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WOWOWO AMICI SPORTIVI BEN RITROVATI! (cit.)

Ci siamo.

Il nefasto 2019 è arrivato (da un po’ ormai) e la sfilza di novità da prendere sta già in fila fuori dalla porta, pronta a bullizzare noi e i nostri portafogli, MA cerchiamo prima di metabolizzare quello che di bello abbiamo giocato nell’anno appena passato… e quello che ancora non abbiamo finito.
Un po’ come con i cenoni di Natale e Capodanno praticamente.
Il sottoscritto, ad esempio, è qui che parla della sua Top 10 2018 fresco di Monster Boy e il Regno Maledetto, gioco che potrei già piazzare nella futura Top 2019, ma capirete meglio tra un po’ di tempo… capito no? Eheh, preparatevi.

E a proposito della Top: ho inizialmente avuto l’intenzione di riproporre la formula del doppio articolo già provata l’anno scorso, con “i giochi datati 2018” da una parte e “i recuperi del 2018” dall’altra, ma… beh, l’indecisione e lo squilibrio tra il numero e la qualità di titoli finiti hanno preso il sopravvento.
È stato un anno davvero ricco per me in senso videoludico (cosa che ripeto ogni anno ormai ma, oh, questi ultimi anni sono stati, e saranno, carichissimi, aiut-).
Nuove uscite di altissimo calibro, come il GOTY God of WarMonster Hunter WorldMarvel’s Spider-Man Bloodstained Curse of the Moon (ahimè, ancora niente Red Dead Redemption 2).
Grandissime riscoperte, come Jumping Flash, Kid ChameleonVirtual On Umihara Kawase,.
Per non parlare della miriade di remake, remastered, porting, collection e altrecosefatteperprenderesoldianoinostalgici, tra Spyro Reignited Trilogy, Shadow of the Colossus, Street Fighter 30th Anniversary Collection e chi più ne ha più ne metta (e ne metteranno ancora nei mesi a venire tra Crash Team RacingMedievil e compagnia bella).
Quindi, per non stare lì a sceglierne 5 e 5, ne ho presi direttamente 10 tra tutti quelli che ho giocato nel 2018, a prescindere dal loro anno di uscita o, addirittura, dalla loro qualità effettiva, senza ordini e divisioni di alcun tipo o che altro.
Anzi, talvolta potreste trovare più titoli di una serie in una sola posizione, il che manderà a quel paese la top DIECI, ma ok… eh oh, “o tutto o niente”.

… Però sarebbe anche l’ora di cominciare ad elencare eh.

VAI DEMO! SIGLA! (cit.2)

*Sto scrivendo con questa in testa, beccatevela come musica di accompagnamento*


DRAGON BALL FIGHTERZ

Partiamo leggeri ma veloci, proprio come il titolo in questione.
Un gioco qui presente non tanto per la qualità in sé (che non è comunque da sottovalutare, sia chiaro), bensì per il divertimento e le ore che mi ha regalato, manco fosse DDROGA. Un solo anno di attività, giusto giusto, eppure si è ritrovato in men che non si dica nel podio dei titoli più giocati dell’intera vita della mia Playstation 4. E ancora non si vede la luce alla fine del tunnel.
Dragon Ball FighterZ unisce una delle mie serie manga/anime favorite con uno dei miei generi videoludici preferiti in assoluto, il tutto in un pacchetto confezionato dalle mani divine di Arc System Works, attualmente una delle software house TOP (a proposito) nell’industria dei picchiaduro = è un invito a nozze.

Sinceramente sono più per i giochi di combattimento 1 contro 1 – magari meno basati su combo da 3 personaggi lunghe due stagioni che detonano l’avversario in una singola occasione (peggio ancora nei momenti di sbilanciamento del roster) – ma l’adrenalina, la spettacolarità e l’accessibilità del sistema di combattimento, oltre alla cura maniacale del team di sviluppo nella realizzazione, nel fattore audiovisivo, nel comparto tecnico tutto… tolto il fatto che si parla comunque di UN VERO PICCHIADURO 2D SU DRAGON BALL… come posso anche solo pensare di staccarmici? Impossibile. Ci tornerei comunque. Anche se online mi risulta quasi sempre ingiocabile, ma vabbè, lasciamo stare ‘sto punto dolente o mi sale la tristezza.

