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Fin dai primissimi attimi di gioco non si riesce a rimanere indifferenti a tanta bellezza. Tutto sembra vivo e curato nei minimi particolari. Inizialmente mi ha quasi spaventato l’immensità dell’ambiente. Un campo visivo che si mantiene credibile e pulito anche a distanze enormi. Sembra davvero reale, nei colori, nelle sfumature e nella disposizione in generale. Più volte ci si fermerà ad ammirare gli splendidi paesaggi, e automaticamente scatterà il paragone con questo e quell’altro titolo. A colpo d’occhio potrebbe tranquillamente adattarsi ad un qualsiasi genere di giochi, come A-RPG alla Skyrim, Action/Adventure come Alan Wake o anche ad uno sparatutto tattico tipo ArmA, ma in sostanza si tratta di una pura e semplice avventura grafica… più da vivere e osservare, che da pensare.

Il sistema di controllo è identico a quello di uno sparatutto in soggettiva, non si impugnerà però alcuna arma o oggetto, e non vedremo nemmeno mai le nostre mani. Ci si limita ad interagire con poche cose, azionare meccanismi, esaminare foto o notizie deteriorate o raccogliere qualche oggetto. Investigando e ricomponendo i tasselli dei misteriosi omicidi che ci si presenteranno davanti, avremo la possibilità di vedere come si sono realmente svolti i fatti. Questo grazie ad una sorta di potere paranormale del nostro investigatore che sarà in grado di rivivere gli ultimi attimi delle varie vicende accadute.

Quello che arriva a scorgere il nostro occhio contribuisce a rendere il tutto ancor più reale. Speriamo non arrivi la solita pesca sportiva a rovinare il paesaggio! 😀

Ho apprezzato molto il fatto che non vi sia una vera e propria colonna sonora, o almeno non così presente e invasiva, il che ci immerge ancor di più nell’ambiente. Si avverte una forte presenza paranormale e si viene avvolti da una sensazione che in qualsiasi momento possa accadere qualcosa attorno a noi che non possiamo prevedere. Questa componente è veramente ben realizzata e dona sempre quella spinta a curiosare mantenendoci però costantemente in allerta.

Una chiesa, così, isolata in mezzo al bosco, e così lontana da orecchie e occhi indiscreti… mmmhh… forse è l’occasione giusta per confessarsi asd, andiamo a chiedere.

Le foto scattate da me durante il gioco risultano sicuramente convincenti, ma vi assicuro che vedere il tutto in movimento, con i vari giochi di luce: una cascata impetuosa, il vento che porta via le foglie o anche solo uno stormo di uccelli che si innalza in volo, è di un effetto sorprendente.
Una caratteristica che personalmente adoro nelle avventure o anche in altri generi, sono i racconti e le poesie che si possono scoprire leggendo diari o foglietti sparsi nel gioco, e devo dire che anche qui, come in molti altri giochi, lasciano un alone di mistero e fanno riflettere, oltre ad essere spesso molto utili per proseguire correttamente nell’avventura e capire meglio le vicende narrate.

A conti fatti assisteremo a delle sequenze che ci sveleranno come si sono svolti realmente gli episodi. Molto suggestivo!

Indice di rapimento

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The Vanishing of Ethan Carter mi ha convinto nella sua semplicità. Pur riproponendo un tema ormai saturo sia nel cinema che nel videogioco, ha saputo distinguersi. La componente grafica gioca sicuramente un ruolo fondamentale e sa spremere per bene sia una PlayStation 4, sia i sistemi più potenti, grazie anche alle diverse impostazioni grafiche disponibili. Ma, cosa ancor più importante, passato lo stupore iniziale, si rimane comunque catturati dall’aura di mistero respirata, dallo sviluppo della trama e dalla curiosità di conoscerne l’esito.