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Il caldo disco accecante del Sole scendeva inesorabilmente dietro enormi denti di roccia in un tramonto rosso come il sangue. Un vecchio stanco si accingeva ad accendere il fuoco per prepararsi alla fredda notte del deserto, dopo una lunga marcia tra serpenti e scorpioni. La fiamma scoppiettava nel suo letto di sabbia e sassi, mentre una sigaretta fumava nelle sue dita contorte dall’artrite, quando ad un tratto gli ultimi bagliori del crepuscolo gettarono una lunga ombra sui suoi stivali consunti. Davanti l’ultimo spicchio di Sole, quasi a coronargli la testa come un’aureola, si palesò un giovane dallo sguardo gelido e un lieve sorriso sulle labbra, dettagli a stento visibili sotto l’ombra del suo cappello.
L’uomo fissò per un istante il nuovo arrivato, poi, con la sua voce gracchiante, consumata dagli anni quanto, se non più, i suoi stivali, disse: “Ehilà straniero! Tra poco farà un freddo boia, aye! Vieni a sederti accanto al fuoco”.
Senza pronunciare una parola, il ragazzo toccò la falda del suo cappello per ringraziare e prese posto di fronte l’anziano, sedendosi sulla propria sacca da viaggio.

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“…gli ultimi bagliori del crepuscolo gettarono una lunga ombra sui suoi stivali consunti.”

Il Sole lasciò il posto ad una fredda notte stellata sopra le loro teste. Il vecchio, avvicinatosi al fuoco alla ricerca di maggior calore, cercava, con scarso successo, di indovinare i tratti del volto del giovane più in disparte, leggermente illuminati. Lo vide armeggiare sotto il poncho fino a quando balenò una debole fiammella e poi il tizzone di una sigaretta, che per un istante rischiarò quello sguardo di ghiaccio, ed un leggero sorriso.
“Sei un tipo di poche parole eh? Ah, tranquillo, parlo da solo da così tanto tempo che avere uno spettatore è ormai un lusso, aye!”
Il tizzone divenne più luminoso per un istante.
Il vecchio rimestò nel fuoco per ravvivare la fiamma e poi, quasi a se stesso, disse: “Voglio raccontarti una storia. Una brutta storia. Me la tengo dentro da anni, e se dovrò portarmela nella tomba, tanto vale tirarla fuori, almeno una volta. Giusto no?”, concluse senza aspettarsi una risposta.

“Tutto iniziò quasi dieci anni fa. Due soci, non certo due amici, vennero da me per propormi un affare. Un brutto affare, aye! Cercatori d’oro, puah! Brutta gente, aye! Beh ecco, questi due tipi, un certo Nate Harlow e il socio Griffon qualcosa – la mia memoria non è più quella di un tempo – mi assoldarono per far saltare qualche candelotto su a Monte Orso. < Abbiamo trovato l’oro > mi dissero. < Sì, certo, come no! > pensai io.”
Lo straniero si sistemò meglio sulla sua sacca, fra una boccata e l’altra della sigaretta.
“Beh ecco, era vero. Accidenti se era vero! Mai visto tanto oro in vita mia, aye! Dove sta la fregatura, ti domanderai. I messicani! Quei dannati mangia fagioli dei messicani! Puah! Gentaglia dico io! Beh ecco Griffon viene arrestato da un pezzo grosso dell’esercito messicano e dopo poco tempo, guarda un po’, arriva un certo colonnello Daren a casa di Harlow, che fa fuori lui e la moglie. L’unico a salvarsi è il figlio, un ragazzino che, in preda alla disperazione, si getta nelle fiamme bruciandosi una mano pur di prendere la pistola del padre e sparare a quel figlio di buona donna, facendogli saltare anche un braccio, aye! Beh ecco, il ragazzetto riesce a darsela a gambe e scomparire.”
Il vecchio mandò giù un sorso di whisky per alleggerire la gola secca, offrendo poi bottiglia al suo ascoltatore. Il tizzone rosso si mosse prima orizzontalmente, evidenziano il diniego alla proposta, e poi volteggiò via lontano, quando lo straniero gettò via quanto ne restava.

