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OrbLands è una curiosa commistione di FPS e “Walking Simulator” procedurale. L’obiettivo del gioco è molto semplice: bisogna distruggere un certo numero di sfere fluttuanti che si trovano in giro per la mappa. Una volta completato, si passa al livello successivo, un nuovo ambiente creato in modo completamente casuale.

Il bello è che le ambientazioni sono davvero fantastiche, sembra di tuffarsi dentro quelle copertine sognanti che accompagnavano i romanzi di Fantascienza degli anni 70. E allora mi sono posto una domanda: da quali motivazioni siamo spinti quando completiamo i livelli di un gioco? Superare una sfida? Per semplice senso di progressione?

Nel caso di OrbLands, devo dire che non vedevo l’ora di scoprire il mondo successivo, di esplorarlo e di contemplarne le atmosfere. Nei giochi siamo abituati a ricevere delle ricompense che abbiano uno scopo utile all’interno delle meccaniche: un’arma più potente, dei punti esperienza da assegnare al personaggio.

E se la ricompensa, molto semplicemente, consistesse nel piacere di essere lì, nella bellezza dei mondi virtuali che possiamo calpestare, annusare, scoprire? OrbLands, che potete provare gratuitamente a questo indirizzo, è solo un piccolo esempio di queste esperienze ludiche che puntano tutto sulla pura immersione. Ora che ci penso, torno a farmi un giro sui quei due capolavori di Everybody’s Gone to the Rapture e Firewatch.