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Il panorama videoludico odierno è indubbiamente diverso da quello di dieci o venti anni fa. Abbiamo piattaforme molto più potenti e anche i filmati in CG, che un tempo ci lasciavano a bocca aperta, ormai sono superati dalla normale grafica di gioco. Una mutazione che ha favorito certi generi e ne ha messi in secondo piano altri, tra cui i Jrpg. Non che siano mancati giochi di ruolo giapponesi meritevoli negli ultimi anni, ma le produzioni degne di nota sono sicuramente meno rispetto a qualche tempo fa.
Non era facile trovare la giusta chiave per far evolvere il genere e, tra derive action e stravolgimenti strampalati, alcuni sviluppatori hanno perso la via. In questo scenario irrompe Persona 5, che propone la soluzione più semplice: continuare la strada percorsa da sempre, limitandosi a limare tutti i dettagli che compongono il gioco. Il risultato è uno splendido Jrpg, che dimostra come questo genere possa ancora dire la sua, senza bisogno di rivoluzioni.

Bisogna ammettere che qui il punto di partenza era già eccellente, considerato che l’ultima iterazione della serie (Persona 4: The Golden, versione ampliata per PS Vita dell’originale per PS2) è ancora oggi una delle punte di diamante della portatile Sony. Un successo tale da far quasi dimenticare che i Persona sono nati come spin-off della saga di Megami Tensei.
Non preoccupatevi però, la storia di Persona 5 è assolutamente indipendente dai precedenti capitoli, dunque potete godervi il titolo anche se è il vostro primo approccio al franchise. Chi invece arriva dagli scorsi episodi, si sentirà subito a casa, dato che concetti e meccaniche di fondo sono sostanzialmente invariate.

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Le lezioni sono impregnate di cultura giapponese, ma se riuscite a seguirle riceverete degli utili bonus

Anche qui, infatti, seguiremo le vicende di un gruppo di studenti liceali, che ben presto si trova a dover fare i conti con un mondo alternativo. Questa dimensione è abitata dagli Shadow, mostri che rappresentano il lato più oscuro dell’inconscio umano. Per combatterli dovremo ricorrere ai nostri Persona, “incarnazioni” della propria psiche, che garantiscono speciali poteri a chi ne usufruisce.
Se in Persona 4 uno dei temi principali era la ricerca di se stessi e del proprio posto nel mondo, Persona 5 tenta un approccio più maturo ed è incentrato sul significato di giustizia. Senza voler diventare un trattato di sociologia, quello che emerge è una critica a certi aspetti del funzionamento di una nazione moderna, come lo sfruttamento eccessivo della forza lavoro o la corruzione dilagante.
L’ambientazione scolastica non viene meno, ma è leggermente più marginale, mentre un ruolo maggiore viene attribuito alla società giapponese nel suo complesso. Del resto, i protagonisti appartengono alla banda dei Phantom Thieves, un gruppo di ladri che ruba i cuori delle persone malvage per spingerle a confessare le proprie malefatte e redimersi.

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Grazie al comodo smartphone è facile ricordarsi gli appuntamenti che vogliamo conoscere meglio. Un aiuto non indifferente a gestire meglio il poco tempo a disposizione!

La storia procede con un buon ritmo e, senza bisogno di rivelarvi alcun dettaglio, si segue con piacere, grazie anche a quel pizzico di mistero che spinge il giocatore a proseguire per rivelare i risvolti della trama. Gran parte del merito va al nutrito cast dei personaggi, giocabili e non. Molti di loro possono sembrare stereotipati al primo incontro, ma approfondendone la conoscenza mostrano nuove sfaccettature e si finisce inevitabilmente ad affezionarsi a loro. Dopotutto è il gioco stesso a chiedere al protagonista di intrecciare relazioni profonde con le persone che incontra. È la meccanica dei Social Links, introdotta in Persona 3, riproposta nel quarto episodio e qui nuovamente presente.

Nel tempo libero è infatti possibile decidere di frequentare alcuni personaggi, così da stabilire un legame di fiducia sempre più profondo. In questo modo scopriremo il loro passato o i problemi che li attanagliano, mentre nel frattempo otteniamo un maggiore potere per i Persona dello stesso segno. La meccanica è dunque sostanzialmente la stessa degli ultimi due capitoli, ma qui è ulteriormente perfezionata. Approfondendo le relazioni, sarà possibile sbloccare certe abilità o bonus particolari, che ci semplificano di non poco la vita (scolastica o da ladri). È quindi importante decidere con un approccio strategico a quali rapporti dare una maggiore priorità.

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Anche in Persona 5 a ogni conoscente corrisponde una differente carta dei tarocchi

Niente di veramente nuovo, ma viene ritoccata una meccanica già brillante per donarle maggiore rilevanza nel gameplay. Una filosofia che si rispecchia in quasi tutti gli aspetti di Persona 5. La struttura di fondo rimane la stessa: al mattino si va a scuola, mentre si può decidere come impiegare il resto della giornata. Ci si può dedicare alla crescita dei Social Links (qua chiamati “Confidant”), si può intraprendere una delle numerose attività secondarie presenti (dal baseball ai lavori part-time), oppure si può radunare la banda dei Phantom Thieves per affrontare il dungeon di turno.
Rispetto ai precedenti episodi, le attività secondarie sono più numerose e talvolta richiedono una maggiore interazione, oltre ad essere sparse per un numero superiore di aree, tra cui anche alcuni quartieri reali di Tokyo, come Akihabara. L’esplorazione è stata resa più scorrevole, grazie a un sistema di spostamento rapido più immediato, che ci informa anche quali personaggi possiamo trovare in un determinato luogo, evitandoci inutili viaggi a vuoto.

