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Si tratti di giochi di corse dall’approccio arcade o simulativo, l’iniezione di adrenalina che regala sfrecciare sul bolide di turno è sempre appagante. È per questo motivo che questo genere ha spesso occupato un posto importante nei miei “impegni” da videogiocatore. Tanti sono i titoli che ho incrociato negli anni e, tra i molti a cui sono rimasto legato, la serie TOCA ricopre un ruolo di rilievo. TOCA Touring Car Championship è stato il mio primo punto di incontro con i lavori di Codemasters, ma il numero maggiore di ore con questi sviluppatori è stato sicuramente investito su TOCA Race Driver su Playstation 2.
Per la prima volta scoprivo un approccio narrativo in un videogioco sportivo, che dava così un senso ulteriore alle già concitate gare sull’asfalto. Certamente non parliamo di un intreccio da Oscar alla sceneggiatura, ma resta comunque un valore aggiunto e una proposta originale per il periodo. Il resto era dato dall’esperienza di gioco, con avversari sempre aggressivi (ogni tanto pure troppo) che davano vita a corse spesso appassionanti. Il sistema di guida si basa su un dosaggio misto di arcade e simulazione, che tende a favorire il divertimento e il senso di velocità alla capacità di memorizzare i punti di frenata e al disegnare traiettorie perfette. La guida spericolata è comunque sconsigliata, anche per via del sistema di danni piuttosto elaborato, che lasciava peraltro segni tangibili sulla nostra auto: un eccesso di sportellate e incontri intimi con i muretti a bordo pista e il rottame che arriverà al traguardo avrà poco a che fare con la vettura che ha lasciato la griglia di partenza. Un confronto diretto con Gran Turismo 3, il principale concorrente dell’epoca, è probabilmente impari, ma TOCA Race Driver era un’alternativa assolutamente godibile.