Share

Ad una prima occhiata The Final Station può sembrare il solito survival in un mondo post apocalittico, solo riproposto in salsa bidimensionale e condito con la pixel art tipica delle produzione indie. Interpreteremo un solitario capotreno, che per senso di dovere si avventurerà in territori infestati da creature immonde, armato solo di pochi proiettili e tanto coraggio. Tuttavia il buon level design, la qualità estetica, una narrazione interessante e qualche meccanica originale sanno dare un’identità propria a The Final Station.

Il mondo è stato sconvolto dalla cosiddetta “visita”, nel corso della quale alcune persone si sono tramutate in figure nere dagli occhi bianchi. Creature pericolose, che assaltano ciecamente ogni essere vivente che gli si para davanti. L’umanità è riuscita a sopravvivere a quella crisi, ma, molti anni dopo, gli effetti della catastrofe sono ancora evidenti. Bisogna convivere con il timore che la storia si ripeta, nonostante il governo si sia adoperato nel trovare delle contromisure adeguate. Problemi che sembrano ben lontani dalla vita quotidiana del protagonista, un capotreno il cui unico obiettivo è muovere una vecchia locomotiva dal punto A al punto B.

tfs4

Non aspettatevi un caloroso benvenuto!

Così, una mattina, apparentemente simile alle altre, iniziamo la giornata lavorativa, guidando il nostro mezzo, il Belus-07, da una stazione all’altra. Le cose però precipitano rapidamente: le comunicazioni con il nord si fanno difficili, inizia a girare voce di una seconda “visita” che induce la gente a cercare di raggiungere al più presto i centri più sicuri. Noi veniamo intercettati da un generale che ci affida un prezioso carico, informandoci che il nostro treno ormai è l’unico mezzo di locomozione possibile e che la nostra missione è d’importanza vitale.

Con queste premesse, iniziamo il viaggio. La struttura del gioco si divide sostanzialmente in due parti: la prima ci vede alla guida del Belus-07, mentre nella seconda esploreremo a piedi la stazione e i suoi dintorni. Il controllo del mezzo ferroviario è piuttosto semplice. Mentre la locomotiva prosegue senza richiedere il nostro intervento, dovremo assicurarci che i vari sistemi d’alimentazione non si guastino. Questo, da un punto di vista ludico, si traduce nel monitorare alcuni pannelli e interagire con essi tramite semplici comandi. Inoltre, dovremo preoccuparci del benessere dei passeggeri che ci accompagnano, verificando il loro grado di salute e di fame ed, eventualmente, somministrando loro un’unità di cibo o un kit medico. Riuscire a portarli a destinazione sani e salvi ci garantirà un premio in denaro, oltre ad eventuali bonus come un miglioramento per le armi.

tfs3

Capiti i trucchi del mestiere, avanzare non sarà troppo difficile

L’introduzione di questi elementi gestionali è interessante, in quanto aggiunge una maggiore varietà alla formula, ma l’impressione è che tutto sia fin troppo semplice. I sistemi da monitorare sono tre o quattro, ma soltanto uno di essi sarà passibile di guasto in ogni viaggio. Una volta individuato, vi basterà controllarlo di quando in quando per evitare problemi. Anche garantire la salute dei passeggeri diventa un impegno relativamente agevole, a patto di esplorare a fondo le stazioni nelle sezioni a piedi, così da essere sempre riforniti di cibo e kit medici. L’unico ostacolo deriva dall’assenza di istruzioni su come interagire con i pannelli, ma non si tratta di un’operazione complessa e, superata l’incertezza iniziale, non vi troverete quasi mai in difficoltà.

Raggiunta la stazione al termine di ogni tratta, il nostro prode capotreno si avventurerà a piedi alla ricerca di un codice numerico. Il sistema ferroviario è infatti automatizzato e senza questa sequenza di 4 cifre non potremo riprendere il viaggio. Tuttavia la seconda “visita” ha ormai fatto capolino e le minacciose figure nere hanno già preso il posto degli abitanti del luogo. Dovremo dunque procedere con cautela, perché dietro ogni porta si potrebbe nascondere un pericolo mortale. Un po’ come i classici zombie, queste creature sono generalmente piuttosto lente e non rappresentano una grande minaccia se affrontate singolarmente. In gruppo, invece, diventano una sfida perigliosa. Per fronteggiarle potremo fare affidamento su una delle tre armi del gioco o su un attacco ravvicinato a mani nude. E come impone il genere survival, i proiettili a nostra disposizione saranno pochi, forzandoci ad esplorare ogni angolo per rimediare preziose risorse. Sarà anche possibile trovare qualche superstite, al quale offrire un passaggio verso un luogo più sicuro.

