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Poesia.
Pura e spettacolare poesia.
D’altronde non ci si può aspettare altro dai giochi di Thatgamecompany.

Dopo il singolare fLOw, prima dell’idilliaco Journey, la piccola casa sviluppatrice americana è riuscita a mettere i giocatori al comando di… petali di fiori.
Io boh, come riescono a dare vita ad un’idea tanto peculiare quanto evocativa come questa non lo so.

Perché Flower è questo: un viaggio unico, fresco, che con la sua delicata brezza ci trasporta in suggestivi ambienti che profumano di coraggio e originalità.
Un viaggio corto, certo. Molto corto.
Con pochissimi contenuti ed extra.
Ed una telecamera non sempre pronta ad aiutarci nella precisione del controllo dei sfavillanti petali.
Ma si parla sempre e comunque di un’atipica esperienza in cui la longevità è inversamente proporzionale alla sua bellezza e profondità, la quale, nel suo voler lanciare un messaggio essenziale e limpido attraverso un semplice – ma sublime – ausilio prettamente visivo, riesce comunque a fare il suo lavoro: catturare ed emozionare con poco.

Non a caso questo titolo si presenta da subito come un’immensa gioia per gli occhi, grazie anche alla maestosa resa grafica di una natura incontaminata che fa festa tra i colori vivaci dei fiori e i movimenti sinuosi dei loro petali mossi dal vento.
E le musiche di Vincent Diamante, compositore che ho potuto apprezzare moltissimo anche in quel gioiellino picchiaduristico di Skullgirls, non fanno altro che accompagnarci al meglio durante le esigue ore passate a scorrazzare tra gli ondeggianti fili d’erba.
Scoprire cosa riserva ogni livello, visitandoli per la prima volta, è sempre una fantastica sorpresa, che sia essa per una nuova traccia, una nuova meccanica o un nuovo obbiettivo, il quale passa dal ripristinare intere colline e praterie al farsi guidare di prepotenza da forti folate in mezzo ad un canyon. O, addirittura, al donare di nuovo vita e vivacità ad una spenta città.

Purtroppo, come già accennato, la meraviglia tende a finire molto presto, ma questo fattore, da un certo punto di vista, non riesco a vederlo come un vero e proprio “difetto”, in quanto un sistema di gioco del genere sarebbe potuto diventare, a lungo andare, esageratamente ripetitivo.
Meglio un gioco corto ma efficace che un gioco lungo ma annacquato, ecco.
Anzi, la scarsa longevità e i collezionabili per il 100% trovano comunque un loro perché su più partite, sia dopo lunghi periodi di fermo che in tempi stretti. Da riesumare tra un soffio di vento e l’altro insomma, in caso venga la voglia di tornare, in qualunque momento, a farsi accarezzare da questa bella corrente emessa dalle talentuose mani del team di Quellacompagniadigioco.

Il gameplay è basilare, l’azione è ai minimi storici, la difficoltà è inesistente e la storia è solo accennata, ma in tutto ciò Flower è anche particolare, intuitivo e, soprattutto, rilassante.
In più si trova ad un prezzo veramente irrisorio su varie piattaforme Sony, oltre che su PC e iOS, quindi è anche facile da recuperare… come posso non consigliarlo?