Share

BladeRunner_copestasiPrima ancora di sapere cosa fosse il cyberpunk, prima di vedere il film di Ridley Scott, quando non sapevo nemmeno cosa fosse un’avventura grafica, mi è capitato di assistere a una breve sessione di gioco tratta da Blade Runner dei Westwood, in tenerissima età.

Da quel momento mi rimase impressa l’immagine della città al neon, dell’eterna notte scandita dalla pioggia, del detective in trenchcoat che estrae la pistola in un vicolo buio. Per anni quelle immagini sono tornate a farmi visita, mentre cercavo di ricordare il titolo di quel gioco, senza mai riuscirci.

Quando ho scoperto l’esistenza del cyberpunk, ho capito che quelle atmosfere dovevano avermi colpito da qualche parte nel subconscio, perché mi ero innamorato del cyberpunk ancora prima di sapere cosa fosse il cyberpunk. E allora Blade Runner divenne anche il mio film preferito, il mio primo contatto con le avventure grafiche e con i videogiochi basati sulla narrazione e sulle scelte compiute dal giocatore.

A dirla tutta, il lavoro fatto dai Westwood in questo senso poteva definirsi a dir poco anticipatorio, con i suoi sei finali, le sequenze adrenaliniche, la varietà di situazioni, l’interazione contestuale (precursore dei moderni Quick Time Event).

Il giorno in cui riconobbi Blade Runner, capendo che quel famoso gioco di cui non riuscivo a ricordare il titolo era proprio il Blade Runner dei Westwood, fui colto da un’autentica epifania che non potrò mai dimenticare, perché in tutto questo ho riscoperto anche un grandissimo esponente delle avventure grafiche, un videogioco che non dovrebbe mancare nel proprio bagaglio, a maggior ragione se si amano le grandi atmosfere e le esperienze appassionanti.