tfs2

La pixel art sa restituire la sensazione di un mondo sull’orlo dell’apocalisse

The Final Station si dimostra eccessivamente semplificato. Le figure nere possono essere di tipo diverso, con mostri piccoli e veloci ed altri più lenti e corazzati, creandoci una certa incertezza su quale strategia mettere in atto. In breve tempo, tuttavia, capirete come eliminarle senza faticare eccessivamente. La loro intelligenza artificiale si rivela fin troppo basilare, offrendoci diversi trucchi per liberarcene senza sprecare preziose pallottole. Inoltre, la sconfitta non si dimostra particolarmente punitiva: il nostro personaggio ricomparirà all’ultimo dei numerosi checkpoint presenti, esente da qualsivoglia malus.
Il risultato è che riusciremo in modo scorrevole ad attraversare queste zone, limando parte della tensione che dovrebbero generare.

Il buon level design e la convincente direzione artistica riescono comunque a tenere vivo l’interesse del giocatore. Sebbene l’esplorazione risulti relativamente lineare, forzandoci su un percorso circolare che ci ricondurrà al nostro treno, rimane la curiosità di scoprire ogni anfratto per scovare oggetti utili o qualche ritaglio di giornale che ci dia indicazioni sulla trama. Anche il semplice aprire una porta, senza sapere cosa ci attende dietro di essa, tiene sempre alta la nostra attenzione, nonostante la semplicità degli scontri.

tfs1

Fortunatamente non tutti i luoghi sono abitati da pericolosi mostri

La principale molla che ci spingerà a proseguire, tuttavia, sarà la voglia di scoprire di più sugli accadimenti che stanno stravolgendo il mondo. The Final Station rifiuta una narrazione ortodossa, composta da cut scene e chiari dialoghi, lasciando la comprensione degli eventi a brevissimi scambi di battute con gli altri personaggi e a piccoli testi sparsi per la mappa. Essenziali saranno anche le conversazioni dei passeggeri sul treno, ma sarà difficile prestarvi attenzione mentre vi occupate della loro salute e di quella del mezzo. Il risultato sarà che perderete inevitabilmente frammenti dei discorsi, rendendo ancor più complessa la comprensione di una storia già di per sé profondamente criptica.

Proprio la narrativa è un altro punto ambivalente di The Final Station. Pone molte domande e fornisce poche risposte, introducendo diverse tematiche, ma restituendoci solo vaghe intuizioni. Un approccio che potrebbe lasciare interdetti alcuni giocatori, mentre altri saranno felici di scervellarsi sui piccoli indizi nel tentativo di ricostruire un puzzle convincente. Inoltre, si tratta di un’avventura sui binari (tanto per restare in tema) anche per la sua struttura. Le vostre azioni non influiranno minimamente sull’esito della vicenda e salvare o meno i passeggeri non comporterà conseguenze di sorta. Anche sotto questo aspetto The Final Station avrebbe beneficiato di una maggiore profondità.

Il basso livello di sfida e la linearità non incentivano la rigiocabilità. Ciò pesa ulteriormente sulla longevità del prodotto, già limitata a una durata di quattro o cinque ore, se si esplorano accuratamente tutti gli ambienti. Una volta concluso, la spinta a riprendere in mano The Final Station può dunque essere giustificata solo dal desiderio di afferrare i risvolti di una storia, che, come detto, vi lascerà con diversi interrogativi.

Indice di rapimento

verdeThe Final Station è un buon gioco, penalizzato da un’eccessiva semplicità nelle sue meccaniche. Gli sviluppatori hanno saputo creare un mondo intriso di misteri, che invogliano il giocatore ad esplorare i suoi meandri per riuscire a comprendere una narrativa forse fin troppo complessa. L’idea di combinare gli elementi gestionali relativi al controllo del treno con l’esplorazione di ambienti popolati da pericolose creature è interessante, ma la tensione tipica di un survival scema in parte a causa dei vari limiti nel design del gioco. Rimane un buon prodotto, magari da provare a prezzo scontato, che lascia però la sensazione di non aver sfruttato tutto il suo potenziale.