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Quando il nuovo millennio entrò nella sua seconda decina (beh sì, insomma, nel 2010), fece capolino sugli scaffali, per restarci, uno strano sparatutto in prima persona realizzato da Raven Software, dal titolo piuttosto singolare di Singularity. Mai titolo fu più azzeccato, visto che al lancio fu venduta una singola copia del gioco.

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Alcune visioni del passato sono veramente angoscianti

Scherzi ed esagerazioni a parte, il titolo Raven è però realmente passato un po’ in sordina al suo rilascio, complice forse una critica grossolana che, comparandolo a glorie dei precedenti anni, non si è concentrata sulle potenzialità del gioco trascurando completamente il divertimento proposto da questo sparatutto.
In Singularity vestiremo i panni di Nathaniel Renko, capitano di un corpo speciale americano, mandato ad indagare sugli strani avvenimenti accaduti nell’isola di Katorga-12 più di cinquanta anni prima. Questa piccola landa dispersa tra i flutti era la sede principale di uno stabilimento russo di ricerca sull’E-99, elemento dalle caratteristiche incredibili reperibile unicamente sull’isola in questione. Cosa poteva mai accadere in una struttura anni ‘50 di ricerca sperimentale su un elemento ignoto? Ovviamente che qualcosa andasse storto e la popolazione venisse quasi del tutto sterminata. Gli unici sopravvissuti divennero esseri ributtanti e pericolosi che continuano ad aggirarsi tra le rovine del sito, pronti a farci la pelle. Inizio scontato quindi? Forse sì, potrei anche darvi ragione, ma quando, dopo aver mosso i primi passi in quel che rimane dei laboratori, aver tratto una boccata della mefitica aria che vi si respira, e fatto il nostro primo salto indietro di cinquanta anni nel tempo ed essere tornati ad un presente un po’ diverso da come l’avevamo lasciato… beh, da quel momento in poi tutto sarà molto “singolare”.
Gli eventi di gioco porteranno ad incontrare i due scienziati a capo della ricerca. Mentre il primo è divenuto un dittatore russo, il secondo lotta per porre rimedio agli errori del passato. In tutto questo noi saremo i fortunati che dovranno mettere una bella pezza temporale ed evitare che il mondo vada completamente a catafascio. Che fortuna eh? Tutto ciò che avremo a disposizione sarà il nostro intuito e le nostre armi… ah già, c’è pure quella gran ficata del CMT, un dispositivo che permette di controllare il flusso del tempo e che sarà utile sia per risolvere degli enigmi, sia per eliminare i nemici in modi incredibili.

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Gli enigmi non sono particolarmente difficili, ma risultano ben contestualizzati

I primi minuti nell’installazione di Katorga-12 riportano alla mente un’altra città fantasma che molti di noi hanno visitato nel 2007: Rapture di Bioshock, condita con un pizzico di filmati anni ’50 sulla minaccia nucleare che fa tanto Fallout. Il design dei livelli permette di rivivere gli ultimi tragici istanti di vita della comunità di scienziati e delle loro famiglie, spazzati via da una immane tragedia biologica. A rendere tutto ancora più vivo contribuiscono le decine di note e registrazioni disseminate nelle locazioni di gioco. Così come l’iniziale zona abitativa ci rende partecipi del dolore dei familiari ed è il principio per far nascere in noi il sospetto che dietro lo studio dell’elemento 99 si nascondano raccapriccianti mire militari e politiche, allo stesso modo la zona industriale mostra ben più grandi orrori, materializzati da oniriche tracce del passato e concretizzati da bestie mutanti.
Le ambientazioni realizzate in modo ottimale hanno quella vena di distopia che le rende oltremodo claustrofobiche e angoscianti, complice un sapiente utilizzo di effetti di luce e ambientali. La vera chicca è però la possibilità offerta dal gioco di visitare le stesse locazioni in due epoche temporali differenti, così da notarne il decadimento dovuto all’abbandono.
Il comparto visivo di Singularity è riuscito assolutamente a catturare la mia attenzione in fatto di credibilità e immersione nell’ambiente circostante. Tutto è al posto giusto, tutto è “vivo”. Peccato però per il solito difetto che affligge il caricamento delle texture nella versione di UnrealEngine utilizzato per creare il gioco. Fortunatamente nulla che vada a ledere l’atmosfera di gioco che rimane meravigliosa in ogni occasione.

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Quando si dice: “Avere uno occhio al passato”. Non di dice? Beh in Singularity comunque lo si fa.

Come accennato inizialmente Singularity è uno sparatutto in prima persona davvero divertente. Ciò grazie ad uno stile di gioco vario, che affonda la forchetta in diversi esponenti del genere, quasi fossero un buffet di idee. Non ci chiede di perdere tempo a raccogliere inutili collezionabili nascosti chissà dove, preferendo invece inserire qualche piccolo enigma da risolvere grazie al CMT. Tali enigmi sono spesso essenziali per progredire nel nostro percorso principale, in altri casi si rivelano utili per raggiungere zone segrete ove recuperare munizioni, cure ed elementi di potenziamento. Proprio il sistema di potenziamento è una componente accessoria ma utile allo stesso tempo. Tramite dei terminali dedicati possiamo infatti decidere di potenziare armi, abilità a caratteristiche della nostra tuta. Nulla di eclatante, ma il numero di risorse a disposizione è limitato, il che ci porta a dover compiere delle scelte bene precise su quali armi e quali caratteristiche potenziare. Una scelta che ho gradito particolarmente, abituato ormai a giochi dove, prima o poi, si finisce per potenziare tutto senza troppi scervellamenti.
Il punto essenziale di uno sparatutto sono ovviamente le armi, e Singularity mette a nostra disposizione un arsenale di tutto rispetto che varierà dalla comune pistola, fino ad arrivare ad un lanciagranate con munizioni guidate a distanza, tutte armi ovviamente potenziante con l’elemento 99. Come se non bastasse possiamo scatenare la potenza del tempo contro i nostri nemici grazie al CMT, sul quale preferisco non anticipare nulla, lasciando a voi la meraviglia di scoprire le potenzialità di questo fantastico dispositivo.

Indice di rapimento

Comprato usato ad un prezzo irrisorio per semplice curiosità, Singularity si è rivelato uno sparatutto moderno che strizza l’occhio ai suoi antenati del passato. Se da una parte la possibilità di portare solamente due armi appare limitante, dall’altra il titolo Raven ripropone un tipo di intrattenimento sempre più difficile da trovare nelle recenti produzioni. Con una trama che collega due epoche temporali, tre finali a disposizione e un ritmo che mette da parte i punti morti offrendo un buon livello di sfida non solo per la mano, ma anche per la mente, Singularity è un titolo che ogni amante del genere deve avere in collezione.