L’evoluzione più interessante è quella che riguarda la fase di combattimento. La storia ci porterà ad affrontare diversi dungeon, che, come consuetudine per la serie, dovremo completare in un determinato numero di giorni. Se nei precedenti Persona questo si traduceva in una serie di piani generati proceduralmente (e pertanto piuttosto piatti e vuoti), qui si è deciso di invertire la rotta. La generazione procedurale è stata abbandonata quasi del tutto, in favore di ambienti più curati e ricchi di interazioni e sorprese.
Avanzare in un dungeon non sarà pertanto una corsa a perdifiato verso l’uscita, ma dovremo curarci di ciò che ci circonda. In linea con la nostra professione di ladri fantasma, il gioco invita ad utilizzare un approccio stealth coi nemici, così da coglierli di soppiatto e affrontarli più agevolmente in battaglia.

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Dovrete avanzare con cautela, cercando di cogliere i nemici alle spalle per avere un vantaggio decisivo in battaglia

I conflitti si svolgono con un classico sistema a turni e riprendono le meccaniche chiave degli altri Persona. Essenziale sarà infatti scoprire qual è la debolezza elementale del nemico, perché se si riesce a colpirlo nel suo punto vulnerabile si ottiene un turno extra. Stendere tutti i nemici con il giusto attacco, ci consente di effettuare un attacco collettivo, che spesso è sufficiente per risolvere lo scontro a nostro favore.
Anche qui non mancano però migliorie sostanziali. Innanzitutto sono presenti più “elementi”, rendendo più profonda la gestione dei Persona e del proprio party. Inoltre, il protagonista ha ancora la possibilità di catturare nuovi Persona da utilizzare in battaglia, ma per riuscirci è necessario superare con successo una sorta di negoziazione con il nemico. Si tratta di un paio di risposte a scelta multipla, ma arricchisce il già interessante sistema di combattimento.

Come sempre, sarà in seguito possibile fondere diversi Persona per ottenerne di più potenti, in una pericolosa spirale che spinge il giocatore a spendere ore e ore di gioco nel tentativo di collezionarli tutti. Un aspetto che allunga la longevità di un titolo già piuttosto mastodontico di suo, dato che per completarlo supererete facilmente le ottanta ore.
Un tempo che, tuttavia, scorre con leggerezza, grazie all’alternarsi di fasi di combattimento e momenti di “vita quotidiana”, garantendo una costante varietà nel gameplay. Aiuta anche l’ottima colonna sonora, che riesce sempre ad accompagnare col giusto tono le varie situazioni di gioco e conta alcune tracce davvero ottime.

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Grazie alle attività secondarie possiamo migliorare le nostre statistiche, utili per approfondire certe conoscenze o accedere ad alcune attività. Anche andare al cinema può tornare utile!

Un ultima parola la merita il lato estetico della produzione. Se, da un punto di vista prettamente tecnico, Persona 5 tradisce la sua natura cross-gen, le brillanti scelte stilistiche rendono il titolo appagante per la vista, trasformandolo in un vero e proprio anime interattivo. Anche qui è evidente l’attenzione per i dettagli, come si nota dalle transizioni curate per gli spostamenti o per il termine di un combattimento.

Difficile trovare qualche serio difetto a Persona 5, ma se proprio bisogna andare a cercare il pelo nell’uovo probabilmente sarebbe la natura a tratti troppo lineare della progressione. Vi capiterà spesso che il gioco vi costringa ad impiegare del tempo libero in un determinato modo (o a non usufruirne affatto). Questo potrebbe aiutare i neofiti della serie, dato che nelle prime battute i Persona possono essere spaesanti: tante attività e un tempo limitato da gestire rischiano di lasciare la sensazione di non sfruttarlo nel modo adeguato. In realtà, superate queste prime incertezze, è uno degli aspetti più interessanti del gioco e trovarsi le mani legate è talvolta frustrante.

Anche la difficoltà (almeno a livello normale) sembra adagiarsi verso il basso: la maggior parte degli scontri si risolvono senza difficoltà e non richiedono un grande sforzo in termini di pianificazione. L’attenzione deve però rimanere sempre alta, perché farsi cogliere di sorpresa da un nemico che sa sfruttare i nostri punti deboli può condurre rapidamente al game over, costringendoci a ripetere intere parti di un dungeon.

Indice di rapimento

estasiCon Persona 5 Atlus dimostra che è ancora possibile confezionare un Jrpg brillante senza bisogno di rivoluzionarne le meccaniche. L’ultimo episodio di questa fortunata serie costruisce sul successo dei suoi predecessori, rifinendone ogni aspetto, dai combattimenti agli elementi di vita sociale. Il tutto alimentato da una storia interessante e con diverse chiavi di lettura, in grado di offrire spunti di riflessione sulla società odierna e sulle sue deformazioni. Sempre convincenti i tanti personaggi che incontreremo nel corso dell’avventura, tutti ben caratterizzati e approfonditi. I Phantom Thieves si sono presi un centinaio di ore di gioco come niente fosse: se non è rapimento estatico questo, cos’è?