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Ci sono storie dove la narrazione ha quasi il sopravvento sul giocato. Altri giochi invece cercano di trasmetterci un racconto attraverso poche informazioni, lasciando che sia la parte attiva del giocatore a scoprire e ricostruire. Esistono capolavori come Ico o Shadow of the Colossus che fanno parte proprio di quest’ultima categoria, aggiungendo un’aura di emozioni che lega i protagonisti tra di loro, ancor prima che a noi utenti. Una formula rara da trovare, ma ancora ben presente nei cuori degli sviluppatori indipendenti, sviluppatori tra i quali figura sicuramente Flying Carpets Games, che tenta di riproporre questa magia ludonarrativa attraverso The Girl and the Robot.

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Il primo “incontro” tra i due protagonisti, l’inizio della loro avventura insieme

C’era una volta, tanto tempo fa…
Immaginate di vivere all’interno di una favola, dove una Ragazza passa i suoi giorni rinchiusa in una torre, e un anziano guardiano, impietosito dal buon cuore della piccola, decide di porre termine al suo stato di prigionia lasciandola finalmente libera. Non sappiamo chi lei sia, né il motivo della sua presenza in quella torre, eppure è chiaro fin da subito che qualcosa di misterioso e crudele deve essere accaduto.
Fortunatamente la piccola non è sola nel suo viaggio. Basteranno pochi passi per incontrare il suo vero protettore: un robot cavaliere, anzi, il Robot, con il quale ella stringerà un legame vitale attraverso un ciondolo di cristallo rosso.
Insieme dovranno superare le insidie del castello e ricostruire gli eventi del passato che hanno portato alla carcerazione della protagonista.
Affronteremo bellissime e coloratissime aree aperte, fatte di giardini, cittadelle e labirinti, senza tralasciare le più anguste locazioni interne del castello, ricche di enigmi e cancelli da superare. La scalata verso le stanze regali si rivelerà anche un viaggio in un passato lontano, grazie ai bellissimi dipinti che, a modo loro, racconteranno una triste storia e faranno chiarezza sull’identità della Ragazza.
In tutto questo non può certo mancare la Strega bella e cattiva, unico altro personaggio a condividere con la protagonista il potere di comandare i robot. Ma, laddove la Strega esercita il controllo totale, la Ragazza e il Robot, si scopriranno legati da un legame che va ben oltre quello concesso dal cristallo rosso.

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Una visita inaspettata ci farà scoprire fin da subito il buon cuore della Ragazza

…una Ragazza, che un giorno incontrò un Robot e un mare di enigmi!
Devo ammetterlo, il primo impatto con The Girl and the Robot fa pensare ad ICO. Anche l’incontro tra i due protagonisti sembra un omaggio all’opera di Ueda, benché a ruoli invertiti. Stesso discorso per quanto riguarda la risoluzione degli enigmi, sebbene, in questo caso, molto più improntata sulle cooperazione tra i due personaggi, grazie alle loro peculiari capacità. Ma, a voler essere sinceri, le somiglianze finiscono qui. TGatR (mamma mia che brutto acronimo viene fuori) riesce, con il suo stile di gioco, a creare una propria personalità, così come è forte la distinzione tra i due compagni di viaggio. La ragazza è minuta e agile e può, quindi, effettuare salti e attraversare spazi angusti, di contro non ha modo di difendersi dai suoi aggressori. Il Robot è invece una macchina da guerra, armato di scudo, spada e arco, può averla vinta negli scontri fisici e attivare meccanismi a distanza, anche se lo scotto da pagare, in questo caso, è un peso ed una mole eccessivi, che gli precluderanno diverse aree. Ecco quindi che i due dovranno aiutarsi a vicenda per proseguire nell’avventura, non solo attraverso l’apertura di porte e l’utilizzo di piastre a pressione, ma anche grazie ad interazioni a breve distanza molto particolari. Il Robot potrà prendere in braccio la ragazza, così da avere, di fatto, un unico personaggio per muoversi nelle varie locazioni. La ragazza invece potrà rigenerare l’armatura del compagno di metallo, una sorta di elaborata barra della vita insomma.

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La protagonista vanta grandi poteri rigenerativi nei confronti del proprio compagno di viaggio

Ogni sezione racchiude particolari enigmi ben studiati. Non si sfocia mai nella banalità e, nonostante la facilità di risoluzione della maggior parte, risultano sempre ben strutturati per sfruttare sapientemente l’interazione tra i due protagonisti. Il tutto condito da un’ottima curva di apprendimento che riesce a divertire e stimolare dall’inizio alla fine – ahimè – dell’avventura.
Una graditissima sorpresa sono state le due “boss fight” (si dai, possiamo chiamarle così) con la bella cattivona. Forse un po’ ripetitive, se prese singolarmente, ma in ogni caso divertenti e realizzate in modo intelligente, evitando di riproporre le meccaniche di combattimento nel medesimo modo in entrambe le occasioni. Anche in questo caso dovremo utilizzare entrambi i personaggi sfruttando bene l’ambiente, ed aggiungendo quel pizzico di abilità personale che fa la differenza.
Lo stile narrativo, come già accennato, lascia libera interpretazione al giocatore, fornendogli però tutti gli elementi per ricostruire da sé la storia passata e presente. Non vi sono dialoghi tra i personaggi, tutto è rimandato ad un gioco di sguardi e sequenze animate che tendono a sottolineare la forza del legame che si creerà tra i protagonisti con il passare del tempo, regalandoci anche qualche scena forse scontata, ma certamente intensa, in particolar modo alla fine di questo primo atto (o episodio, se così vogliamo dire) del gioco, con tanto di “Continua” alla fine di crediti e ringraziamenti.

