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Non c’è stato nessun amore a prima vista, nessuna scintilla, nessun colpo di fulmine, anzi quando mi consigliavano di giocarlo io rispondevo: “ma tanto è solo un rompicapo”.
Dopo averlo finito posso dire che sono contento di essermi totalmente sbagliato.

Portal è essenziale, ma è una essenzialità che fa la differenza: ai ragazzi di Valve, infatti, sono bastati: una semplice pistola spara-porte, un susseguirsi di stanze da dover superare, e una voce guida, per creare un titolo che tutti i videogiocatori devono assolutamente provare.

Per cominciare scordatevi fucili a pompa, di precisione, d’assalto e simili, niente di tutto questo vi servirà. Ad accompagnarvi nella vostra avventura ci sarà solo una “semplice” pistola che… aspettate di finire il gioco e poi pregherete per averne una anche nella vita reale.

Vi ritroverete soli e chiusi in un laboratorio talmente freddo ed asettico da risultare anomalo, perché riuscirà a trasmettervi tantissime emozioni: commozione, eccitazione, trepidazione, turbamento. Il tutto accompagnato da una voce guida (ma sarà poi “guida” fino in fondo?) che vi seguirà per tutto il gioco con una bella dose di umorismo nero.

Insomma, non vado oltre per non togliervi il gusto di una scoperta con la S maiuscola – come è stata per me – aggiungo soltanto che Portal è, a tutti gli effetti, un piccolo capolavoro con l’unica pecca di essere relativamente breve; la durata, infatti, varia in base alla velocità con cui supererete gli enigmi a difficoltà crescente, ma che sicuramente non sono impossibili. Mai come in questo caso però, è proprio il caso di dire: meglio la qualità della quantità.