Tra i millemila giochi – e ritorni – rilasciati e annunciati ultimamente, il picchiaduro sta vivendo una specie di nuova “golden age”, e tra tutte le uscite dello scorso anno, almeno quelle da me giocate – Street Fighter V Arcade EditionSoulcalibur VI, Blazblue Cross Tag Battle, Fighting EX Layer – insieme alla “robavecchia” che sono riuscito a recuperare – Tobal 2, Samurai Shodown V Special, Arcana Heart 3 LOVE MAXAkatsuki Blitzkampf – ho voluto PER FORZA mettere un qualcosa di questo tipo in lista.
E DBFZ è riuscito a spuntarla.

(Anche se… Soulcalibur VI ora ha 2B di Nier Automata… solo la sua presenza lo rende un GOTY eh)


A mente calda: Einhänder

EINHÄNDER

Facile no? Basta un link e via, eccovi il secondo gioco della lista!
In verità non sarà l’unico qui dentro, lo ammetto, ma, d’altronde, non farei altro che sottoscrivere la maggior parte delle cose che potete già leggere nell’articoletto ad esso riservato.
Lui come molti altri qui sotto.

Al solo riguardarlo, però, mi sono ricordato del momento in cui ho iniziato a giocarci…
Squaresoft? Shoot ’em up? Come ho fatto a non averlo mai giocato prima??”
E ancora non mi capacito di quello che ho lasciato indietro in tutti questi anni, da amante della prima Playstation quale sono poi.

Eh sì, il retro-recupero di Einhänder è stato uno dei migliori del 2018, niente da dire.
La speranza di rivederlo in qualche altro modo non morirà mai. A differenza mia durante la prima run.
SQUARE, PERCHÉ NON FAI QUALCOSA? NON DIMENTICARTI DELLE TUE STESSE PERLE!
… Mi sa tanto che in questi giorni lo riprendo in mano.
Intanto un po’ di PEW PEW ci sta sempre, anche dopo 20 anni.
E divertirà sempre.
Imprecazioni permettendo.
Un titolo che non invecchierà mai.


E qua mi ricollego un po’ alla Top 5 2018 del nostro Fiveomega che, come me, è riuscito a finire ed apprezzare questo piccolo gioiellino grazie all’aiuto di Playstation Plus.
Come affermano sia lui che la nostra collega Talesofmanu – sul suo Incontro Ravvicinato dedicato proprio all’indie dei talentuosi Tequila Works -, RiME è stato, anche per me, una delle esperienze ludiche più toccanti di sempre, nel senso più autentico possibile, come se gli stessi autori volessero farci provare un evento da loro vissuto in prima persona. La sua forma (e forza) espressiva va a ricordare molto da vicino Fumito Ueda, più precisamente il suo ICO, ma il team spagnolo è riuscito a rendere unica e profonda quest’avventura, che si presenta più come “un viaggio introspettivo che permette di vivere, in modo diverso da solito, alcuni degli stati d’animo più tristi e dolorosi che possono capitare nella vita”.

Sebbene abbia alcuni problemi tecnici (lag in primis), si parla comunque di un titolo visivamente meraviglioso, con un mondo eccezionale ed un gameplay che, seppur molto lento, risulta interessante per tutta la (breve) durata della partita, grazie alla varietà dei puzzle e delle ambientazioni, queste ultime suggestive come poche cose.

Il “brutto” è che… non si può dire molto altro se non “è da giocare”, perché solo così si può conoscere il motivo che rende RiME così speciale… ma una singola parola di troppo e *ALLERTA SPOILER*!