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Molti enigmi vedranno la collaborazione a distanza tra i due compagni

La realtà di un mondo fatato
E dopo aver fatto scorrere il pettine in modo così fluido, ecco arrivare i nodi del comparto tecnico. Parliamoci chiaro, nulla che influisca in modo eccessivamente negativo all’esperienza di gioco, ma che certamente fa storcere il naso un po’ troppo spesso.
Partiamo con i controlli. La versione PC permette di essere giocata sia con mouse e tastiera che con un controller. L’utilizzo di quest’ultimo è caldamente consigliato, vista la tipologia di gioco con sezioni al limite del platform. Superato lo scoglio della mappatura predefinita dei tasti, che può essere riconfigurata a nostro piacimento, la risposta dei personaggi non è però sempre reattiva come si vorrebbe. Occorre quindi un po’ di tempo per abituarsi ai tempi di risposta e alle giuste distanze per l’attivazione di leve o azioni particolari. L’immediatezza del controller si trova, purtroppo, a fare i conti con una gestione non proprio ottima degli stick analogici, che tendono a farci muovere con poca precisione, cosa che può recare fastidio nei punti in cui mettere il piede in fallo significa il game over. Nulla di eccessivo ovviamente, ma il movimento è meno fluido di quanto si vorrebbe.
Altro punto debole del gioco è il motore grafico, lo Unity Engine. Nonostante la semplicità dei modelli e degli ambienti, basteranno pochi effetti particellari per far crollare drasticamente la fluidità del titolo. Fortunatamente si può scegliere tra vari settaggi predefiniti cercando di minimizzare i danni, senza dover rinunciare eccessivamente alla resa visiva, complice lo stile molto cartoonesco. Sicuramente basterà spendere un po’ di tempo nell’ottimizzazione del codice per rendere il fotogrammi per secondo quanto più stabili possibile.
Altra piccola rinuncia è relativa alla colonna sonora. Purtroppo durante gran parte del gioco non saremo accompagnati da nessuna traccia musicale, ed è un vero peccato, visto che le poche OST composte per i momenti salienti fanno ben comprendere le capacità artistiche e compositive del team di sviluppo, con musiche adatte alla situazione e molto piacevoli da sentire.

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Le ambientazioni di gioco sono sicuramente belle da vedere e molto ispirate… e ora in marcia alla ricerca della strada giusta

Tutta l’avventura è scandita da checkpoint fissi, escludendo di fatto la possibilità di gestire autonomamente i salvataggi. Fortunatamente sono ben distribuiti e, in caso di Game Over, non saremo costretti a ripetere lunghe e complesse sezioni di gioco.
Non mancano gli enigmi con chiave di risoluzione pseudo-casuale. In realtà vi sono più combinazioni predefinite, ma presentate randomicamente ad ogni nuova partita. Una particolarità riguarda il riposizionamento dei nemici post Game Over, se non usciamo dalla partita. Alcuni di essi cambieranno luogo, spesso comparendo nella loro posizione finale, o altrove sempre in zona. In certi casi mi è capitato però che tale “accortezza” (anche se è facile confonderla per un bug di gioco) mi rendesse la vita più facile o desse luogo ad una catena di Game Over, senza contare l’eventuale “raddoppio” dei nemici. Il consiglio è quindi, in tali situazioni, quello di tornare al menu principale e ricaricare, così che i nemici vengano riposizionati nei punti predefiniti dagli sviluppatori.

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La Ragazza ed il Robot… un legame che va ben oltre il potere del cristallo rosso

Indice di rapimento

In conclusione The Girl and the Robot di Flying Carpets Games è un gioco ricco di buone idee, ispirate ai capolavori del genere, pur facendole proprie in modo unico. Ottime le meccaniche, gli enigmi, l’ambientazione e lo spirito fiabesco e di mistero che pervade tutto il gioco, senza tralasciare la delicatezza del legame tra i due improbabili compagni di viaggio. Peccato per la realizzazione tecnica ancora un po’ troppo grezza che lascia parecchio spazio al miglioramento. In più, questo titolo segue la moda degli ultimi tempi della divisione in episodi (o atti), una formula vincente per gli sviluppatori indipendenti, che già possono fornire qualcosa che rispecchi buona parte del prodotto finale, ma che fa risultare il tutto troppo corto, specie quando basta circa un’ora e mezza per completare questo primo atto disponibile, pur non essendo dei maghi dell’enigma, come nel mio caso.
Ad ogni modo, è sicuramente un buon inizio!