Share

ARIECCOMI!
Sono riuscito a tornare prima della fine di Gennaio!

Ricapitoliamo in fretta e furia: AAAAAAAAAAA CHE 2017 POTENTISSIMO!
Dai, seriamente: ho già parlato della mia Top 5 2017 sulle novità, quindi sui giochi datati, per l’appunto, 2017, ma il loro numero IMPALLIDISCE davanti ai recuperi di ROBEVECCHIE.
Anzi: ROBEVECCHIEBELLE.

Nemmeno io riesco a capacitarmi della mole di roba giocata nell’anno appena passato.

Anni ’90? Magician Lord o Maui Mallard in Cold Shadow.
Più recenti? Beyond Two Souls o Kirby’s Return to Dream Land.
Altri giochi recenti, ma dal tocco retro? Maldita Castilla o OneShot (che ha combattuto malamente nella mia testa per la sua presenza in questa Top 5… tanto particolare quanto emozionante).
Riscoperte storiche e gravi buchi ora riempiti? Panzer Dragoon o Dark Cloud (quest’ultimo ancora in corso).
E poi, eheh, millemila picchiaduro di ogni salsa: da Under Night In-Birth a Last Bronx, da Guilty Gear XXAC+R a Evil Zone, fino alle serie complete di Fatal Fury e Art of Fighting.
Per non parlare di “ritorni di fiamma”, ovvero cose già iniziate tempo fa ma mai finite (fino ad ora), come Steambot Chronicles o Gravity Rush.
E altro ancora che sto saltando perché se no finirei quest’articolo nel 2019.
Ho praticamente toccato (e ri-toccato) con mano ogni tipo di gioco e di annata.
E di scimmie… quelle di Ape Escape 2 ovviamente.

Ci sono stati, però, dei momenti in cui ho seriamente pensato “Come ho fatto a non giocare/finire prima questo ben di Dio?” o “Sono Pazzo o sono pure scemo?”. Perché, davvero, aver saltato certi titoli, come il già citato Panzer Dragoon… è imperdonabile.
Ok, i motivi che mi hanno portato a giocarli/finirli solo da poco ci sono e sono tra i più disparati, ma non cambia il fatto che siano stati non buchi, di più… Crateri! Abissi! BUCHI NERI! Robe che nemmeno le strade di Roma!

Guardate, faccio prima a farvi capire la pesantezza della cosa con il primo gioco della lista: PARTIAMO CON ‘STA TOP 5 VA!


A Link to the Past

Sì… non avevo mai finito The Legend of Zelda: A Link to the Past… e non solo lui.
Non sono mai stato un gran giocatore di Zelda, anzi, ne ho finiti pochissimi e per la maggior parte si parla di capitoli 3D, come Ocarina of Time e Twilight Princess. Li ho apprezzati, tantissimo, ma non ho mai pensato seriamente di recuperare la serie… fino all’anno scorso. Già provai questo piccolo grande pezzo di storia molto tempo addietro eh, ma stavolta mi ci sono messo d’impegno e, una volta iniziato, non l’ho più mollato fino alla fine… mh, togliete “fino alla fine”. Non l’ho mollato nemmeno dopo, perché ne ho voluto ancora. L’ho completato al 100% e… poi ho giocato e finito Link’s Awakening. Ed anche quest’ultimo si è proposto a me come componente di questo gruppetto top, ma, beh, non potevo di certo mettere due Zelda… o sì? Ma vabbè, A Link to the Past è… è oltre. Oltre tutti i capitoli della serie da me giocati. Sì, anche oltre Ocarina of Time (superato anche da Link’s Awakening tra l’altro). Soprattutto per quanto riguarda gameplay ed atmosfera… non me ne vogliate.