Basta anche solo il bellissimo tema principale per capire di che tipo di gioco si parla… anche se ci dovrebbe essere ancora la musica di Persona in corso, ma vabbè, pausetta e via:


MEGA MAN 10 + 11

Mega Man 21

… Ok, eliminata questa tristissima parentesi, ecco qui il primo “multi-gioco della stessa serie” di cui parlavo inizialmente. Perché?
… Boh, perché sì.
Scherzi a parte, il 2018 ha segnato il ritorno in pompa magna del robottino blu di casa Capcom dopo ben 8 anni di assenza dall’ultimo capitolo numerato, quindi… come tappare l’hype per l’undicesimo “in arrivo” se non giocando entrambe le Legacy Collection? Soprattutto se, tra i capitoli della serie fatti e ri-fatti, NON mi risultavano il 9 e il 10!
Eh oh, al tempo non avevo modo di giocarli. E pensare che con il 9 c’è stato addirittura un salto di 11 anni dal numero 8, altro che 10 > 11… ma vabbè, non smetterò mai di dire “meglio tardi che mai”, specialmente in questi casi.

E così, nei primi mesi del 2018, mi sono rigiocato TUTTA la serie principale di Mega Man, compresi, ovviamente, il 9 e il 10. MA, mentre il primo dei due non è riuscito ad entusiasmarmi più di tanto, per via di una mia percezione di “passi indietro” su molteplici fattori – non solo graficamente quindi (vista la ripresa dello stile originale NES), ma anche in fatto di meccaniche, contenuti ed ispirazione generale nella realizzazione di livelli e musiche -, il secondo invece l’ho ADORATO!

Mega Man 10 mi si è piazzato davanti prepotentemente con una qualità che forse non vedevo da Mega Man 3! Level design, OST, boss, rigiocabilità, modalità e personaggi utilizzabili… tanta roba, tutta al suo posto, tutta al… TOP!
E a proposito di OST, è un anno che ho questa in loop:

Con esso mi è stata donata di nuovo la speranza per il successivo lavoro di Capcom, perché con Mega Man 10 mi hanno fatto capire che lì dentro è rimasta qualche testolina buona, con delle belle manine laboriose che ancora riescono a creare qualcosa che rispetti appieno lo standard (alto) di Mega Man.
E infatti non mi hanno deluso. Nemmeno quando è uscito lui, il mio “Action dell’Anno 2018“: Mega Man 11. Con una veste tutta nuova, sì, ma anche un po’ “nostalgica”, e… ah, ma aspettate… ma io c’ho fatto pure un Incontro Ravvicinato!
Non mi resta che finire qui questa parte quindi: IT’S LINK TIME!

Mega Man 11


ICONOCLASTS

Una delle sorprese più inaspettate dell’anno.
Forse non avrei mai toccato Iconoclasts se non fosse stato per il Playstation Plus di Dicembre, e invece ora, col senno di poi, frusterei il me stesso di mesi fa per aver ignorato questo ben di dio indipendente.

Lo ammetto, l’ho scaricato ed iniziato col presupposto di giochicchiare un qualcosa di leggero, corto, caruccio e coccoloso, pensando di iniziare il “solito indie dal fare pixeloso” che cerca di riprendere vecchi titoli di tanti anni fa per rimembrare “i bei vecchi tempi”… ah… AH! Tutto fuorché questo. E non solo: penso di aver finito l’anno completando uno dei giochi più tragici di sempre, in cui l’unica cosa coccolosa è la protagonista, la semi-muta Robin.

