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Perché amiamo un genere piuttosto che un altro? Un personaggio, una meccanica di gioco specifica, una serie o, perché no, una console in particolare? E, di contro, perché non ne sopportiamo invece un’altra? O perché la sola vista di quel dato personaggio o titolo ci infastidisce? In questa rubrica dal segno duplice e opposto (Perché amo…/ Perché odio…) proveremo a spiegare le ragioni di preferenze e antipatie che animano il nostro rapporto con i videogiochi.


L’E3 2018 è alle porte. Per molti videogiocatori è come un secondo Natale, con annunci e promesse ad attenderli sotto l’albero al posto dei pacchetti incartati. Proprio come la festività col Babbo rosso, non è solo un giorno speciale (o giorni, nel caso della fiera), ma è un periodo con un’atmosfera particolare, che si respira solo in certe occasioni. Da novembre (ormai anche prima) pandori e panettoni affollano i supermercati, città e paesi si colorano con le luminarie e, ogni tanto, la neve ne imbianca le strade. Con l’arrivo dell’E3, invece, vediamo riempirsi le pagine virtuali dei siti specializzati di notizie sulle ultime indiscrezioni, su presunti insider che conoscono tutti i segreti della fiera e anche di annunci veri e propri. I giocatori si scambiano impressioni e aspettative (lo abbiamo fatto anche noi in questo podcast), stilando una lista dei giochi che vorrebbero vedere all’E3 e un po’ sognando rivelazioni improbabili.

Ogni tanto basta un grande nome dell’industria per scatenare l’entusiasmo

Come si fa a non amare un evento capace di smuovere tanto entusiasmo? Io, per primo, lo adoro. Così come adoro tutte queste fiere, che si chiamino E3, Gamescom, Tokyo Game Show, Playstation Experience o altro. Certo, non è tutto rose e fiori e spesso a questi eventi seguono delusioni e polemiche per rinvii eterni e per l’ennesimo downgrade. Però a me, in verità, non interessa. Poco importa se quel trailer magnifico anticipa un gioco che non vedrà mai la luce del sole. Pazienza se quella grafica “spaccamascella” sarà ridotta a un cumolo di pixel mal definiti. Per il tempo della fiera queste promesse fittizie sono comunque riuscite a farci sognare e, sotto sotto, è quello che desidero.

Non dico che giustifico certe scelte “creative” di marketing, che tentano di mascherare i limiti di un gioco dietro all’abile montaggio di un trailer. Anche perché, reiterare determinati atteggiamenti finisce per generare un clima di disillusione, che inevitabilmente distrugge quell’aurea magica che tanto apprezzo.
Quello che voglio dire è che, per me, la fiera è un evento a sé stante, come in una bolla fuori dal tempo, che non si cura di quel che viene prima, né di quel che lo segue. Ne è un esempio la conferenza Sony del 2015, dove in rapida successione sono stati svelati The Last Guardian, Final Fantasy VII Remake e Shenmue III (e , inaspettatamente, un certo Horizon Zero Dawn). Annunci che, a distanza di diversi anni, devono ancora trovare un riscontro reale, visto che finora (incredibile, ma vero) l’unico titolo pubblicato dei tre è il lavoro di Fumito Ueda.

I brividi al comparire dello spadone li ricordo ancora adesso!

In seguito, io per primo sono rimasto infastidito dai rimandi e dalle incertezze che circondavano FF VII Remake e Shenmue III, ma per il tempo della conferenza sono stato travolto dall’entusiasmo. Un discorso analogo si può fare sul fronte Xbox per Scalebound: una nuova IP targata Platinum Games? Non aspettavamo di meglio! La delusione è stata tanta quando il progetto si è arenato, ma sono certo che al momento dell’annuncio diversi giocatori sono saltati sulla sedia.

È il gusto della sorpresa e del condensare in una manciata di minuti tutti questi annunci, piuttosto che trovarli spalmati nel corso dell’anno, magari proponendoli con un comunicato stampa sbrigativo e un trailer lanciato su YouTube. Per questo, incappando in tutti i rumor, i leak e le rivelazioni nelle settimane antecedenti, sono colto da sentimenti opposti: da un lato, c’è la spinta dell’irrefrenabile curiosità; dall’altro, il desiderio di non guastarsi un evento che fa del colpo di scena il suo punto di forza. Allo stesso modo, accolgo con freddezza la decisione di alcuni publisher di svelare in anticipo i titoli delle proprie conferenze, magari per evitare di rimanere oscurati nel marasma delle nuove proposte lanciate nel corso della fiera.

Altre volte è sufficiente un teaser con un titolo ad accendere le aspettative

Il punto è che il bello di questi eventi è proprio il brivido degli annunci, magari tanto attesi o talvolta capaci di coglierci totalmente di sorpresa. È il fremito di quei primi secondi di un nuovo trailer, quando gli occhi scorrono ossessivamente per tutto lo schermo alla ricerca di un indizio su quello che sta per essere annunciato. È il confronto con gli amici a conferenza finita per dare forma a un gioco dai contorni ancora poco definiti. Se il cinema è stato definito la “fabbrica dei sogni”, i videogiochi, a buon diritto, possono considerarsi sogni all’ennesima potenza. Questi eventi che preannunciano nuovi e fantastici mondi onirici non possono che essere attesi con impazienza da noi giocatori. Buon E3 a tutti!