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Quanto amore, quanta abnegazione e devozione alla causa ci vogliono per giocare, ficcandosi un caschetto VR in testa, in questi giorni di luglio caldi come l’Inferno? Un bel po’. Ci vogliono tutte queste cose, ma neanche bastano se “il gioco (è il caso di dirlo) non vale la candela (spegnetela, fa già abbastanza caldo)”.

Allora diciamolo subito che Theseus è stata una bellissima ricompensa, un’opera per cui assolutamente è valsa la pena sfidare il surriscaldamento delle mie povere cervella (che, come leggete, non ne sono uscite proprio indenni).
Per inciso, Sony, scrivilo sulle confezioni delle tue VR: “Non usare a +30/50°!”. So che non lo farai mai. Certo basterebbe un condizionatore per risolvere il problema, ma forse non sapete che il co2 ci farà estinguere tutti, tempo 80 anni al massimo, e che i mari si alzeranno e che finiremo in rovina come il Palazzo di Cnosso, se continueremo a emettere gas di ogni tipo (eh sì, anche quelli lì). Quindi niente condizionatore! che mica Teseo stava a pensare a tenersi bello fresco dentro il labirinto. Siamo uomini o minotauri?

Ma basta così, che questa introduzione ha già preso una piega strana; a Consolemania abbiamo già reso omaggio qualche anno fa, può bastare.

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Andiamo!

Dicevamo: la mitologia. Le storie epiche che tentano di spiegare il mondo e le sue leggi attraverso le intricate vicende di uomini e dèi, hanno sempre alimentato l’immaginazione degli esseri umani di ogni tempo e anche oltrepassato il confine sottile tra fantasia e realtà, a ben pensarci, con i nomi dei luoghi.

Prendete il Mare Egeo, ad esempio, e con l’aiuto della toponomastica, scoprirete che trae la denominazione dal padre di Teseo, che disperante di poter vedere il figlio fare ritorno dal labirinto, si gettò proprio tra le acque di quel mare che prima si chiamava in altro modo, o forse non si chiamava affatto.
Il mito ha sempre aspirato alla realtà, insomma, ed era fatale e solo questione di tempo che trovasse la sua via anche attraverso le infinite possibilità offerte da quella virtuale, di realtà.

Il tramite di questo sconfinamento, il compito di aprire un altro varco al di qua dell’immaginazione, al fascino intramontabile del mito, è spettato a Forge Reply, uno studio italiano, che ha saputo cogliere le potenzialità e l’attrattiva dell’ispirarsi alla mitologia portando in vita il Minotauro, Teseo, Arianna e ricostruendo, nella concretezza abbacinante della VR, il loro labirinto, realizzando quest’avventura di esplorazione e azione in terza persona che ho avuto la fortuna di vivere e assaporare.

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Le fattezze del gigante taurino ci sorprenderanno incastonate e scolpite anche tra le rovine di pietra.

I ragazzi dello studio milanese, già autori del gioco di ruolo Lone Wolfe, non si limitano però alla trasposizione della storia mitica, ma la rivisitano piegando la vicenda alle consuetudini del manufatto videogioco. Allora non stupitevi se Arianna sembra Cortana e se ci indica la strada da seguire come le presenze fluttuanti e immateriali di Everybody’s Gone to the Rapture, o se vi imbatterete in sembianze “familiari”, dovendo riaffrontare un tratto di cammino, come in Dark Souls. Saremo chiamati all’esplorazione; a penzolare e arrampicarci come un Nathan Drake o un Assassino; dovremo picchiare duro con la nostra spada e talvolta nasconderci o sfruttare la luce di una torcia benedetta per salvare la pellaccia.

La figura di Teseo fa il suo ingresso sulla scena sorprendendovi in una sorta di limbo, mentre cercate di capire dove siete capitati, in che tipo di esperienza ludica, una sensazione familiare a chi ha cominciato a muoversi nelle realtà virtuali e non sa mai cosa attendersi dai creatori alle prese con questo “nuovo mondo”, non in rovina come le vestigia di un passato semi-sepolto, ma piuttosto in costruzione.