Seriamente, non mi sarei mai aspettato questa profondità in… TUTTO!
Una trama sorprendentemente matura, strapiena di temi forti ed eventi intensi; personaggi caratterizzati divinamente che ricorderò finché campo, protagonisti E antagonisti; un sistema di gioco rifinito a dovere in ogni sua parte, con quell’insieme di generi tipico dei metroidvania perfettamente bilanciato per difficoltà, esplorazione delle molteplici mappe interconnesse, combattimenti ravvicinati e non, potenziamenti e collezionabili ottenibili, utilizzo delle meccaniche di movimento e battaglia, varietà di situazioni, risoluzione di puzzle ambientali e quant’altro; una durata dell’esperienza da non sottovalutare, per via di una storia a suo modo abbastanza longeva ma sempre intrigante, oltre che per la miriade di oggetti e segreti da trovare, e missioni da fare; infine un’ambientazione ispirata, contornata da quel “fare pixeloso” detto prima che, in questo caso, si può realmente chiamare “pixel art“, con livelli veramente dettagliati e animazioni di alto livello. E mettiamoci pure una buona soundtrack che calza benissimo con il design dei livelli, così, per non farci mancare niente.

E tutto ciò grazie ad UNA persona: Joakim ‘konjak’ Sandberg.
Già solo questo dato merita una menzione.
Anzi, lo stesso Konjak meriterebbe più di una menzione. Così come il suo gioco.


DARK CLOUD

“MA COME, GOD OF WAR E SPIDER-MAN NOMINATI E BASTA E POI MI TOCCA VEDERE UN DARK CLOUD? SEI PAZZO!”
EEEEEEEEEEEE… sì.
Come accennato qui su, nelle prime righe, in questo articolo scardinato troverete – e/o avrete già trovato – cose “a prescindere dalla loro qualità effettiva”, quindi, sì, seppur mi abbiano reso questa lista DIFFICILISSIMA da stilare, ci sono stati titoli come God of War e Spider-Man: assolutamente bellissimi, dall’indubbio valore, tra i giochi migliori dell’anno e di TUTTO il parco titoli PS4 tanto mi hanno divertito ed emozionato, dei MUST per ogni possessore della console Sony… MA… non so, forse sono solo Pazzo e basta, ma… come spiegarmi…
Avete presente quando provate o vedete un gioco che riesce ad interessarvi abbastanza, ma che non riuscite a recuperarlo se non ANNI dopo, finendo per tornare indirettamente indietro nel tempo e ritrovare quella “magia” che vi ha catturato ai tempi? Ecco: qui quel gioco è Dark Cloud.

Non è invecchiato bene. È ripetitivo, tanto. Anche banale, se non infantile, sotto alcuni aspetti.
Una volta l’ho pure mollato per un periodo (quel deserto lo odio ora).
MA… c’è sempre quel maledetto MA… quel “qualcosa” che, alla fine della fiera, è riuscito a prendermi. Qualcosa che mi ha fatto affezionare al gioco, ai suoi personaggi, alla sua storia e, perché no, anche al suo gameplay. Un’affezione strana… nostalgica forse? O forse perché si tratta pressoché di una “favola”, senza troppi fronzoli, semplice ma magica, per l’appunto. È da un po’ che non mi capitava un’opera così, che mi facesse “tornare bambino” in una maniera così spontanea. Una sensazione che mi mancava.
“Infantile” quindi, sì, ma non in senso negativo.

Tra l’altro, nella sua ripetitività di fondo, ho trovato davvero interessante e funzionale il mix tra gioco di ruolo e gestionale, dungeon-crawler e city-builder, “picchiare mostri su corridoi generati automaticamente” e “ricostruire città e soddisfare le richieste degli abitanti”. Gratificante quasi. Soprattutto se mi proietto mentalmente nel suo anno di uscita, il 2001. Quindi tanto quanto.
Che poi ho già messo le mani sul “seguito”, Dark Chronicle… e se continuerà a prendermi così, anche quest’ultimo potrebbe fare la fine del suo predecessore e comparire in una futura top.

Il Toan dubbioso sono io che penso alla top 10. La piccola Xiao è Dark Cloud.


A mente calda: Persona 5

PERSONA 5

YOU’LL NEVER SEE IT COMIIIIIIING!

E invece no, il suo arrivo l’abbiamo visto. Ed è bellissimo.