E poi, wow… raffiche di sensazioni come non ne provavo da tempo. E per tutta la sua durata.
Il senso della meraviglia si è palesato ogni minuto. Il senso della scoperta mi ha donato piena vita nei panni del sempreverde (parola non a caso) Link. Il senso dell’avventura mi ha tenuto a braccetto per tutto il viaggio nelle terre a 16-bit di Hyrule. Il senso del dovere mi ha portato all’esplorazione selvaggia e al compimento di ogni possibile difficoltà al quale sono andato incontro. Il senso della sorpresa mi ha abbrancato ad ogni passaggio, boss, segreto ed equipaggiamento scovato. Questo, e tanto altro, riassunto in una sola frase: con A Link to the Past sono tornato bambino. Un bambino spensierato che muove i suoi primi passi in un ambiente a lui sconosciuto ma, allo stesso tempo, familiare. Un bambino che vede e tocca tutto quello che non è chiaro e che vuole conoscere meglio. Un bambino che, una volta visitato e apprezzato un posto, fa i capricci per tornarci.
… Certo, si parla anche dello stesso bambino che lancia bombe nei muri, ma, ehi, i marmoc- i pargoli innocenti sono così, un po’ curiosi… AH, ecco la parola giusta, l’istinto che mi ha portato a percorrere ogni piccolo anfratto della terra di Zelda e dei suoi dungeon tanto ispirati (e pericolosi): curiosità.

“La curiosità uccise il Pazzo, ma la soddisfazione lo riportò in vita.”
Il detto non recita proprio così, ma è perfetto per l’occasione: la soddisfazione, alla fine, dopo tutte le peripezie (e le imprecazioni) che ambientazioni e nemici mi hanno procurato, fino all’epico scontro finale, è andata ben oltre le mie più rosee aspettative. “Oltre”, proprio come A Link to the Past.
Mai un momento di noia. Perché “La cura per la noia è la curiosità. E non ci sono cure per la curiosità”.
Solo qualche piccolo momento di “MA DOVE SONO DOVE STO ANDANDO ASPETTA CHE MI ORGANIZZO”.
Capolavoro immortale. E ora riesco a capire al meglio chi lo afferma.

zelda alttp

Questo momento è e resterà per sempre uno dei più iconici della storia dei videogiochi, e (ri)viverlo è stato tuttora entusiasmante.


Parasite Eve

Capitemi: da noi uscì direttamente il secondo capitolo, e lo amai, ma il primo… eh… dite che avrei potuto finirlo comunque prima del 2017? E Zelda allora? Eh oh, tempo al tempo… e poi sono il primo ad essermi fustigato da solo per questo, soprattutto pensando al fatto che, in verità, lo giocai pure, ma… chi se lo ricordava più! Un po’ come con Final Fantasy VII ai tempi: e chi lo capiva? Ok, FFVII poi l’ho recuperato subito dopo aver studiato una base di inglese, e questo no, ma… *rumori di frusta sulla schiena*
E meno male che io ed un paio di amici abbiamo deciso di rigiocare la serie, così ho potuto finirla come si deve ed apprezzarla come mai prima d’ora! Anzi, rettifico: così ho potuto rivalutare al meglio il primo e al “peggio” il secondo. E con questo non voglio dire di aver perso la mia grande affezione verso il secondo capitolo eh, sia chiaro, mai e poi mai… però, ecco… il primo Parasite Eve per me è diventato imprescindibile.
Oro colato.
E non si batte.

La produzione di Hironobu Sakaguchi che da la base al bellissimo tratto da disegno di Tetsuya Nomura, alle grandiose OST di Yoko Shimomura dal giusto tono malinconico e “oscuro”, alla favolosa direzione di Takashi Tokita… il “tocco dei maestri” (e della maestra) l’ho sentito tutto. E ho goduto tantissimo, sin dai primi istanti, con uno dei prologhi migliori di sempre.
Iniziare un gioco con un’opera teatrale dalla musica sublime e una battaglia memorabile come tutorial? W-O-W! Attira dall’inizio e intrattiene fino alla fine. Sempre interessante, affascinante e divertente, grazie ad una storia incalzante e un sistema di gioco che mixa perfettamente GDR e survival horror, tra sviluppo di personaggi ed abilità, ambientazioni claustrofobiche su una world map, combattimenti “casuali” con esseri abominevoli e organizzazioni dell’inventario al limite della Pazzia. Il team dell’allora Squaresoft ha sfruttato al meglio questi due generi videoludici per creare un’unica grande perla della prima Playstation, c’è poco da dire. Persino lo scrittore del romanzo da cui è tratto il gioco è rimasto piacevolmente sorpreso, ed è giusto così, a prescindere dalla linearità, che in questo caso non riesco a vedere come difetto, soprattutto davanti alla grandezza del titolo, compreso anche di finali multipli, “nuovo gioco +” e “post-game”.

