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Non sono mai stato un grande appassionato di calcio e per diversi motivi, col trascorrere degli anni, lo sono diventato sempre meno. Certo, a suo tempo, gli scandali delle partite truccate non hanno giovato, ma gli aspetti che non sopporto del fenomeno calcistico sono anche collaterali: gli ultras che infestano gli stadi, ad esempio, ma anche il sistematico polverone che si alza da radio private e quotidiani sportivi che esasperano gli animi con continue illazioni, dicerie e supposizioni.

Il pubblico del calcio si nutre di indiscrezioni e speculazioni che dovrebbero essere di contorno alle partite e finiscono invece per essere l’aspetto più rilevante di tutta la faccenda; ciò che tiene occupati gli appassionati di pallone per la maggior parte del tempo, a pensarci bene.

La stampa specializzata deve “tenere il fuoco acceso”, per questioni di sopravvivenza, e avere tutti i giorni nuovi articoli in homepage che possano garantire la mole di traffico funzionale alle inserzioni pubblicitarie. Ma è naturale che alla quantità non possa sempre corrispondere la qualità e il prezzo da pagare, non scopro niente, sono: contenuti dalla rilevanza spesso discutibile; notizie i cui titoli si chiudono con punti di domanda, perché basate su semplici supposizioni; articoli costruiti su indiscrezioni tutte da verificare. Persino gli approfondimenti, dovendo mantenere un ritmo serrato, alla lunga cominciano a denunciare spunti poco interessanti e oziosi.

Ebbene, non vi sembra che ci sia una bella somiglianza tra le pagine in iperventilazione da calciomercato di un quotidiano sportivo e quelle di una qualsiasi testata che si occupi di videogiochi?

Ecco spiegato il motivo per il quale leggere certi siti, che fanno del settore dei videogiochi il proprio pane quotidiano, comincia a costarmi una certa fatica.

Pioveva a tonnellate una pioggia tambureggiante, che decapitava la giungla, tagliava gli alberi come una enorme cesoia (…). Rattrappiva le mani degli uomini in mani grinzose di scimmie; pioveva una pioggia vitrea, una pioggia che non aveva mai fine. (Ray Bradbury)

Durante le ultime vacanze estive sono riuscito a stare lontano dal computer per qualche giorno e la cosa ha avuto ripercussioni molto positive, anche perché ho finalmente avuto modo di mettere mano su qualche libro e di sfoltire un po’ la lista degli arretrati, che accumulavano polvere come capita agli scaffali virtuali della mia giocoteca di Steam…

Tra le varie cose che ho potuto leggere c’era un racconto di Ray Bradbury “Pioggia senza fine” che colgo l’occasione per consigliarvi. Ebbene quelle 15 pagine della celeberrima antologia Le meraviglie del possibile, sono una perfetta metafora della situazione dell’editoria di settore all’epoca di internet, almeno per come, molto personalmente, la vedo ridotta io oggi.

I protagonisti di questo splendido racconto, ricco di accostamenti brillanti e poetici – come tutte le cose di questo grande autore – sono impegnati a farsi largo attraverso la giungla venusiana sotto una pioggia incessante e battente che li esaspera al punto da portarli quasi tutti alla follia. Su quel pianeta terribilmente inospitale l’unica salvezza sono le Cupole Solari in cui per incanto e magia all’interno risplende un sole artificiale identico a quello della nostra Terra e c’è ogni ben di Dio.

Mentre l’immagine della pioggia incessante, e del suo rumore di fondo che istupidisce, mi sembra una buona metafora del flusso ininterrotto di notizie a cui ci sottopongono i siti di videogiochi, le Cupole Solari rappresentano le ultime riviste che ancora potete trovare in edicola: oasi di un mondo scomparso, luoghi quasi magici in cui riuscire ancora e per miracolo a trovare confortevole riparo.

Resistere! Resistere! Resistere!

Resistere! Resistere! Resistere!

