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bluSe cercate bene nel vocabolario, sotto le voci “abilità” e “difficile”, potreste trovare la faccina dolcina della cuoca di sushi Umihara Kawase. E non ci sono Cuphead, Mickey Mania o compagnia bella che tengano.

No dai, seriamente… nel momento in cui ho fatto tutto questo, ho pensato di aver messo le mani su uno dei titoli più impegnativi, ma anche più “calmi“, mai giocati in vita mia… lo so, è strano. Di solito al fattore difficoltà, soprattutto se molto elevata, viene affiancata, tra le tante cose, anche la rabbia o la frustrazione, ma qui… non so… sarà per le – pochissime – tracce così carine e rilassanti, o per la struttura costruita su – tantissimi – piccoli livelli “toccata e fuga”, dal leggero ma particolare design…? Boh.
Sta di fatto che, dopo un numero imprecisato di vite perse per cadute in acqua e pesci assassini, mi sono ritrovato a gioire in un mare (è proprio il caso di dirlo) di soddisfazione, non solo per aver completato un’impresa del genere, ma anche per la bellissima scoperta di una vecchia IP indipendente, da parte mia sempre tenuta d’occhio ma, in generale, forse poco notata o troppo sottovalutata.
Sperando di sbagliarmi ovviamente.

L’obbiettivo di Kawase è tanto semplice e basico quanto faticoso da compiere: correre e saltare contro il tempo da un punto A ad un punto B in ognuno dei 57 surreali terreni, utilizzando il suo speciale “amo a corda elastica” per aggrapparsi e dondolarsi tra le superfici, colpire e catturare strane creature acquatiche e arrivare all’uscita senza perdere tutte le VITE EXTRA (ahah, come noi, vita ex- vabbè).
Niente di più, niente di meno.
La particolarità, però, sta proprio nell’arma della ragazza e nell’architettura dei livelli. Bisogna infatti concentrarsi sull’uso di un oggetto allungabile/riducibile da imparare e sfruttare al meglio della sua fisica, punto focale di questo (al tempo) inusuale sistema di gioco, così da muoversi agilmente tra le strutture e arrivare all’uscita e ai terreni successivi in modi diversi, dettati dal giocatore e dalla sua padronanza con l’arnese prima descritto tramite la continua crescita della propria esperienza in gioco durante la partita.

Un titolo che, quindi, premia la voglia di mettersi in gioco e “sfidare la sorte”, di assimilare appieno le potenzialità di uno schema inizialmente ostico, di migliorare e conoscere al 100% un’opera dalla durata variabile, che sia la mia settimana passata sulla prima partita o le speedrun da un quarto d’ora di chi, per l’appunto, hanno fatto proprio ogni trucco ed ogni percorso disponibile.

Insomma, si tratta di una piccola perla grezza che, sul lato puramente ludico, si comporta egregiamente, seppur non consigliabile ai deboli di nervi che esplodono dopo aver perso dieci vite in dieci minuti.
Non resta che dargli una possibilità ora no? Meno male c’è il buon porting su Steam in nostro soccorso, se no dovevamo accontentarci di qualche vecchia edizione SNES giapponese comprendente di rallentamenti! Anzi, ora che ci penso la piattaforma di Valve contiene tutti i capitoli della serie…
Mh…
Sento odore di recuperi…