Ecco, Nomura bello, visto che ci sei, dopo il remake di Final Fantasy VII, perché non provi a riportare in auge Aya Brea e compagnia bella? O te li faccio vedere io i mitocondri, EH??


guardian heroes

“Ed è così che il Pazzo aggiunse una posizione tra i suoi giochi preferiti”.
In un certo box marziano scrissi questo come frase d’apertura.
Eh sì, una volta finito in tutto e per tutto, non ho potuto non dedicare un Incontro Ravvicinato a Guardian Heroes.

Come successo con un paio di titoli presenti nella scorsa Top 2017, anche qua, quindi, posso lasciare tutto il lavoro proprio all’Incontro Ravvicinato – anche troppo esaustivo – appena linkato.
D’altronde non c’è mica bisogno di ripetere ogni sua meccanica ed ogni suo fattore, studiati nei minimi dettagli e preparati in modo da risultare, nell’insieme, UNA DELLE DROGHE PIÙ POTENTI DELL’ULTIMO VENTENNIO (e oltre)!

Citando il sottoscritto: c’è solo da elogiare questo classico senza tempo del Saturn, una pietra miliare del preziosissimo scrigno Treasure.

Niente di più, niente di meno.
Anzi, molto di più.

guardian heroes

Ho perso il conto delle partite fatte solo su Guardian Heroes l’anno scorso… quel sistema di combattimento, con quella varietà di personaggi e vie da percorrere, sono seriamente una droga. Dovrebbero rivenderla in qualche modo… anche se così non mi ci staccherei mai più. E verrei arrestato per dipendenza da sostanze stupefacenti… perché sì, Guardian Heroes è stupefacente.


castlevania order of ecclesia

DOPPIETTA NINTENDO DS FINALE IN ARRIVO!
Il primo gioco in questione non è di certo una scelta sconosciuta tra le mie top, almeno per quanto riguarda la serie di cui fa parte… per non parlare della console.
Nella Top 5 2016, infatti, lasciai una posizione a Castlevania Dawn of Sorrow, una delle tante tappe superate durante il mio viaggio atto al recupero totale della saga Castlevania. Il 2017, ovviamente, non è rimasto indietro, ma stavolta sono arrivato ad un punto critico… con Castlevania Order of Ecclesia – fatto dopo Portrait of Ruin, sempre nel 2017 – ho giocato e finito TUTTI i capitoli 2D… sì, ho finito uno dei miei “vizi videoludici” preferiti e più longevi della mia vita… meno male Guardian Heroes ha un po’ tappato questa tristezza, ma un solo titolo, seppur eccezionale, non ha potuto tappare la voragine che mi ha lasciato Order of Ecclesia una volta finito.

Mi sono sentito vuoto nell’istante in cui ho pensato “toh, e con questo ho fatto tutti i Castlevania 2D” seguito da un confuso “… Oh no”. Almeno c’è un lato positivo: non potevo finire in modo migliore.
Order of Ecclesia , tra i capitoli metroidvania, risulta essere uno dei più “differenti” per via un ulteriore mix in aggiunta a quello del metroidvania, già di suo un insieme di generi. Quest’ultimo, infatti, sembra vada a mescolarsi con lo stile più “classico” delle prime incarnazioni della serie: lo sviluppo del personaggio da una parte e l’elevata difficoltà dall’altra, il backtracking dal primo e la divisione in livelli dal secondo e così via. Il tutto, ovviamente, con alcune novità, quali l’uso delle abilità inedite dei glifi assorbiti da oggetti speciali e nemici.

Questa dualità ha portato, a parer mio, un certo squilibrio tra pro e contro, ma non di quelli pesanti, visto anche al un nuovo setting dato dall’assenza dei Belmont che dona un po’ di varietà e di originalità al tutto. Alla fin fine, quindi, l’ennesima opera di Konami è riuscita comunque a farsi amare, se non a farmi emozionare  una volta arrivato al finale.
La solidissima base dei Castlevania poi, a prescindere, è sempre quella, con tanto di lato artistico e colonna sonora al top, quindi o lo si ama o… lo si ama.
O, perlmeno, i miei gusti non mi danno altra scelta.