Avete mai riflettuto su quante tappe segnano e scandiscono il passaggio di un videogioco nell’ingranaggio dietro le pagine di un qualsiasi sito della stampa specializzata? Allora, facciamo un rapido elenco degli articoli possibili immaginando che si tratti di un titolo di uno sviluppatore/game designer il cui lavoro è già apprezzato:

  • si parte con le indiscrezioni e le ipotesi sulla lavorazione;
  • poi ci saranno i comunicati stampa ufficiali;
  • le prime immagini rubate;
  • le prime immagini ufficiali;
  • poi le indiscrezioni su data di uscita o possibili rinvii;
  • poi le anteprime agli show floor delle fiere;
  • quelle concesse dagli sviluppatori in qualche hotel;
  • poi si comincerà a parlare delle indiscrezioni sulla longevità del prodotto finito;
  • i primi gameplay rubati giorni prima del lancio ufficiale;
  • poi quelli ufficiali e il trailer di lancio da vivisezionare;
  • e infine la recensione;
  • ah no, un momento! e le dirette twitch del giocato del giornalista di turno, dove le lasciamo?
  • e magari – perché no – un bell’articolo sui trofei;
  • e una guida completa del gioco a chiudere, già che ci siamo…
La_spremitura

La stampa specializzata alle prese con un videogioco

Che va benissimo (forse) se avete bisogno di chiarirvi le idee su un titolo, per carità, ma se avete seguito tutta la trafila, c’è ancora bisogno di giocarlo, quel gioco?
Come descrivereste questa attenzione senza ricorrere all’aggettivo: morboso? Ci meravigliamo ancora se qualcuno, abbuffatosi al banchetto delle aspettative apparecchiato dal sistema appena descritto, ci esce di testa (ricordate la pioggia di Bradbury?) e comincia a infestare l’aria con commenti al vetriolo su forum e siti vari perché il gioco, che si sognava la notte, non somiglia per niente a quanto si era costruito nella testa in mesi, anni!, di attenzioni morbose? Per non parlare delle minacce di morte di qualche psicopatico:

Considerati i tempi di sviluppo dei videogiochi, che si attestano come minimo intorno all’anno o due, quale sarebbe il vantaggio concreto di avere aggiornamenti continui su qualcosa che è ancora ben lontano dall’essere pubblicato? C’è tutto il tempo di farsi scrivere articoli come si deve, di farli passare per una tipografia e recuperarli in edicola per poi leggere qualcosa che non sia imparentato con reddit, Neogaf o kotaku. Ma nel frattempo, direte voi, cosa dovremmo fare tra un’uscita e l’altra, mentre aspettiamo?

Un’alternativa potrebbe essere quella di mettersi a giocare qualcosa invece di stare a premere “F5” sulla homepage di un sito pieno di punti interrogativi e periodi ipotetici, per esempio. A me sembra una buona idea vista la sfilza di titoli nella mia lista arretrati!

Quanti di voi acquistano riviste cartacee oggigiorno? Se rispondete “Io no”, perché pensate che sia una pratica obsoleta, vi state sbagliando di grosso. La pratica della lettura su carta, con tutti i suoi tempi dilatati, non è diventata obsoleta per amor di progresso, ma perché internet offre contenuti in tempo reale – ci servono a qualcosa? – che, apparentemente, non si pagano. Sull’altare della gratuità abbiamo sacrificato la qualità del tempo che dedichiamo alla nostra passione. Oltre al supporto cartaceo, abbiamo mandato in soffitta anche e soprattutto un certo modo di trattare e vivere il videogioco e non ci abbiamo guadagnato per niente.

Una rivista non può fare ricorso a “trucchi da quattro soldi” per tenere a sé l’attenzione dei lettori, non può alimentarsi della nostra impaziente attesa per il titolo del momento e applicare l’asfissiante, e ripeto morbosa, trafila di cui sopra. Non potendo stare “sul pezzo”, né accontentarsi di semplici indiscrezioni, ciò che va a finire in edicola deve fornire contenuti di alta qualità per convincere i lettori a pagare il prezzo del biglietto anche il mese successivo. Non ci sono effetti speciali o furberie che tengano e, a ben guardare, non ne abbiamo affatto bisogno.

Abbiamo bisogno invece di notizie ufficiali e confermate, di anteprime, di recensioni e riflessioni sull’arte dei videogiochi. Guarda caso proprio il tipo di contenuti che offre ancora la carta stampata. Non ci serve altro. Anzi no, ci serve anche di cominciare a sfoltire il backlog, l’abbiamo già detto, ma vale sempre la pena ricordarlo…

Playstation Official Magazine, Play Generation e The Games Machine sono le uniche superstiti e sono ancora lì. Scegliete la qualità, vi sta aspettando in edicola.


Questo NON È un articolo sponsorizzato.