Anche qui: altro link altra corsa. E non solo con l’articoletto redatto dal sottoscritto, ma anche con quello sull’Incontro Ravvicinato del nostro Leonick.
Come per Einhänder quindi, un altro “A mente calda” scritto durante l’anno passato, e non di certo l’ultimo che vedrete qui dentro, anzi. Ed anche in questo caso, beh… non c’è troppo altro da dire. Avrò anche fatto nascere quella rubrica per manifestare sia la mia opinione “calda di titoli di coda” che le mie reazioni in quei determinati istanti, che di solito poi cambiano col tempo, si “raffreddano”, e si slegano dall’hype del momento… ma, no, con Persona 5 (e i giochi protagonisti della prossima parte) è diverso. Non sarà il tempo a farmi cambiare idea qua.

Rifarei quel centinaio di ore più e più volte in vita. Rientrerei in quel mondo e nel team dei Phantom Thieves anche prima di subito. Ne parlerei all’infinito, ancora e ancora, e consiglierei un gioco come questo pure ai sassi. Anche solo per lo Stile (sì, con la S maiuscola) e per tutte quelle piccole e grandi chicche che permeano ogni singolo secondo su ogni singolo pixel. Anche nei semplici menù, per dire.
Persona 5 è un JRPG che, per me, rasenta la perfezione e tutti gli amanti del genere (e non) dovrebbero dargli ALMENO una chance.
Anche se è solo in inglese.
Non lo capite? IMPARATELO APPOSTA!

Ovviamente non c’è bisogno di ripetere le parole che già scrissi nell’articolo su linkato, o quelle di Leonick, ma prima di chiudere qui sappiate che è stato grazie a lui che mi si è riaccesa la scintilla, l’amore per il genere… ma quale scintilla: UN INCENDIO!
Non a caso, rimanendo in tema, ho recuperato anche il primissimo Persona nella sua versione per PSP (e sono in procinto di finire il secondo). Ecco, ora sapete il perché della “sigla” piazzata all’inizio… e che spero non abbiate tolto, se non per le altre linkate qui sopra… e quella che sto per linkare ora… perché OMMIODDIO COSA NON SONO LE MUSICHE DI PERSONA 5!

Sorprendente all’inverosimile.


YAKUZA KIWAMI + ZERO + KIWAMI 2

SBAM! TRIPLETTA SEGA!
CRISTIANO RONALDO SPOSTATI PROPRIO!

Indovinate un po’: *MENTE CALDA IN INTENSIFICAZIONE*
Triplo gioco, triplo link!

Ma prima una cosa: è stato impossibile scegliere qui.
Se Iconoclasts è stato la sorpresa più inaspettata, Yakuza è la mia più grande e personale sorpresa dell’anno. Parlo proprio della serie.
Ho sempre voluto recuperarla, sin dai tempi di PS2 (in cui giocai solo metà del primo capitolo per “vie traverse”) e, con tutte ‘ste “recenti” uscite – remake, remastered, prequel, sequel, spin-off... altro? -, ho voluto, se non DOVUTO, (ri)cominciarla e continuarla, finalmente, una volta per tutte.
E mi ha folgorato. Tanto. MA TANTO!
Fin da subito poi, già dal primo, con Kiwami. Per poi “peggiorare” con Zero e, infine, con Kiwami 2.

Li ho amati. Tutti e tre. Esageratamente TROPPO. Al solo pensarci mi partono le lacrime virili. Tre dosi.
E non vedo già l’ora di mettere le mani sul resto della serie con le remastered per PS4 di Yakuza 3, 4 e 5. Prima di finire il tutto con il 6 ovviamente.

È possibile che una serie ti entri nel cuore diventando una delle tue preferite solo con 3 capitoli principali su 7, due dei quali pure remake? Beh: a quanto pare sì. Anche se questo è anche un punto a sfavore… a sfavore mio, visto che recuperarli tutti è un po’ un casino… e per le remastered, come già detto, bisogna aspettare… AIUT-

Ah già, dimenticavo… non è che scrivo solo “uh chebbello meppiasa”, quindi ecco la combo da tre colpi prima promessa, così che abbiate una visione migliore di quello che intendo… credo.
Ah, e Majima è uno dei personaggi più belli di sempre.

