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Tra una fetta di panettone e una di pandoro, tra un addobbo sull’albero e un pastore del presepe che si accascia sulle pecore, e di conseguenza fanno effetto domino fin su San Giuseppe, il quale, cadendo a sua volta, aggancia col suo bastone le luci, smontando in un secondo tutte le mie sette ore di presepe, alla fine son riuscito a tirar fuori il tempo per una veloce TOP 5 dei titoli che ho giocato quest’anno.

Gli scenari di Rime sono suggestivi, e costituiscono parte della narrazione

5° – Rime
Partiamo subito con i “feels” potenti. Questo, per me, è stato l’anno di PlayStation 4, semplicemente perché, finalmente, sono riuscito ad accaparrarmene una. Grazie ai titoli in prestito di PS Plus, ho avuto la possibilità di giocare questa piccola perla. Ammetto di aver dato sempre poca attenzione a Rime, ma spinto dai commenti positivi sul gioco, pur non conoscendo nulla di esso, ho deciso di provarlo… eh beh, si tratta di una delle esperienze più commoventi che mi sia capitato di giocare. Il suo stile visivo così colorato e scanzonato fa da contrasto ad una narrazione delicata e toccante. Un viaggio introspettivo che permette di vivere, in modo diverso da solito, alcuni degli stati d’animo più tristi e dolorosi che possono capitare nella vita. In realtà potrei dirvi esattamente di cosa si tratti, ma già la definizione sarebbe un gran bello spoiler, quindi preferisco invitarvi a giocarlo e non rovinarvi nulla di questa splendida esperienza.


La cittadina sembrerebbe deserta, ma nelle ombre si nascondono loschi figuri

4° – Chronicle of Innsmouth
Amate i miti di Cthulhu? Amate i punta e clicca vecchia scuolta? Se avete risposto “sì” ad almeno una di queste due domande, allora Chronicle of Innsmouth è il gioco che fa per voi. Solo quest’anno ho cominciato a leggere gli scritti di Lovecraft e me ne sono subito innamorato (d’altronde, con quel cognome, come potrebbe essere altrimenti), e quando, per motivi editoriali, ho avuto modo di mettere le mani su questo punta e clicca che ambisce a ricreare le ormai note atmosfere psico-horror, non ho potuto fare a meno di apprezzarlo. Chronicle of Innsmouth è un piccolo gioiello grezzo. Chiudendo un occhio sulla grafica, disegnata unicamente dallo sviluppatore, Umberto Parisi, che vedremo migliorare schermata dopo schermata, e una storia che risulta solo un pretesto per affrontare i vari scenari, ciò che più colpisce è sicuramente l’atmosfera lovecraftiana respirabile a pieni polmoni nella seconda metà di gioco. Perché sì, se la prima parte dell’opera strizza l’occhio alle scanzonate avventure di stampo LucasArts, le seconda parte del gioco dà uno stacco netto in favore di un’ambientazione molto più cupa e violenta. Finito il tempo di battute e risate, vi ritroverete e giocare Chronicle of Innsmouth con il volto serio e concentrato, temendo che dal prossimo angolo spunti qualche mostruosità indescrivibile pronta a cibarsi delle vostre tenere carni.


3° – Fallout
Aaah ed eccoci giunti sul podio con un titolone storico. Eh sì, eh sì, come molti di voi ho conosciuto la serie Fallout solo grazie al terzo capitolo, grande successo dell’era PS3 e XBox 360 (ovviamente uscì anche su PC, ma legato a quella famigerata piattaforma nota come Games for Windows Live). Devo ammettere però che ho sempre avuto la curiosità di giocare almeno i primi due capitoli storici della serie, e quale occasione migliore di farlo, se non dopo aver abbandonato il 4, divenuto ormai un semplice sparatutto post-nucleare… ehm ehm, sto divagando. Parliamo quindi del primo, solo e unico Fallout: A Post Nuclear Role Playing Game. Che gioco signori, che gioco! Certo, a giocare nel 2018 un gioco targato 1997, si potrebbe incappare in qualche piccolo problema a livello di scelte del gameplay. Ma, superato l’impatto iniziale con un sistema di gioco un po’ articolato, e l’assenza totale di qualsiasi forma di tutorial, ci si trova di fronte ad un vero capolavoro. Il primo Fallout è un’esperienza unica da assaporare sotto ogni suo aspetto, ingenuità di realizzazione comprese. Avremo un tempo limitato per svolgere parte dei nostri compiti e un’intera mappa da esplorare seguendo le poche e generiche indicazioni che ci forniranno i vari personaggi. Il tutto mentre tenteremo di restare vivi in un modo dove qualsiasi cosa tenterà di farci fuori.
Come dicevo nel relativo Incontro Ravvicinato, se vi dichiarate fan della serie, non potete fare a meno di giocare Fallout: A Post Nuclear Role Playing Game.


Trico può far paura nella sua mole ma, in fondo, si rivela essere un tenerone… ma non fatelo arrabbiare!

