Share

I rapimenti alieni esercitano, da sempre, un attraente mix di fascinazione e terrore, repulsione, tanto da esser stati scomodati centinaia di volte, se non migliaia, all’interno di testimonianze più o meno confuse e plausibili di altrettante esperienze di abduction extraterrestri. Si tratta di un fenomeno che, soprattutto in alcune località del continente americano, è divenuto quasi culturale, tant’è penetrato a fondo nel tessuto sociale.

Non da meno sono stati i media, che hanno contribuito a ricreare in multiformi rappresentazioni tutto il mistero e l’angoscia che, regolarmente, ci fanno visita quando entriamo in contatto con simili storie, quale che possa essere poi il nostro livello di scetticismo. E io non sono da meno e nonostante cerchi di porgere uno sguardo smaliziato a questi racconti più o meno ammantati di verità, un brivido è sempre lì pronto a percorrermi la schiena, non lo nascondo.

Impossibile, allora, restare indifferente dinanzi all’annuncio di To Azimuth, titolo d’avventura centrato attorno ad un mistero che sembra ricondurre, in ogni sua parte, allo zampino degli abitanti dello spazio profondo. Sviluppato da [bracket]games del designer Zach Sanford e del compositore Neutrino Effect, già autori del recente Three Fourths Home, il gioco, nonostante la scarsa riuscita della campagna Kickstarter, è previsto su Windows, Mac e Linux per inizio 2017. Niente ci impedisce, però, di allungare sin d’ora un occhio indiscreto sulle sue suggestioni virtuali.

to-azimuth-1

1978. In un’Alabama ancora presa nel fermento di importanti cambiamenti sociali, Eli Windham, veterano del Vietnam affetto da gravi disturbi comportamentali ben presto sfociati nell’abuso di sostanze psicotrope ed alcolici, scompare senza lasciare alcuna traccia proprio quando stava iniziando a riprendere in mano la sua vita. La polizia è restia ad intervenire, abituata com’è alle notti brave di Eli, spesso destinate a concludersi con lui che ricompare ubriaco fradicio e in preda ai più profondi e blateranti rimorsi. Ma Susannah, la sorella, pare essere convinta che stavolta i problemi del fratello non c’entrino, e che qualcosa di ben più oscuro e misterioso sia accaduto, tanto da convincere il terzo fratello, Nate, a raggiungerla dal Colorado per aiutarla nelle ricerche.

Inizia così l’angosciosa avventura di Susannah e Nate, destinata a snodarsi di indizio in indizio fino a rivelare una storia di cospirazioni, agenzie spaziali, legami familiari e disagi psichici, che ruoterà attorno al tema dei rapimenti alieni, sorte che pare essere toccata ad Eli, ma non si fermerà lì.

Ispirato ad opere quali X-Files, il gioco mira a tracciare le proprie autonome coordinate, affondando lo sguardo soprattutto in quello che è il lato umano dietro la vicenda extraterrestre. L’uomo è al centro, in questo To Azimuth.

A livello di gameplay, siamo dinanzi ad un adventure game duro e puro, con un focus primario sull’esplorazione alla ricerca di indizi da svelare attraverso la risoluzione di enigmi ambientali orientati da una logica verosimile. Il livello di approfondimento è nelle mani del giocatore, che ben può decidere di tralasciare alcuni puzzle, e dunque enigmi, in favore di una maggiore concentrazione su una lineare prosecuzione della storia, ma non senza conseguenze: scegliere di “guardare e passare”, tralasciando alcune fasi esplorative, infatti, affliggerà l’evolversi degli eventi. Come, non è dato saperlo. E meno male, aggiungerei.

Molti, poi, i dialoghi da affrontare e orientare attraverso le proprie scelte, anche qui con risvolti destinati ad influenzare, se non sempre il concreto svolgersi della trama, sicuramente i toni e l’atmosfera della stessa.

To Azimuth

Susannah e Nate, inoltre, rappresentano ben più che due comprimari: ciascuno, infatti, è protagonista di una propria storia separata seppure destinata ad intersecarsi, naturalmente, con quella dell’altro. Scegliere di giocare nei panni di uno piuttosto che dell’altro, allora, vorrà dire vivere le vicende da due punti di vista separati e, spingendo oltre questo concept, contribuire a delineare la caratterizzazione del protagonista attraverso le sue scelte, con facoltà di importare il profilo così generato in una successiva run con l’altro personaggio e, persino, nella partita di un altro giocatore. L’idea degli autori è quella di restituire la sensazione di aver contribuito ad una caratterizzazione che non va persa in una seconda partita nei panni dell’altro protagonista, bensì torna sotto forma di reazioni ed interazioni fortemente orientate, senza che questo significhi imbrigliare l’esperienza in rigidi confini tracciati dalle scelte precedentemente prese. Idea che, sulla carta, si preannuncia grandemente interessante. Staremo a vedere.

to-azimuth-4

Un comparto estetico elegante e stilizzato completa il breve quadro delle informazioni attualmente disponibili su questo To Azimuth, titolo che volevo segnalarvi e che vi invito a tenere d’occhio nei mesi a venire. Vi lascio al suggestivo trailer, durante il quale è possibile distinguere, tra le parole di Eli, quasi un presagio di ciò che sta per accadergli. E il mistero s’infittisce. Buona visione!