A mente calda: Yakuza Kiwami

A mente calda: Yakuza Zero

A mente calda: Yakuza Kiwami 2


THE WONDERFUL 101

Il 2018 è stato sicuramente l’anno di PS4, almeno per me, e non solo per i giochi finora accennati. Ma ci sono stati quei bei due mesetti, Marzo e Aprile per l’esattezza, che sono stati marchiati a fuoco da un’altra console: Wii U. Una console non mia tra l’altro. E qui ringrazio di nuovo il mio amico generoso per questo.
In quel periodo ho passato tutto il tempo a recuperare non poche cose marcate Nintendo, come Super Mario World 3D, Mario Kart 8, Hyrule Warriors, la BELLLLISSIMA versione HD di The Legend of Zelda: The Wind Waker e un sempreverde replay della doppietta di Bayonetta.
Perciò ho pensato di finire questa lista con DUE giochi della suddetta macchina.
Il primo è… beh, l’avete già visto, ma dovreste anche averlo già letto qui dentro qualche mese fa, no?
… NO??

Ripeto quello che è successo con Mega Man 11: qui non si parla di un “A mente calda” ma di un vero e proprio Incontro Ravvicinato bello lungo… oddio, bello non so, ma lungo sicuramente.
Quindi, in questa sezione, non c’è bisogno di presentazioni o di chissà quali descrizioni sul gioco in questione e sul mio pensiero a riguardo, viste le righe spese nell’articolo apposito, che ovviamente potrete ritrovare qui sotto.

Ecco, forse giusto una o due frasi che riassumano il tutto in tempo zero:
The Wonderful 101 è una delle opere migliori di Platinum Games e uno degli action più divertenti, geniali e fuori di testa di tutto il genere.
O per meglio dire:
È SUPER-MEGA-WONDER-SORPRENDENTE-BIG-BANG-ASTRALE-LEGGENDARIO-GIUSTIZIERE-FAVOLOSO-DEFINITIVO-ALBEGGIANTE-INFINITO-FUTURISTICO-TOTALE

The Wonderful 101


THE LEGEND OF ZELDA: BREATH OF THE WILD

Ed eccolo lì.
Eccerto, mica mi prestano Wii U senza The Legend of Zelda, Breath of the Wild? Ma vi pare? VI PARE? TSK-
Aaaaaaallorallorallora, che dire…
… Non lo so.
O meglio: lo so, circa… ma, sinceramente, trovo davvero difficile parlarne, soprattutto in poche righe.
Con Breath of the Wild si può dire tanto come si può dire niente, ma in entrambi i casi si può esprimere di tutto.
Ed è anche questo il bello del gioco… circa, visto che qui non posso scrivere tanto e mi mette in difficoltà… ma sì dai, ci provo… *respiro profondo*

Non potevo chiedere di meglio.

Non penso che questo capitolo della serie sia solo uno dei giochi più belli della generazione attuale, se non di tutta la storia di questo media (e non sto esagerando), ma anche uno dei più importanti dell’intera vita di quest’industria del videogioco, per via della sua imponenza evolutiva che ha portato una determinata tipologia di gioco su nuovi standard.
Questo è l’esempio perfetto che mostra come non ci sia assolutamente bisogno di un’esorbitante complessità nella trama o di una ricerca nel fotorealismo grafico per dare vita un prodotto veramente impressionante. Qui si toccano livelli di cura, completezza e maestosità mai visti prima, fondati da un’idealità sentita, genuina, vera, trasmessa poi attraverso la realizzazione di quella che potrei chiamare la quintessenza dell’avventura e dell’esplorazione.
Le sensazioni che il gioco regala al giocatore sono il risultato delle sensazioni del giocatore stesso nel momento in cui quest’ultimo compie le sue scelte di vita all’interno delle terre di Hyrule.
Dopo i primi minuti passati a conoscere incipit e comandi, infatti, l’intero ambiente – e tutto quello che esso tocca – è a nostra disposizione.
Il gioco da delle linee guida. Il giocatore sceglie se seguirle o meno.
Il mondo di gioco è vivo, aperto. Il giocatore vive, ed è libero.

