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Quante volte abbiamo usato l’espressione “ho consumato il joypad” (senza esserci mai riusciti in realtà…)? Bene, io posso dire di essermici molto avvicinato, grazie a Jet Li: Rise to Honor, chiamato tecnicamente da mio padre “il gioco delle mazzate cinesi”. Effettivamente non aveva tutti i torti: la maggior parte della storia si svolge ad Hong Kong, il protagonista è cinese e le botte sono davvero tante.

Acquistato letteralmente a scatola chiusa al negozietto di fiducia sotto casa, si è rivelato essere, soprattutto per il mio joypad, una vera sorpresa.

Senza soffermarmi su una trama semplice e lineare e su un comparto grafico che ad oggi potremmo definire mediocre (parliamo comunque di un gioco del 2004 per PlayStation2), quello che mi ha veramente affascinato di questo titolo è stato il gameplay: tutto si incentra sull’uso delle due levette analogiche, quella sinistra utilizzata per muoversi nell’ambiente di gioco e quella destra per “dare mazzate” a 360 gradi o bloccare attacchi e/o contrattaccare, creando combo veramente devastanti per il dispiacere dei numerosi nemici presenti e per il vostro piacere, nel vederli soccombere sotto la forza del kung-fu.

Potremo inoltre entrare in Bullet Time durante gli scontri a fuoco, tra l’altro assistiti dalla mira automatica, interagire con l’ambiente ed utilizzare la modalità “Adrenalina” (e lascio a voi il piacere di scoprire in cosa consiste). Il gioco però punta tutto sui combattimenti corpo a corpo, visto il volto noto del protagonista Kit, “interpretato” dall’attore e artista marziale Jet Li. Sono presenti anche fasi stealth che in realtà di stealth hanno ben poco, infatti basterà semplicemente non entrare nel campo visivo dei poliziotti, rappresentato dalla luce delle torce, per poter procedere oltre indisturbati.

Insomma un picchiaduro a scorrimento, avvincente e godibile, contrassegnato da fasi frenetiche e divertenti e senza troppe pretese, da giocare e finire in poche ore. Consigliato soprattutto agli amanti dei film d’azione made in China.