Ghost Trick cover

Se Hellblade è stata la sorpresa delle sorprese nella Top 5 dei giochi usciti nel 2017, Ghost Trick lo è in questa. Un titolo che ho visto molto di rado e di cui ho sentito parlare poco in giro, più che altro nel suo periodo di uscita, ma quel poco è stato molto positivo e, una volta ricordato della sua esistenza, ho provato a dargli una possibilità, in modo del tutto distaccato ed ignorante, e…
SBAM! Folgorato. Cuore devastato. Subito innamorato.
Ma ora basta col rimato.

Tornando seri… è stato davvero un fulmine a ciel sereno.
Quella che è iniziata come una “semplice” avventura investigativa soprannaturale, con enigmi ambientali e un incipit interessante, è diventata infine una delle storie migliori mai vissute, pieno di personaggi unici e memorabili, colpi di scena come se piovessero e tanta, tantissima genialità. Genialità E creatività nell’organizzazione degli enigmi, degli eventi, delle interazioni tra personaggi ed oggetti, dello sfruttamento della meccanica “paranormale” alla base del gameplay, sempre più vario e complesso ad ogni capitolo finito… TUTTO è organizzato nei minimi dettagli.

Pur essendo un gioco da “una botta e via”, quelle 12 ore circa hanno marchiato a fuoco il mio essere videogiocatore in modo assolutamente inaspettato. Dopo la prima metà, ho praticamente passato la mia vita al protagonista Sissel – intento ad indagare sulla sua stessa morte – con una foga che non molti titoli sono riusciti a procurarmi, portandomi ad un partita continua (con tanto di “doppia carica elettrica” del DS consecutiva) in cui il mio HYPE – arrivato al limite per la mia voglia di SAPERE – mi ha tenuto letteralmente attaccato al doppio schermino della console Nintendo con gli occhi perennemente sbarrati. Una carrellata di emozioni perpetua, grazie ad una storia scritta divinamente (dallo stesso team dietro la serie di Phoenix Wright… che dovrò recuperare), rafforzata ulteriormente da un design ed una caratterizzazione dei personaggi, anche secondari, ai quali è IMPOSSIBILE non affezionarsi.
Non ho mai adorato così tanto un CANE, per dire… anche perché sono allergico, ma quelli sono dettagli.

Insomma… una GRANDISSIMA rivelazione che auguro a TUTTI coloro che non lo hanno ancora giocato, perché questo, signori miei, è un altro di quei giochi a cui attribuirei la parola CAPOLAVORO senza nemmeno pensarci. Secondo me si tratta proprio di uno dei miglior giochi del genere, “freddato”, però, da un grandissimo “””difetto”””… quello (già accennato) del suo essere un gioco “unico”, con un finale che chiude definitivamente quello che inizia, senza altre possibilità di replay, sequel, prequel e quant’altro.
… Anzi, no, i replay su giochi così belli, prima o poi, ci stanno sempre bene.

ghost trick

Al solo guardarli mi torna in mente tutto quello che ho passato con loro… e mi torna la voglia di rigiocarlo… no no, devo smetterla di pensarci, HO ANCORA UNA LISTA DI ROBE DA RECUPERARE!


Ah, ed anche questa è fatta.

“Capolavoro qua, capolavoro là”
… Non ho parlato di altro in questa top eh? Ma che ci volete fare…
Come indicato pure nello scorso articolo, quest’anno non solo ho scoperto/riscoperto dei bei giochi “e basta”, ma ho addirittura allargato il mio “olimpo di videogiochi preferiti” proprio con alcuni dei presenti qui sopra. Certi hanno anche segnato la storia, altri sono meno conosciuti e non sono riusciti ad arrivare a quel livello di notorietà, ma di certo sono tutti riusciti a segnare ME, aumentando esponenzialmente il mio bagaglio culturale videoludico e la mia lista di COSEBBELLE.
Ogni anno riesco a trovare/ritrovare qualche gemma che riesce ad elevarsi sopra tutti gli altri titoli giocati in quel determinato periodo, ma la qualità generale (oltre che il numero) dei titoli finiti nel 2017 è stata ENORME, in parte anche senza volerlo, il che ha reso quest’anno il… TOP!

IL TOP 2017 È LO STESSO 2017 QUINDI!

Spero davvero che il 2018 mi faccia conoscere ed amare altrettante perle di questi calibri… senza contare tutto quel popò di roba che uscirà di nuovo… ODDIO, IL 2018 POTREBBE RIVELARSI UN ALTRO ANNO TOP, AIUT-