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C’era una volta, tanto tempo fa, in un regno lontano noto con il nome di Persia, una bella principessa. Il malefico Jaffar, visir del sultano, approfittando della partenza del reggente, mise in atto il suo piano per ascendere al potere del regno. Imprigionò la bella principessa e le disse: “Principessa, vi concedo un’ora di tempo per decidere la vostra sorte. Scegliete se divenire mia moglie o perire per mia mano! Decidete in fretta, le sabbie del tempo scorrono impietose nella clessidra!

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La bella principessa e la clessidra

La principessa non avrebbe mai ceduto ai soprusi del perfido Jaffar. Ormai in solitudine nelle sue stanze divenute la sua prigione, non le restò che attendere e sperare l’arrivo del suo amato. La leggenda narra infatti che la principessa era innamorata di un giovane straniero senza nome dal biondo caschetto (non è chi pensate) e dalle bianche e pigiamesche vesti. Noi lo chiameremo: il principe Pannolino.
Purtroppo il giovane amore della principessa, e protagonista della nostra storia, condivide la stessa sorte dell’amata. No, un momento, non capite male! Non doveva sposare anche lui Jaffar. Semplicemente il visir, venuto a conoscenza del principe Pannolino, lo fece catturare e rinchiudere nelle segrete del palazzo. Ma il prode Pannolino, sapendo la sua amata in pericolo, non si diede per vinto e iniziò immediatamente la sua estenuante avventura.

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Tutto comincia da qui

Recuperata una vecchia spada, il nostro eroe risalì intrepido le segrete, facendosi strada tra le guardie di Jaffar ed evitando agilmente le mille trappole letali.
Ora, dovete sapere che il palazzo aveva i suoi anni, e Jaffar sperperava i soldi del sultano in meravigliosi turbanti disturbanti e pigiamoni color salmone. Per non parlare del conto del barbiere, per mantenere il suo pizzetto sempre curato e ben appuntito. Quindi, come ben capirete, il povero Pannolino non solo doveva evitare le trappole, ma stare anche molto attento a non mettere il piede in fallo, visto che molti pavimenti cedevoli lo avrebbero fatto precipitare nel vuoto.
Credete che sia abbastanza, miei cari lettori? Ebbene il sadico Jaffar ne sapeva una più del diavolo. Rese il principe immortale, così, indipendentemente che si schiantasse, o venisse schiacciato, trafitto, infilzato, avvelenato o tagliato, sarebbe comunque riapparso all’ingresso del piano raggiunto, sebbene il tempo continuasse a scorrere invariato.
La lotta tra guardie vive e morte fu estenuante, ma Pannolino riuscì ad arrivare ai primi piani del palazzo. La sontuosità delle stanze, i pavimenti curati (beh, insomma), i caldi tappeti Persiani a chilometro zero, i fantastici specchi… già gli specchi. Dannati specchi!

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Gli specchi riflettono, è meglio di Watch_Dogs!

Le calde tinte degli interni contrapposte alle bianche stelle del cielo d’oriente, nascondevano però mille insidie, che avrebbero costretto il bel (almeno si spera) principe a confrontarsi persino contro se stesso.
Ma Pannolino ricordava ogni suo errore, ogni pericolo, ogni trappola, così che tentativo dopo tentativo… beh, lascio a voi cari lettori scoprire come si conclude la nostra favola.

Indice di rapimento

Questa breve storia che ho voluto proporvi racchiude in sé l’essenza di Prince of Persia, un meraviglioso titolo pubblicato nel lontano 1990, che metterà a dura prova le abilità di ogni giocatore. Gli elementi caratteristici sono l’esplorazione degli ambienti e lo sviluppo della nostra coordinazione nei movimenti. Ogni errore sarà fatale e contribuirà a farci spendere minuti preziosi, dell’ora concessaci per finire il gioco.
Ogni livello è un dedalo di corridoi che spesso porteranno ad un vicolo cieco, starà a noi trovare le strade più brevi per proseguire nella scalata.
Come ogni favola vi è una morale. Quella di Prince of Persia è per me la seguente: “Non è importante quante volte cadrai, dovrai sempre rialzarti e perseverare, se vorrai raggiungere il tuo obbiettivo”.
In definitiva, un titolo che non dovrebbe mancare nella vostra collezione.