Star Wars, esclusa la breve esperienza VR del primo Battlefront. Gli sviluppatori hanno peraltro aggiunto la possibilità di giocare al titolo anche senza caschetto, che dovrebbe aumentare le vostre possibilità di trovare avversari online, dato che a distanza di tre anni dal lancio la comunità si è un po’ dispersa.