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Già da qualche anno stiamo assistendo a una costante estensione dei prodotti transmediali. Storie differenti, raccontate su mezzi di comunicazione differenti e che compongono un unico complesso universo. L’esempio più lampante è probabilmente quello di Marvel e DC Comics, che, partendo dai celebri fumetti, invadono i cinema e le nostre piattaforme di gioco. Un’occasione per le case produttrici di affiliare gli spettatori al proprio mondo di fantasia e un’opportunità per gli appassionati di approfondire le vicende di realtà immaginarie che li hanno affascinati.

È anche il caso di The Huntsman: Winter’s Curse, che si inserisce nell’universo cinematografico inaugurato da Biancaneve e il cacciatore nel 2012. Sebbene questa rivisitazione hollywoodiana della nota fiaba non abbia conquistato né critica né pubblico, Universal Pictures ha deciso di non abbandonare la strada intrapresa e la scorsa primavera ha lanciato nelle nostre sale Il cacciatore e la regina di ghiaccio. Anche in questo caso una produzione dai risultati modesti, ma stavolta accompagnata dalla pubblicazione su Steam di uno spin-off ad episodi, ora disponibile anche su Playstation 4 in un unico pacchetto.

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I dialoghi occuperanno gran parte del nostro tempo

Il titolo si dichiara gioco di ruolo, ma assume maggiormente i connotati di una visual novel. La storia è infatti raccontata tramite dialoghi con immagini fisse e bidimensionali, che si alternano a seconda dell’interlocutore. Al giocatore è chiesto di osservare passivamente il susseguirsi delle vicende, intervenendo in occasione delle classiche scelte multiple. Queste ultime variano leggermente il corso dei dialoghi, ma non incidono in modo significativo sull’esito complessivo della storia, limitando fortemente il loro peso.

È inoltre chiaro che in un gioco di questo tipo la narrazione rappresenta una componente di grande rilievo. In The Huntsman: Winter’s Curse impersoneremo Elizabeth, una coraggiosa fanciulla smaniosa di lasciare la propria fattoria per vivere emozionanti avventure. Alla morte del padre la giovane decide di abbandonare la propria casa e di mettersi sulle tracce dei quattro fratelli da tempo scomparsi. Un’impresa che la porterà a conoscere misteriose figure e ad imbattersi in pericolose creature. Come si intuisce, l’incipit non brilla per originalità, ma del resto la storia non offre spunti particolarmente significativi neanche nel corso del suo svolgimento. Rimane comunque piacevole da seguire, conservando un tono fiabesco che, sebbene renda prevedibile il succedersi degli eventi, mantiene l’esperienza leggera e scorrevole.

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Nessun supermodello poligonale in alta definizione, ma la grafica bidimensionale è molto gradevole

A vivacizzare il ritmo dettato dai lunghi dialoghi subentrano i combattimenti, ovvero la parte più ruolistica di Winter’s Curse. Il gioco ricorre a un classico sistema a turni, con una barra che indica con chiarezza l’ordine di azione dei personaggi. Dipenderà però dall’equipaggiamento il tipo di azione che potremo intraprendere: ad ogni arma, capo di vestiario o accessorio corrisponde uno specifico set di carte, che andrà a determinare il “mazzo” del personaggio. A inizio turno potremo dunque scegliere tra le carte pescate quale tipo di azione effettuare. Se, per esempio, “giochiamo” una carta attacco semplice di valore 6, la vita dell’avversario sarà ridotta della stessa quantità. Le carte possono anche comportare eventi aggiuntivi, come il rallentamento del nemico o la cura dei nostri punti vita. Diventa dunque sostanziale migliorare il proprio equipaggiamento per poter ricorrere a carte via via più potenti.

Non aspettatevi però grandi loot da raccogliere o inventari complessi. Il gioco fa l’occhiolino a chi cerca un’avventura spensierata, non a persone in astinenza da Pillars of Eternity od Original Sin. Possiamo equipaggiare solo un’arma, un’armatura e due accessori e i pochi oggetti che raccoglieremo saranno il premio di quest principali e secondarie. A livello normale, inoltre, il gioco non è particolarmente impegnativo, quindi potrete superare gli ostacoli anche senza scervellarvi sulla composizione del mazzo migliore. Nonostante ciò, il sistema di combattimento svolge il suo compito e ci intrattiene piacevolmente mentre scopriamo l’evolversi della storia di Elizabeth. Una storia suddivisa in cinque diversi capitoli (il primo è disponibile gratuitamente su Steam), ognuno dei quali richiederà all’incirca un’ora per essere completato. Una longevità non eccelsa, ma adeguata per l’esperienza offerta.

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I combattimenti sono abbastanza semplici, ma grazie al sistema di carte non annoiano

L’aspetto più riuscito di Winter’s Curse è sicuramente quello estetico. Personaggi e paesaggi sono interamente disegnati a mano e, nonostante la poca varietà e l’assenza di animazioni complesse, riescono ad appagare la vista, contribuendo ad alimentare lo spirito fiabesco del gioco. Di contro, il suo principale limite si rileva sul fronte tecnico, almeno per quanto riguarda la mia prova su PS4. Ho riscontrato diversi bug e glitch, talvolta piuttosto limitanti. Nel caso più grave un personaggio si sarebbe dovuto aggregare al nostro gruppo, ma non si è effettivamente unito al party, lasciandoci da soli ad affrontare un nutrito numero di nemici (per evitare questo problema vi consiglio di preferire la birra alle freccette, fidatevi di questo criptico suggerimento). Un’impresa impossibile che mi ha impedito di proseguire l’avventura, forzandomi a ricominciare il titolo dal principio. Altri bug riguardavano, per esempio, la gestione dell’inventario, che a tratti veniva preclusa senza ragione. Problemi accentuati dall’assenza di un salvataggio manuale su più slot, che non consente nemmeno il ritorno a un punto di “sicurezza” in caso di problemi.

Indice di rapimento

giallo-verdeThe Huntsman: Winter’s Curse è un prodotto di poche ambizioni, ma che potrebbe regalare qualche ora di gioco spensierato. La qualità estetica dei disegni realizzati a mano e una storia semplice, ma piacevole da seguire, riescono a creare un’atmosfera fiabesca, che ben si intona con lo spirito dell’opera. È un prodotto semplice, che non si avventura in meccaniche ruolistiche complicate o in una narrazione a finali multipli, ma si limita a fare dignitosamente il suo compitino. Purtroppo essere strappati dalla fiaba ed essere richiamati bruscamente alla realtà da bug di una certa gravità finisce inevitabilmente a pesare sull’esperienza di gioco complessiva.