La postura sofferente di Teseo già racconta una storia e lascia intendere di essere arrivati “in medias res”. Come già accaduto nel sublime Bound e in generale nei giochi VR in cui non siamo infilati, in soggettiva, dentro un altro corpo (cosa che può dare crisi di rigetto, come fanno tutti i trapianti del resto), ci troviamo al fianco di un corpo nello spazio condiviso della terza persona. La fisicità del protagonista è, almeno all’inizio, centrale e accentratrice. Ci si sente allora un po’ accompagnatori e testimoni privilegiati di una vicenda di cui siamo al contempo attori. Insomma una sensazione strana e complicata, ma bella.

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Gli scorci, sfruttando la profondità esaltata dal 3D, sono sensazionali.

La presenza del Minotauro è costante: lo si ascolta quasi di continuo, con un lamento basso e gutturale che ci accompagna negli ambienti del Labirinto; lo si percepisce nel suono dei suoi passi pesanti che si fanno ora vicini e minacciosi, mentre riducono sempre più in rovina il già desolato scenario, ora più distanti.

Ma la vista del Minotauro sarà invece sapientemente dosata durante il corso dell’avventura, aumentando la forza dirompente delle sue apparizioni improvvise, nella sua irrazionale e animalesca imponenza. Più presente sul nostro cammino sarà la sua “progenie”, i nemici con zampe ragnesche e tentacolari, meravigliosamente alieni, che saremo chiamati a sconfiggere e che susciteranno con piacere il nostro ribrezzo, complice il realismo inimmaginabile della VR.

Il viaggio verso le “amorevoli” braccia del mostro taurino ci prenderà 3-4 ore della nostra vita, ma niente vieta – e anzi se ne sente anche il bisogno – di ripercorrere il sentiero per assaporare gli ambienti con la dovuta calma, come pure il gioco lascia fare senza incalzarci mai. Sarebbe d’altra parte un vero peccato, anche al primo giro, percorrere le stanze in rovina, con i loro bei giochi prospettici e architettonici, animati da fretta e superficialità.

Confesso che qui ho avuto paura...

Qui, lo ammetto, ho avuto paura…

Passando a ciò che mi ha convinto meno, devo confessarvi che mi è parso tutto un po’ troppo lineare. Mi sarebbe piaciuto, e me lo sarei aspettato vista la natura di labirinto, rimanere un po’ spaesato sul dove andare, sul come raggiungere un punto magari intravisto nella distanza. Ecco, non temete di perdervi nel Labirinto… suona strano e infatti un po’ lo è stato. Non ho avuto mai un senso di disorientamento, aiutato quasi costantemente dalla scia luminosa e dalla voce di Ariadne; dai passaggi segnalati puntualmente dalla sovraimpressione del tasto per interagire con una sporgenza o un gradone, e dal design dei livelli stessi che, un po’ come visto in Uncharted, non risparmia “indizi” evidenti nella propria conformazione.

Insomma rimane un po’ la sensazione che il mito avrebbe potuto essere affrontato più a pieno, rendendo l’esperienza più labirintica e quindi intrigante, anche se sicuramente più complessa, ma mitigata possibilmente dal “filo di Arianna”, usato in maniera strumentale al gameplay, ad esempio.

Anche così resta un’esperienza più che godibile, con qualche picco di emozione che ricorderete e che vorrete condividere alla prima occasione con un amico, raccontandogliela o, meglio, facendogliela provare.

INDICE DI RAPIMENTO

C’è la piccola delusione per un’occasione, per certi versi, un po’ mancata, ma Forge Reply fa una cosa ancora più importante che azzeccare in pieno le meccaniche e gli equilibri di un oggetto di sfida e divertimento, ci mostra una strada; riconosce quella giusta nell’intricato e labirintico insieme delle direzioni possibili nell’uso dei caschetti di realtà virtuale. Lo studio italiano, con sapienti accorgimenti di regia e posizionamento della visuale, sconfigge lo spettro delle nausee da movimento e ci consegna tutto il potenziale e il “di più” che la VR può apportare alle nostre esperienze di gioco, senza stravolgerle, ma aggiungendo il suo fenomenale quid – quello del condurci davvero altrove – al tipo di esperienza che già conosciamo e amiamo. Prendete posto al fianco di Teseo, abbiamo appena cominciato a divertirci.