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Un giorno di pioggia Daniel e Catherine incontrano la morte per caso. Questo è quanto racconta il breve filmato introduttivo di Painkiller, che in poche sequenze mostra come la felicità di due persone possa venire stravolta in un attimo.
Purtroppo per loro, i due coniugi si trovano separati nel “dopo vita”. Mentre Catherine accede senza problemi al paradiso, Daniel rimane bloccato in purgatorio. L’amore che il protagonista prova per la moglie viene però “sfruttato” dal capoccia del regno dei cieli, che obbliga Daniel a lottare per la propria espiazione al fine di rivedere la moglie. Il ricongiungimento con Catherine è ormai vicino, ma Daniel ha un ultimo incarico affidatogli da Samaele (un angelo piuttosto inquietante a dir la verità): uccidere i quattro generali di Lucifero e fermare l’avanzata della sua armata, prima che raggiunga i cancelli del Paradiso. Una passeggiata di salute praticamente!
Nonostante la trama negli sparatutto “vecchia scuola” sia più un contorno che una portata principale, i ragazzi di People Can Fly hanno voluto dedicare una parte del loro tempo ad arricchirla con alcuni colpi di scena che mostrano come tutte le dimensioni siano paese e come, a volte, sia proprio la nostra umanità a renderci così speciali. Non mancheranno personaggi particolari come Eva (di cui immancabilmente cercherete di sbirciare le forme… eh birichini!) e Asmodeo, un demone fuggito dagli inferi e divenuto amico di Daniel.

Il Painkiller, anche detto: tritatutto!

Ma basta parlare della trama e vediamo all’essenza di Painkiller: le meccaniche di gioco.
Painkiller è uno sparatutto in prima persona frenetico e accattivante. Le ambientazioni, che rappresentano una rivisitazione onirica di ambienti reali e non solo, lo stile grottesco dei nemici e la genialità di alcune armi saranno una delizia per i nostri occhi. Benché la struttura dei livelli sia piuttosto lineare e proponga una serie di arene dove macellare (nel vero senso della parola) le orde di demoni che si frappongono alla nostra meta, Painkiller non disdegna quel retrogusto di esplorazione tipico dei maggiori esponenti del genere. Sarà necessario recuperare monete d’oro nascoste dentro oggetti distruttibili o altri tesori caduti ai nostri nemici, così come risulterà stimolante (e piuttosto ardua) la ricerca di reliquie e aree segrete, queste ultime spesso contenenti potenziamenti quali armature, munizioni e anime per rigenerare i punti vita.

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Il livello Città sull’acqua, presente anche nella versione demo, resta uno dei miei preferiti

Uno degli elementi sicuramente più interessanti del gioco è costituito dai Tarocchi Neri. No, non serviranno a leggere il futuro e no, non ci sarà la Luna Nera. Queste carte speciali rappresentano dei bonus da poter selezionare all’inizio di ogni livello, così da creare la nostra personale combinazione (manco fosse un deck di Yu-Gi-Oh) a fronte di un pagamento in monete raccolte durante il gioco. Per ottenere i Tarocchi Neri dovremo superare alcune sfide, come ad esempio completare un livello raccogliendo tutte le anime, usando un’arma in particolare o, nel caso dei livelli di chiusura di ogni capitolo, uccidere il boss entro un certo tempo. Sebbene il gioco possa essere affrontato senza l’utilizzo dei tarocchi, essi si riveleranno particolarmente utili qualora li volessimo recuperare tutti.
Dal punto di vista tecnico Painkiller è un piccolo capolavoro. Il motore grafico riesce a gestire senza problemi ambienti chiusi e aperti, permette di creare architetture credibili e fantastiche, conservando il colpo d’occhio anche adesso, a distanza di anni dalla sua pubblicazione. In più la fisica di gioco gestita dal motore fisico Havok (una delle prime implementazioni all’epoca) renderà credibile il movimento di oggetti come i barili utili per alcuni enigmi, e gratificanti i colpi andati a segno sui nemici.

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Alcuni scorci sono talmente assurdi da risultare affascinanti

Ma arriviamo ad un aspetto fondamentale del gioco: la difficoltà.
Painkiller è calibrato per essere alla portata di qualsiasi giocatore. Grazie a ben quattro livelli di difficoltà di gioco, chiunque può affrontare questa avventura grottesca ed addentrarsi nelle decadenti e malsane ambientazioni, benché alcuni livelli saranno accessibili solamente dopo aver completato il gioco a determinare difficoltà. Ovviamente chi cerca una sfida divertente e intensa dovrà puntare immediatamente ai due ultimi livelli: Incubo e Trauma.
Il primo presenta un ritmo incalzante, e già dal secondo capitolo ci obbligherà a sfruttare i ripari per esporci il minimo possibile e scegliere accuratamente le armi adatte ad ogni nemico.
La difficoltà Trauma è invece la più impegnativa in tutti i sensi. Troveremo disattivati sia i salvataggi manuali che i salvataggi rapidi (i salvataggi da checkpoint per fortuna sono ancora presenti) ma, e questa è veramente tosta, i nemici abbattuti non lasceranno cadere la proprio anima, e credetemi, quel misero punto di energia vitale si farà sentire, oltre al fatto che collezionare le anime permetterà al protagonista di trasformarsi in demone. Figo eh?
Tornando un momento all’arsenale, Painkiller vanta alcune tra le armi più belle e originali che abbia mai visto in uno sparatutto, tutte dotate di una seconda modalità di fuoco non necessariamente legata alla prima. Le mie preferite resteranno sempre il Painkiller, una lama rotante che potrà anche essere scagliata contro i nemici o in alternativa creare un raggio di luce che danneggerà i malcapitati che lo attraverseranno, e lo spara dardi, in pratica un fucile a colpo singolo che spara dei paletti di legno capaci di inchiodare i nemici alle pareti. Vi saranno armi piuttosto utili come lo il fucile a canne mozze, la cui seconda modalità di fuoco permetterà di congelare i nemici, e armi che vi capiterà di tralasciare (o per lo meno, tale è la sorte che hanno subito le ultime due armi durante le mie partite).

Ehi, un momento! Ma quella non è la nostra astronave?!

Indice di rapimento

In definitiva Painkiller è uno sparatutto vecchia scuola ispirato alle pietre miliari della serie. I riferimenti a Quake si sprecano, e vanno dagli effetti sonori del personaggio allo stile di molti livelli, fino ad arrivare ad alcuni nemici che sembrano presi di peso dal capolavoro id Software. Nonostante ciò Painkiller ha una propria identità che lo rende unico. La miriade di nemici diversi, il livello di difficoltà sempre crescente e l’inserimento dei Tarocchi Neri creeranno una sfida sempre nuova che vi lascerà incollati allo schermo per tutta la dura del gioco che, fidatevi, non sarà breve.