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Edifici in rovina, una vegetazione rada ed esile, carcasse di auto selvaggiamente svaligiate ed un’aria post-apocalittica densa ed irrespirabile. Il mondo di Shardlight è in ginocchio. Vi sembrerebbe strano, allora, se vi dicessi che ogni decadente centimetro virtuale di questo scenario morente è una fiera affermazione di vita per un genere, quello delle avventure grafiche, spesso dato da molti per spacciato, o peggio dimenticato? No? E se aggiungessi che sono titoli come questo, ispiratissimi e realizzati con cura, che possono condurre ad una fiera rinascita a nuova gloria per i punta e clicca? Niente?  Ma sì, in fondo sono cose diverse. E ad ogni modo, l’arte vive di contrasti.

Inforcate i mouse ed indossate le mascherine anti gas, si va a dare uno sguardo più da vicino a questa piccola perla targata Wadjet Eye Games, in uscita OGGI 8 marzo, esclusivamente in digitale, per Windows (Steam, GOG e il sito della software house).

VENT’ANNI E NON SENTIRLI

Una brevissima introduzione in musica, parole e immagini ci proietta oltre lo schermo, definendo istantaneamente quell’atmosfera dolente che sarà motivo portante dell’intera avventura. Poche righe, pronunciate da un misterioso narratore, e il pesante background di Shardlight è, in parte, efficacemente svelato. Il resto ce lo metto io, giusto per darvi un’idea chiara ma assolutamente spoiler free.

In un futuro neanche troppo distante, vent’anni dopo l’esplosione nucleare generata da una guerra per il controllo di risorse petrolifere e che ha sfigurato per sempre il volto di una porzione del nostro pianeta, l’umanità si trascina a stento, rovistando disperata tra i detriti di un passato che ancora grida vendetta, sotto le macerie. Il tempo scorre, inesorabile, ma pare essersi fermato, condannando tutti ad un infinito ripetersi di stenti e patimenti.

La vita di prima è poco più che una storia da raccontare con gli occhi bagnati da liquida nostalgia e il futuro un’incognita incupita dall’opprimente spauracchio del “Green Lung”, morbo della venefica atmosfera post-nucleare, trasmesso per via aerea e divenuto epidemia da centinaia di vite. Esiste un vaccino, ma è riservato a pochi facoltosi. E del resto la storia ci insegna che non c’è terreno più fertile di quello martoriato per l’insorgere di regimi mascherati da salvezza: dalle ceneri della civiltà che era, infatti, è emersa, bandiera in pugno e baionetta spianata, una “nuova” Aristocrazia, decisa a regnare tra le pieghe di un governo che è, oramai, una sorta di corte settecentesca.

Tra razionamenti di risorse, imposizioni e feroci punizioni per gli ardimentosi dissidenti, l’Aristocrazia ha riscritto l’alfabeto sociale e parla, senza remore, la sua lingua di privilegi e sopraffazione. Ai poveri cittadini, allora, non rimane che tenere botta, tenacemente, arrangiandosi in lavori agricoli o rudimentali botteghe rette dal baratto, o darsi per vinti, lasciandosi andare alla seduzione del “Reaper’s cult”, una sorta di setta devota alla passiva attesa del giorno in cui la falce del Reaper, appunto, orientata dagli occhi dei corvi suoi fedeli servitori, reciderà i fili di una vita ritenuta ormai insalvabile e inservibile. “May death come swifty to you”, il loro augurio.

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Una volta preda della fase terminale del Green Lung, la Zona di Quarantena diventa “casa”. Con i suoi mucchi di corpi in fiamme e i suoi macabri scenari di disperazione, non si stenta a confonderla con un inferno in terra.

E se il Green Lung arriva, annidandosi nelle vie respiratorie, non resta altra scelta che accettare sgraditi e spesso pericolosi incarichi governativi, ossia lavoretti effettuati per conto di uno dei diversi ministeri (energia, medicina, risorse, etc…) e pagati in biglietti per la “vaccine lottery”. Sì. La vita di molti è appesa al filo di una periodica estrazione che assegna una dose di vaccino (NON di cura, badate bene), cui possono accedere solo i fortunati di ticket muniti. Una possibilità su centinaia che però basta, per molti, ad alimentare la speranza e a cedere a questo agghiacciante ricatto destinato a ripetersi non appena gli effetti della dose lasceranno, di nuovo, il posto all’oscuro male.

E’ proprio mentre è intenta in uno di questi incarichi che facciamo la conoscenza di Amy Wellard, la protagonista. Meccanico di professione, da poco caduta nelle letali grinfie del Green Lung, Amy è stata spedita sottoterra a riparare un reattore mal funzionante. Nel tunnel che ospita il suo odierno posto di lavoro, la giovane cammina tra mucchi di ossa e detriti, evitando improvvisi crolli e pregando che la pratica possa essere sbrigata in fretta.

Ma il destino l’attende in quegli sgraditi recessi sotterranei: rinvenuto un uomo in fin di vita, tale Milton, evidentemente inviato lì prima di lei, in pochi secondi Amy passa da faccendiera del governo a messaggera incaricata di consegnare una lettera sigillata in ceralacca a tale Danton. Una missiva della massima importanza, a quanto pare, che nelle parole di Milton pare poter cambiare l’esistenza del suo stesso portatore.

ShardlightQuella che si apre da qui è una storia che mutua, senza mai limitarsi al copiaincolla, tematiche e scenari da alcune pagine cruciali della nostra storia (un en particuler), raccontandoci  le braci di una rivoluzione che arde per uscire dal suo costretto anonimato e spinge per sferrare un colpo mortale all’ordine totalitario imposto dall’Aristocrazia, abbattendo a suon di pallottole e colpi, in nome di ideali quali libertà e giustizia sociale, la stratificata struttura di una società divisa.

Rimanere fedele all’Aristocrazia, coltivando flebili ma pur sempre concrete speranze di accedere al vaccino, o sposare la causa dei rivoluzionari, abbracciando un percorso importante, ma non esente da inquietanti zone d’ombra? La risposta scopritela voi.

Ma non solo: amicizia, morte, solidarietà, lealtà e tradimento, fanatismo, disagio sociale, speranza e disincanto. Shardlight ha molto da dire, a chi vorrà ascoltare.

Shardlight

La schermata principale, con queste scaglie di vetro verde sulle quali compaiono le diverse voci del menù, che pendono su uno scenario devastato e un corvo che getta oltre lo schermo il suo penetrante sguardo, è stata disegnata perché risulti essa stessa coerente con l’atmosfera e l’ambientazione, e cali così da subito il giocatore nel contesto.

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