Passarono alcuni lunghi minuti di silenzio. Tutto pareva immobile, quando l’ululare di un coyote in lontananza ridestò il vecchio minatore dal fiume di ricordi. Dopo un sospiro rantoloso che gli provocò un attacco di tosse, concluso in uno sputo catarroso scagliato lontano e che per un attimo brillò alla luce rossa del fuoco, riprese a parlare.
“Ora, io non sono certo una cima, ma la testa ancora mi funziona, aye, e mi sono fatto un’idea su alcune storie che ho sentito. Pare infatti che di recente, a Brimstone – sai quella cittadina sempre affollata, dove ogni anno si svolge quel torneo tra pistoleri, il Battle Royale, o come diavolo si chiama – beh, ecco, pare che proprio lì sia comparso uno strano cacciatore di taglie. Uno di quei tipi che è meglio evitare, che prima ti sparano e poi controllano se la tua faccia era su qualche manifesto. Sto tizio si è messo d’impegno per ripulire un po’ la zona. Non che ci siano grosse taglie, ma sta facendo un gran favore a quell’incapace dello sceriffo. Puah, gentaglia a Brimstone in questi giorni. Tutti a scannarsi per il Battle Royale. Pure quell’inglese, un tale Jack Swift, o come diavolo si chiama. Si dice che utilizzi due pistole e abbia spazzato via quella banda di pazzi clown di Perry.”
“O quell’altra, Annie Stoakes, la zitella proprietaria di quel ranch ereditato dal padre. Gira sempre con quel fucile. E quando ad una donna dai in mano un’arma sono sempre guai dico io, aye! Brutta gente davvero! Non che mi lamenti di ciò che combina quel cacciatore di taglie, anzi, sta facendo mangiare un po’ di piombo alla feccia del posto e togliendo di mezzo vari fenomeni da baraccone, come quel tizio, Mr Black si fa chiamare, si porta dietro sempre una bara che dicano nasconda dentro una dannata sputafuoco. Non che io ci creda, ma meglio starci alla larga.
“E ne fa fuori tanti, di pendagli da forca dico, quasi che voglia collezionarli. Brutta gente, aye!”

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“…pare che proprio lì [a Brimstone] sia comparso uno strano cacciatore di taglie.”

Lo straniero accese un’altra sigaretta e nell’oscurità mosse la testa, come a chiedere che continuasse il suo racconto. O forse era ciò che volle intendere il vecchio, tanto che riprese a parlare.
“Ma dicevo, beh ecco, un’idea me la sono fatta. Credo che questo cacciatore sia proprio il piccolo Red, sai, il figlio di Harlow. Secondo me non si darà pace finché non troverà il tizio che ha ucciso il padre e chissà, magari anche quel farabutto di Griffon, se è ancora vivo voglio dire. E qualcosa mi dice che la pista è quella giusta.”, bevve un sorso di whisky, mentre inaspettatamente le prime stelle cominciavano a dissolversi ad est.
“Ma forse sono solo farneticazioni di un vecchio. Non che mi piacesse Harlow, ma era una brava persona, per essere un cacciatore d’oro voglio dire, era gentile, aye! Una volta mi mostrò anche la foto della sua famiglia. Ma ripeto, forse le mie sono soltanto fantasie, come si dice, romantiche, puah!”

Il giovane gettò via l’ultima sigaretta e si schiarì la voce: “E’ una gran bella storia vecchio, ma non può esserci un lieto fine se ci sono dei morti di mezzo. Passami un goccio per favore.” e così dicendo allungò la mano destra, fasciata in un fazzoletto rosso, mentre le prime luci dell’alba gli rischiararono il volto.
Il vecchio minatore guardò lo straniero e riconobbe quello sguardo, ma non disse nulla. I fantasmi non esistono, e le storie sono solo storie dopo tutto, o forse no?
Lo straniero buttò giù un sorso della bevanda, si alzo spazzolandosi i pantaloni, mise in spalla la sua sacca e salutò il vecchio toccando la tesa del proprio cappello.
Scomparve in un’alba rossa come la morte.

“E’ una gran bella storia vecchio, ma non può esserci un lieto fine se ci sono dei morti di mezzo.”