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Can love bloom on a doomed terraforming colony? (B. Rivers)

Questa l’interessante domanda che sta alla base del concept e dell’esperienza di gioco che Alone With You, coraggioso mix di fantascienza, avventura e dating sim, pare voler offrire. A sollevarla, neanche a dirlo, è stato proprio Benjamin Rivers, già autore dell’horror Home, sviluppatore del titolo indipendente in uscita su PS4 e PSVita nella primavera del 2016.

Ma andiamo con ordine.

Nei panni dell’unico superstite di una colonia inviata ad esplorare un pianeta sconosciuto,  vi troverete nell’urgenza di riattivare l’unico pod d’evacuazione rimasto, affetto da un grave malfunzionamento. Perché? Semplice, il pianeta imploderà in meno di un mese. Con la sola guida di un’IA, dovrete allora esplorare e cercare, cercare ed esplorare, al fine di guadagnare una via di fuga dall’imminente disastro. Come? Con la consulenza di quattro scienziati esperti, neanche a dirlo! Non fosse che… sono tutti morti.
D’oh.
E allora? E allora bisognerà ricreare questi cervelloni passati a miglior vita (sic!) in modo da poterci interagire ed ottenere le agognate direttive per la riparazione della navicella. Ordinaria amministrazione, no?

Premesse, quelle sin qui diffuse, davvero curiose ed insolite. Non tanto per l’ambientazione fantascientifica o per la cornice catastrofica, entrambe evergreen muta forma del medium videoludica, quanto per il particolare taglio, rinvenibile leggendo tra le righe, che questi canoni narrativi sembrano acquisire.

Alone With You is a dialogue between you and the game (B. Rivers)

Eh già, perché se la trama, di base, pare più un more of the same che altro, altrettanto non può dirsi del progetto complessivo, votato ad offrire un’esperienza di gioco che sarebbe azzardato definire usuale.

Le meccaniche del gameplay, spalmate su una struttura a giorni influenzata dal passare del tempo e sostanzialmente affini a quelle di un’avventura grafica volutamente minimale, secondo quanto riportato da Rivers in persona, si fondano sul suo desiderio di creare un gioco con ambientazione e toni fantascientifici, in cui esplorazione e interazioni la facciano da padrone.

Niente combattimenti o progressione del personaggio, né, da quanto pare di capire, una vera e propria struttura ad enigmi, ambientali o non.

 

alone

La ricerca e raccolta degli oggetti gioca un ruolo centrale, ma senza particolari complicanze nel rinvenirli. Una semplicità, questa, dovuta all’intenzione di puntare i riflettori su altri aspetti, più propriamente esplorativi e d’atmosfera.

Tutto si incentrerà, invece, sulla completa immersione nel mood e nelle ambientazioni, scandita da distinte missioni esplorative (oltre 12), e sulle conversazioni che sarà possibile intrattenere con l’intelligenza artificiale guida e con i quattro ingegneri, una volta ricreati (di nuovo, sic!), s’intende.

La componente dialogica è focus dell’intera esperienza ed è pensata per essere massimamente interattiva, con frequenti scelte, anche di natura morale, destinate ad avere ripercussioni sul proseguo dell’avventura e, forse, sulla sua durata complessiva.

Non si tratta, allora, di leggere, comprendere e basta, bensì di partecipare attivamente al percorso di ciascuna conversazione, influenzandone incisivamente lo svolgimento.

Quest’ultimo aspetto, sempre stando a quanto riferito dall’autore, dovrebbe essere preponderante durante le fasi più propriamente “romantiche” del gioco.

“Romance adventure” (B. Rivers)

 Sì, perchè non contenti di aver giocato, non si sa bene come, al Dr. Frankenstein, sarà oltretutto possibile, attraverso intense sessioni dialogiche, stringere dei legami affettivi con gli scienziati, approfondendo, più o meno, in base alle proprie scelte, la loro storia, ed intessendo con gli stessi delle relazioni sentimentali.

Non è tanto, stando alle parole di Rivers, creare una rete di flirt intergalattici, quanto assistere, pro attivamente, alle imprevedibili interazioni verbali cui l’amore può dar corso quando nasce in condizioni ostili, oltre che improbabili.

Qui emerge quella che, a mio avviso, è la caratteristica più interessante tra quelle fin’ora diffuse del titolo.

Proprio nell’ottica, infatti, di dare lustro alla dinamica relazione di cui il gioco è intriso, la profondità dei dialoghi, la loro durata ed il numero delle possibili ramificazioni, saranno devolute al giocatore in grado, con le proprie scelte e la propria condotta di gioco – ad esempio rinvenendo o meno alcuni oggetti – di determinarne gli sviluppi. Con quale intensità, ancora non è dato saperlo.

Se Home era un monologo, Alone With You è una conversazione. Parola di Rivers!

Esplorazione e dialoghi interattivi sono allora indissolubilmente fusi e reciprocamente alimentati. L’obiettivo finale è chiaro, scappare entro il tempo limite, ma pare che l’esperienza abbia da offrire qualcosa di diverso che una semplice ricerca di componenti da assemblare.

 

troppo alone

La scelta di creare un personaggio il cui volto è permanentemente celato da un casco è figlia della volontà di  Rivers di creare un protagonista privo di una precisa identità sessuale, così da dare al giocatore massima libertà nella gestione delle relazioni con gli scienziati.

A livello visivo, il gioco è una dichiarata lettera d’amore al Sega CD e presenta uno stile 16-bit, con una gradevole pixel art improntata sui classici toni di viola e verde.

Staremo a vedere, certo è che, personalmente, questa avventura spaziale d’amore ed esplorazione solletica diverse corde del mio violino dell’hype. Pad alla mano, quando uscirà, spero di potervi dire di più.

In calce, l’ultimo trailer di gameplay diffuso, i link a due post che lo stesso autore ha pubblicato sul blog ufficiale di playstation (.com, ahimè) ed il sito ufficiale del gioco, così che possiate vedere con i vostri occhi e leggere direttamente dalla fonte più attendibile.

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