2° – The Last Guardian
Qui c’è da precisare un paio di cose. Vi sono alcuni aspetti del tutto soggettivi che mi portano a dare il secondo posto a The Last Guardian (mia la TOP 5, mie le regole). Si tratta del gioco con il quale ho inaugurato la PS4, quindi un posticino nel mio cuore lo ha a prescindere. Se poi aggiungete pure che ho amato i due precedenti lavori di Ueda, ICO e Shadow of the Colossus (che tra l’altro ho rigiocato come cura in un forte periodo di stress), The Last Guardian è stato uno dei motivi per il quale ho comprato la console. Che dire, TLG è un’esperienza fantastica in pieno stile Ueda, incertezze di gioco comprese, ma la poesia che si respira in ogni singola scena vale assolutamente l’acquisto di una PS4. Ovvio, deve piacere il genere, considerando che The Last Guardian lo vedo come la summa dei due precedenti giochi da me citati. Ogni volta Ueda riesce ad inserire quel qualcosa in più che ti cattura completamente e ti lascia incollato allo schermo mentre, dentro di te, si alternano una miriade di stati d’animo che neanche pensavi di avere. Il rapporto tra Trico, la strana creatura cornuta, e Ichi, il ragazzo che comanderemo, si trasformerà in breve da timore ad amicizia, riuscendo ad arrivare fino a noi attraverso semplici sguardi e parole di un linguaggio a noi sconosciuto, ma a suo modo comprensibile. Eppure, più andremo avanti nel gioco, più verremo catturati da esso, trovandoci a vivere, quasi in prima persona, ogni momento di gioia e dolore dei due protagonisti. E quanto sarà bello lasciarsi travolgere da questo turbine di emozioni.


Un consiglio: ogni tanto prendetevi una pausa dall’azione frenetica di Bloodborne e, semplicemente, godetevi i fantastici paesaggi nelle diverse ore della notte

1° – Bloodborne
Ebbene sì, al primo posto c’è lui, il capolavoro di Hidetaka Miyazaki: Bloodborne. Giocato in versione liscia grazie a PS Plus, e recuperato successivamente in versione Game of the Year, Bloodborne si avvicina a ciò che per me rappresenta il gioco perfetto: veloce, frenetico, impegnativo ma non frustrante, e bello da vedere. Da amante dei Souls, in particolare del primo Dark, Bloodborne si pone allo stesso livello di quest’ultimo, ma con molte differenze che lo rendono un’esperienza assolutamente nuova anche per chi avesse passato svariate ore nei precedenti titoli From Software. Non è certo un gioco privo di difetti, primo tra tutti una apparente minore flessibilità iniziale nella creazione del proprio personaggio. Per intenderci, laddove Dark Souls permetteva, fin dall’inizio, di comprendere la distribuzione delle statistiche ai fini dell’economia di gioco, grazie ad una vasta gamma di armi, adatta ad ogni stile di gioco, Bloodborne invece esprime il suo pieno potenziale solo nelle ultime battute, quasi costringendo il giocatore ad optare per personaggi basati sull’attributo Forza (anche le armi trovate in gioco, sembrano prediligerlo). Ma come ben sappiamo, la prima partita con un gioco di Miyazaki, permette di grattare appena la superficie del gioco stesso, tanto che continueremo ad impararne le meccaniche fino ai titoli di coda. Insomma, la vera “run” è sempre la seconda… alla qualche si aggiungerà la terza, la quarta e me lo sto andando a rigiocare tipo adesso!
C’è da dire che in questo caso la narrazione del gioco, solitamente molto criptica, riesce ad essere un po’ più chiara, complice la presenza di personaggi molto più loquaci, e un universo narrativo che pesca a piene mani dai racconti di Lovecraft (sì, c’è sempre il suo zampino… anzi, tentacolo). Quindi, ancora una volta, se siete fedeli lettori dei miti di Cthulhu, sono certo che apprezzerete ancor di più questa magnifica esclusiva PS4.


Spesso, durante l’avventura, potremo scegliere di vestire i panni di Caddoc o di E’lara. Diciamo che la seconda sarà più a “favore” di telecamera

Menzione d’onore – Hunted: The Demon’s Forge
Che? Ma non avevi finito? Eh sì, quasi. Quest’anno voglio inserire un titolo fuori classifica, talmente fuori che non sarebbe rientrato neanche in una top 10, ma che, ahimè, mi ha divertito in modo tale che quasi me ne vergogno.
Hunted: The Demon’s Forge è forse uno dei peggiori titoli mai concepiti. Funziona male, è ripetitivo, ha scelte stilistiche senza senso, graficamente scarno, giocarlo in cooperativa è un’esperienza atroce… ma dannazione quanto è stato divertente. Hunted: The Demon’s Forge è un gioco d’azione di stampo fantasy, con molti richiami alle meccaniche di Gears of War. E’ una totale presa in giro al genere, e il bello è che sa di esserlo! Le situazioni e i protagonisti con i loro dialoghi, rappresentano un’accozzaglia di cliché fantasy e, allo stesso tempo, sfottò degli stessi. I nostri due anti-eroi non perderanno occasione per criticare scelte assurde ormai diventate la norma, come quando Caddoc, l’umano, critica l’armatura di E’lara, l’elfa, che lascia ben poco spazio all’immaginazione, affermando che stesse affrontando l’avventura praticamente in costume da bagno. O ancora quando, attraversando passaggi stretti con E’lara, la telecamera andrà a posizionarsi in modo da inquadrare le sue generose forme.
Si tratta di un gioco caciarone che non ci prova neanche a prendersi sul serio, e che, forse, potrà riuscire a regalarci qualche ora di spensieratezza, mentre mitragliamo di frecce le orde di nemici che si riverseranno contro di noi.