Il termine “ecosistema” viene rispettato nella sua forma più letterale.
L’interazione degli organismi viventi e della materia non vivente che interagiscono in un determinato ambiente costituiscono un sistema autosufficiente e in equilibrio dinamico, in cui la natura e la sua attività fanno da padrone sul lungo viaggio di Link, alla scoperta del passato, e del futuro, della sua terra, dei suoi cari e di se stesso.
Si può mettere fine a tale spedizione in mezz’ora, in 30 ore, in 120 ore, finché morte non ci separi.
La libertà di approccio raggiunge il suo picco massimo.
Personalmente, come prima accennato, mi sono fatto guidare esclusivamente dalle mie sensazioni, dalle mie tempistiche, da un continuo senso di meraviglia, andando “dove mi ha portato il cuore”, come se fossi esente da ogni limite: mi sono recato su ogni anfratto e da ogni abitante dell’intera mappa giocabile; ho visitato e completato quante più zone, sacrari e richieste possibili; ho conosciuto le memorie del protagonista e di tutti i personaggi ad esso collegati, affezionandomi a loro incondizionatamente; mi sono rinforzato, fino a sentirmi definitivamente pronto, con l’esperienza accumulata su ore ed ore di battaglie, enigmi, fasi di sopravvivenza esplorativa e “semplici eventi di vita vissuta”… questo, e tanto altro, solo e soltanto perché l’ho voluto io.
Infine, vedere tutto quello che ho passato proiettarsi nel finale del gioco e della mia avventura è stata un’emozione fortissima. Sono arrivato ai titoli di coda quasi in lacrime. Lacrime di soddisfazione. Soddisfazione enorme, proprio come il gioco. E ne volevo ancora.

Breath of the Wild è un nuovo classico del Videogioco.

*anf*
Ce l’ho fatta…?
Ho detto che la Zelda di questo capitolo è la miglior Zelda della serie? No? Bene, ora lo sapete.
Vabbè, ci sarebbe tanto altro da dire su un gioco del genere, ma bon, dovrebbe (o meglio DEVE) bastare. Anzi, ho esagerato. L’importante è che sia riuscito a far capire la magnificenza di questo lavoro targato Nintendo, che si veste benissimo della parola CAPOLAVORO.
Un’opera magna che TUTTI devono – e non solo “dovrebbero” – giocare una volta nella loro vita, senza se e senza ma.

Indimenticabile.


E niente… THAT’S ALL FOLKS!

Avrei tanto voluto parlare di altri giochi meritevoli, ma è già troppo tutto quello che siete andati a leggere (forse) qui, quindi immaginate che casino con, che so, cinque giochi in più… altro che wall of text.
Ma almeno li ho menzionati no? God of War, Spider-Man, Bloodstained e altri ancora, erano tutti in lizza, pronti ad entrare in questa lista, ma ehi, mica si può fare una Top MILLE! (cit.)
Diciamo che sono presenti comunque anche se non lo sono (?)

Ma questo fa capire che si è avverato quello che ho sperato l’anno “scorso”: ANCHE IL 2018 È STATO UN ANNO AL TOP!
Ripongo quindi questa speranza anche nel 2019, un anno che, come già mostrato nelle prime righe e nella “lista della spesa” pubblicata a Natale, è già iniziato bene… TROPPO BENE!
DIVINAMENTE PROPRIO!
AIUTO!

AUGURO A TUTTI UN BUON ANNO NUOVO DI ALTRETTANTE COSEBBELLE E FIUMI DI CAPOLAVORI VIDEOLUDICI!