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Red Dead Redemption è un’avventura ambientata nell’america del fine ‘800, un’epoca caratterizzata da pesanti cambiamenti che cercano di farsi strada tra le selvagge e violente tradizioni del vecchio west.

Il protagonista, John Marston, è un ex fuorilegge che cerca di riscattarsi da una vita passata tra omicidi, furti e crimini vari. Il governo è disposto a concedergli la libertà ma a una condizione: Marston deve cercare e consegnare alla giustizia tutti gli ex membri della sua banda e, per assicurarsi la massima fedeltà del buon vecchio John, i federali hanno pensato bene di sequestrare tutta la sua famiglia e di liberarla solo a lavoro compiuto.

Al contrario di quanto ci si aspetterebbe da un gioco Rockstar, la trama è stata di gran lunga superiore alle mie più rosee aspettative, al punto che lo considero uno dei giochi che mi hanno emozionato di più in assoluto. Il bello è che raramente ci sono scene spettacolari fine a se stesse, e il più delle volte la storia prosegue a piccoli passi focalizzandosi su aspetti più profondi come i sentimenti, le emozioni e i rapporti che legano tra loro tutti i personaggi che compongono il ricchissimo cast. John a prima vista rappresenta il classico stereotipo di fuorilegge brutto, cattivo e dalla battuta facile, ma proseguendo nella storia si scoprono diverse sfaccettature che rivelano un carattere ben più profondo e interessante di quanto appare inizialmente.

 

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E la stessa regola vale per tutti gli altri personaggi, che il più delle volte vivono sul limite (impercettibile) che separa il giusto dal sbagliato, il bene dal male. Non ci sono eroi, in Red Dead Redemption, così come non ci sono criminali. Ci sono solo persone, persone che sopravvivono in un mondo spietato e ingiusto. E non vi dico il finale. Difficile da dimenticare.

Durante l’avventura avremo modo di esplorare in lungo e in largo una mappa immensa composta da villaggi, deserti, caverne e montagne, completando incarichi di ogni sorta e divertendoci con mini-giochi di vario tipo. Potremo cacciare animali, giocare d’azzardo, catturare ricercati e fare un sacco di roba più o meno impegnativa. Il bello è che ogni più piccolo aspetto è stato P-E-R-F-E-T-T-A-M-E-N-T-E integrato nel mondo di gioco.

Le missioni secondarie per conto degli Sconosciuti e gli Eventi Casuali, ad esempio, non sono semplici incarichi che prevedono di “raccogliere l’oggetto X e consegnarlo al committente”, anzi, servono ad approfondire il mondo di gioco, a farci vivere in prima persona lo stile di vita e le contraddizioni di quell’epoca, conoscendo personaggi fuori di testa e occupandoci di lavoretti spesso banali, ma mai noiosi. Insomma, al contrario di quanto accade spesso in altri freeroaming, TUTTO quello che ho trovato nel mondo di gioco non mi è mai sembrato un semplice riempitivo per allungare il brodo, anzi, ogni dettaglio serve a farci sentire veramente lì, nel selvaggio west. Quindi, non approvo MINIMAMENTE quelli che, magari in modo dispregiativo, paragonano Red Dead Redemption a Grand Theft Auto, definendolo “un GTA coi cavalli”. Redemption è SU UN ALTRO PIANETA rispetto a qualsiasi GTA, e non solo.

 

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Altra cosa che ho ADORATO è l’ecosistema delle terre selvagge: gli scenari naturali sono da sbavo, la flora e la fauna sono riprodotti con grande realismo e, più in generale, ho sempre avuto la sensazione di trovarmi in un mondo di gioco vivo, pulsante e in continuo movimento. Io che amo la natura non vi dico quante ore ho speso a esplorare le ambientazioni (o a cacciare wapiti nella foresta innevata xd )… sono rimasto veramente abbagliato dalla bellezza di certi paesaggi, soprattutto se ammirati al tramonto o nelle prime luci dell’alba. Ma anche cavalcare al chiaro di luna avvolti da un’ immenso cielo stellato non ha prezzo.

Davvero, nessun freeroaming prima d’ora mi aveva coinvolto così tanto, anche perché Red Dead sembra inglobare tutto quello che ho sempre desiderato in un videogioco (o quasi). Scenari, gameplay, trama “da spaghetti western”… per me è il top in tutto. Non posso star qui a descrivere ogni più piccolo dettaglio del gioco, ma vi rivelerò l’ unico difetto che ho trovato alquanto fastidioso ovvero l’impossibilità di nuotare. Per carità, l’acqua è un elemento poco diffuso nelle aride terre del west, ma questo non significa che non possa capitare di cadere accidentalmente in un lago o in un corso d’acqua. E morire così è veramente frustrante.

 

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Graficamente è pazzesco: il mondo è vasto e ricco di dettagli, le texture sono quasi sempre su altissimi livelli, la fisica è verosimile e le animazioni (sia di umani che di animali) sono più vere del vero. L’unico difetto è il pop-up di alcuni oggetti dello scenario, che compaiono all’improvviso soprattutto durante le cavalcate a gran velocità, e non mancano alcuni bug occasionali, ma è poca roba a cui si mette una pietra sopra facilmente. In generale, comunque, Red Dead Redemption non teme confronti per vastità, solidità, fluidità e ricchezza di dettagli: probabilmente solo GTAV supera (dal punto di vista tecnico) una tale meraviglia, almeno su PS3.

Il sonoro non è da meno: il doppiaggio è ultra-professionale e le campionature ricordano i migliori film western di sempre. Esplosioni, scontri a fuoco, il galoppo dei cavalli, il fruscio del vento, i versi degli animali, ogni piccolo dettaglio sonoro è stato curato per essere plausibile e verosimile. Le musiche si riducono a qualche motivetto di sottofondo, cosa comprensibile visto che all’epoca non si poteva montare la radio sui cavalli rotfl Scherzi a parte, questo è un altro di quei dettagli che ho trovato estremamente piacevoli: ascoltare i suoni della natura a mio parere è molto più appagante.

 

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Indice di rapimento

Come immaginavo descrivere un gioco come Red Dead Redemption e trasmettere anche solo vagamente il tipo di emozioni che mi ha fatto provare non è affatto facile. Non ho parlato del comparto multiplayer (visto che l’online per me è solo un valore aggiunto), non ho parlato delle Sfide, dei Vestiti da sbloccare e di tante altre chicche che vi lascerò scoprire da soli. Ad ogni modo, sappiate che per me Redemption è stata una di quelle esperienze videoludiche che mi hanno colpito (e divertito) di più in assoluto: il viaggio di Marston è stata un’odissea emozionante, a tratti triste, a tratti divertente, a tratti riflessiva… in una parola: Indimenticabile. Da giocare assolutamente, soprattutto se vi piace il genere.