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Tenchu Fatal Shadows

verdeAh, Tenchu… il primo capitolo su Playstation è stato amore a prima vista. I due capostipiti della serie, sviluppati da Acquire, mi si presentano ancora oggi nella sfilza dei miei titoli preferiti per la prima console Sony, giochi che riprendo in mano ogni tanto (se non “ogni anno”). Questa “affezione”, però, non c’è con i capitoli successivi. A parer mio infatti, Tenchu, con il passaggio verso nuove generazioni e nuovi developer/publisher, è andato calando fino alla sua presunta ed attuale “morte”, salvo la sua terza incarnazione – Wrath of Heaven – che ho apprezzato comunque non poco. Il primo passo falso, secondo me, è dato proprio dal protagonista di questa pillola: Fatal Shadows.
Cronologicamente situato tra il primo e il terzo capitolo (il secondo è un prequel del tutto), il ritorno della bella assassina Ayame, stavolta affiancata da un’altra figura femminile, Rin, non mi ha catturato a dovere. Non tanto per la trama, molto basica e utile giusto per dare un senso all’avventura (e alle stragi) delle due eroine, a prescindere dalla narrativa da “drama orientale“, ma per il gameplay.

Certo, non stiamo parlando di una serie famosa per la comodità e la reattività di controlli e movimenti – che fanno comunque la loro porca figura su questo tipo di gioco proprio grazie ad alcuni dei loro limiti, un po’ come i controlli da “tank” sui Resident Evil, per intenderci – ma i miglioramenti si possono contare sulle dita di una mano. Anzi, si può anche dire che, invece di passi avanti, siano stati fatti addirittura dei passi indietro. A parte qualche piccola aggiunta/modifica, come un moveset più corposo, uccisioni stealth più numerose e tecniche/abilità da imparare proprio tramite il perfetto utilizzo di queste ultime in stile “level up“, ci troviamo di fronte a dei livelli discutibili e meno ispirati per design e divisione/lunghezza: sono, sì, più grandi, talvolta anche troppo (alcuni molto più di altri), ma con più “falle” strutturali e con un posizionamento dei nemici e dei checkpoint talvolta “malefici”, tale da rendere qualche passaggio quasi frustrante, sbilanciando ulteriormente quella che, di per sé, è una difficoltà non proprio bassa, seppur non infernale. L’inferno risiede in un’altra cosa: stare in posti stretti, come gli interni di caverne e case, con quella telecamera… aiuto.

Meno male che le fondamenta di Tenchu rimangono quelle, nel bene e nel male, nelle novità e non: sorvolare i tetti delle case giapponesi con salti atletici e rampini, e uccidere/sorpassare nemici di soppiatto, è sempre soddisfacente; le animazioni risultano ancora più fluide, la colonna sonora sta sempre su standard altissimi, l’IA è sempre più bastar- cattiva, al punto da contrattaccare o, addirittura, uccidere le due ninja con un solo colpo ben assestato, ed è ancora più attenta per raggio visivo e uditivo… anche se si arrendono tutti dopo un minutino di silenzio, e ciò rende l’aggiunta dell’azione “nascondi i cadaveri” un po’ inutile…

Insomma, con Fatal Shadows non riesco ancora a parlare di un brutto Tenchu, ma “l’inizio della disfatta” è, purtroppo, visibilissimo, e la mole di approcci e vie alternative nelle missioni, modalità e sbloccabili presenti – tra costumi, oggetti e tanto altro – non mi ha invogliato a rimanerci attaccato più del (poco) previsto.