Share

Questo mio parere nasce per raccontarvi le mie impressioni dopo due run di un gioco che difficilmente si lascia esporre, vuole essere vissuto.


Mi trovo qui, ora, alla fine di questa corsa, e non vorrei scendere, vorrei non fosse mai arrivata la mia fermata, e al contempo sono tanto provata da sembrarmi che questo viaggio sia durato una vita.
Non è stato dolce, nessuno mi ha preso per mano rassicurandomi, poche le speranze che ho potuto alimentare, ma cavolo se ripartirei, da capo, anche domani.
E’ impegnativo Nier, non fa sconti, non edulcora niente, è pronto a togliere al giocatore ogni punto fermo, scavando in quegli spazi della nostra mente e del nostro cuore dove risiedono le nostre certezze esistenziali, presentandoci verità che, pur nella finzione, sembrano parlarci in modo estremamente realistico.

Sotto le spoglie di un comparto tecnico deludente e arretrato, in incognito, nascosto tra le scarne ambientazioni e la difficile fisica dei personaggi, si cela un gioco talmente potente da rubare la scena ad ogni altro aspetto.
Da brava “prima donna”, Nier, inteso come l’essenza del gioco, la sua ispirazione, la sua ragion d’essere, non vuole comprimari, non tollera che l’attenzione del giocatore si posi su quanto di poco virtuoso lo riguarda.
Se giocando questo gioco siete riusciti a soffermarvi soprattutto o solo sul comparto tecnico, impedendovi di godere di tanta magnificenza, allora avete assistito ad uno spettacolo senza mai entrare in sala, vi siete accontentati della deludente locandina, o del trailer apparentemente banale. Peccato, non vi biasimo, ma mi spiace per voi.

Non mentirò dicendo che l’impatto iniziale non sia stato difficile, che i primi minuti non mi abbiano lasciata alquanto perplessa, trovandomi davanti a questo uomo di mezza età, con un volto decisamente inquietante, che saltando mi ricordava Rose sulla prua del Titanic.
Non mentirò dicendovi che il sistema di combattimento, action nell’impronta e con elementi ruolistici tutto sommato ben inseriti, pur estremamente godibile e divertente, molto fluido anche, sia assolutamente innovativo, o che mi sono beata a contemplare la ricchezza degli ambienti.
Non mentirò perché non ne ho bisogno. Non serve (e poi perchè ho un’etica personale, ma questa è un’altra storia… eheheheh).

Vi dirò invece che, non appena mi sono trovata, per la prima volta, nelle pianure fuori del villaggio di Nier, piene di sole, così volutamente spoglie e costellate di rovine del mondo che fu, e poi nella città “aerea”, e ho ascoltato quelle ost celestiali, è stato come vedere il gioco per la prima volta. In quel momento Nier mi ha mostrato il suo volto migliore, riempendomi occhi, orecchie e cuore di una magnificenza che, dapprima solo accennata, sarebbe poi esplosa in frammenti di pura delizia narrativa.

Nier b

Nier si rivela…

A livello grafico e tecnico ci troviamo dinanzi ad un titolo che impallidisce dinanzi ad i suoi “compagni” di generazione, complice anche l’esiguo budget a disposizione degli sviluppatori della Cavia Inc., purtroppo sciolta poco dopo la pubblicazione di Nier.

Ma se la resa tecnica è scarsa, altrettanto non si può dire del concept dei personaggi e delle ambientazioni.

L’originalità alla base delle scelte puramente stilistiche è evidente e prepotente, ma purtroppo quello che è nato come una brillante combinazione di idee è stato realizzato in modo alquanto deludente.

L’ispirazione, tuttavia, non è andata persa.
E allora è ancora possibile ammirare la perfetta caratterizzazione dei personaggi anche attraverso il loro design, pur se non perfetto, ma decisamente peculiare, pieno di carattere.

Al contempo è possibile apprezzare la diversità e la personalità degli ambienti, realizzati, anch’essi, in modo tecnicamente inadeguato, ma così intriganti da lasciare il giocatore affascinato e dimentico di textures e altro.
Se penso alla città nel deserto, o alla “foresta del mito”, o al “santuario perduto”, io ricordo l’atmosfera perfetta ed evocativa, quel senso di immobile sacralità, quell’attenzione a che ogni elemento racconti una storia ben precisa, delinei una verità che spinge prepotente per emergere ma sa attendere il suo momento.

La storia prende le mosse in un enigmatico giorno invernale.
Un padre, di mezza età, visibilmente stanco e provato da una quotidianità fatta di stenti, e una bambina, malata, cercano riparo nelle rovine di quella che sembra essere una città moderna, oramai visibilmente desolata.
Questo quadro di umana disperazione viene violentemente sconvolto dall’attacco di misteriose entità, conosciute come shades, visivamente presentate come ombre pulsanti di intarsi dorati, che sembrano essere conosciute dai nostri protagonisti come ostili coabitanti di un pianeta terra oramai in ginocchio.
Chiuso questo misterioso incipit, su cui altro non dirò per evitare anticipazioni, ci troveremo, molti anni dopo, nei panni di Nier nel villaggio in cui vive con la figlia Yonah, affetta da un male inizialmente senza nome.
In questa cornice che sembra incastonata nelle pieghe del tempo, difficilmente immaginabile come collocata in un futuro distopico, scopriremo che il nostro protagonista vive di piccoli lavoretti, commissionati dalle gemelle Devola e Popola, figure quasi mistiche, sagge guide del villaggio, portando parallelamente avanti la sua unica e ultima missione, trovare una cura per la figlia.
Proprio questo incondizionato amore paterno, così delicatamente ed efficacemente raccontato al giocatore attraverso ogni dettaglio, sarà motore degli eventi, incidente scatenante di ogni accadimento.
In nome di questo amore, e della missione cui lo chiama, Nier compierà scelte, stringerà patti, incrocerà strade e destini al suo, trovandosi compagno di altre anime erranti, come quelle di Kainè, di Emil e del magico Grimoire Weiss, tomo parlante, apparente retaggio di un ancor più misterioso passato, capace di attribuire al nostro protagonista interessanti e sfiziosi poteri magici, di cui dirò più avanti.
Questi rapporti, questi legami, nati in un tempo di annichilimento e sorda disperazione, in cui gli uomini sembrano soli, oramai quasi ospiti in un mondo che sembra in lutto nel ricordo di tempi lontani, che non conosce più i suoi storici abitanti, sapranno parlare al giocatore di amore ed emozioni che nessuna costrizione, nessun progetto e nessuna superiore verità potranno sopraffare.

nier3

E così, questo sparuto gruppo di individui tormentati, in gran parte emarginati, prima di tutto da se stessi, mai dimentichi della propria diversità, più volte sul punto di finire inghiottiti da una disperazione cieca, conoscerà il grande dono del mutuo riconoscimento di un valore che era stato loro negato da una realtà oramai fondata sull’istinto e la sopraffazione.
Per motivi che lascerò alla personale scoperta di ognuno di voi, si metteranno tutti insieme all’incessante ricerca di una cura per il male di Yonah, apparentemente causato dallo “Shadowlord”, figura per molto tempo solo nominata, sconosciuta al giocatore, ritenuta la causa dell’ostile presenza delle shades e della comparsa di una piaga nota come “Black Scrawl”.

1 2 3