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Una delle questioni più dibattute di sempre è la seguente: cosa serve per fare un videogioco eccezionale? Quale aspetto è preponderante: è necessario un gameplay fluido e raffinato, una storia complessa e appassionante, delle musiche memorabili, o altro ancora? La risposta è inevitabilmente soggettiva e va ricercata nella sfera dei propri gusti personali. Per quanto mi riguarda, adoro i titoli che mi fanno viaggiare in nuovi e interessanti mondi, che siano pulsanti di vita e che attivino di continuo il mio senso di meraviglia. Torment: Tides of Numenera fa proprio questo: mi ha accompagnato lungo un appassionante tragitto. Vivere quest’avventura ha richiesto un po’ di tempo, e intanto il panorama videoludico si è arricchito con The Legend of Zelda: Breath of the Wild, Horizon Zero Dawn e NieR: Automata, ovvero un concentrato di qualità che ha conquistato pubblico e critica. Il rischio è però di dimenticarsi del gdr di InXile Entertainment, che ha tutte le carte in regola per giocarsela alla pari con i titoli appena elencati.

Andiamo con ordine. Torment: Tides of Numenera è un progetto nato da Kickstarter, dove ha ottenuto uno dei risultati più alti di sempre, in termini di finanziamento. Nel 2013 ha raccolto poco più di quattro milioni di dollari, con una pubblicazione prevista per la fine del 2014. Grazie alla ricca partecipazione dei giocatori, però, il progetto è stato ampliato notevolmente e ha richiesto più tempo. Superata una fase di accesso anticipato, la pubblicazione completa su Steam è avvenuta soltanto ora, nel febbraio 2017. Un’attesa estenuante, se si considera il carico di aspettative montato intorno al titolo, il quale si è posto sin da subito come erede spirituale di Planescape: Torment, uno dei gdr occidentali più riusciti di sempre.

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Il prologo ci aiuterà a capire come strutturare il nostro personaggio

La prima fase di gioco di Tides of Numenera richiama l’esordio del suo padre putativo, con il nostro protagonista che si risveglia in un mondo di cui ricorda poco o nulla. Interessante la creazione del personaggio, che si basa sulle scelte effettuate nel corso del prologo per orientarci verso una classe o l’altra, aiutandoci a capire quale stile di gioco si presta maggiormente al nostro modo di agire.
Non sono molte le varianti su cui intervenire, dato che le capacità dei personaggi sono definite principalmente da soli tre elementi: la forza, la velocità e l’intelletto. Tre sono anche le possibili classi: il Glaive, che è sovrapponibile al classico guerriero; il Nano, che ricopre il ruolo del mago; il Jack, che può essere il più equilibrato o tendere maggiormente al ladro dei classici giochi di ruolo fantasy. In base alla nostra scelta, potremo scegliere tra certe abilità invece che altre, tenendo a mente che un party bilanciato è spesso l’opzione migliore per riuscire a cavarsela in ogni situazione.

Una volta terminato il prologo e conclusa la definizione del protagonista, si inizia l’avventura vera e propria. Evito volutamente ogni indizio sulla storia, perché è un piacere che non si dovrebbe togliere al giocatore. Un principio sempre valido e ancora più pressante per Tides of Numenera. Vi basti sapere che l’intreccio narrativo è ben costruito e riesce a tenere sempre alto l’interesse. Il punto forte della produzione sono però le quest secondarie, che si presentano ricche per quantità e qualità. Per darvi un’idea della loro rilevanza, non appena raggiunta la prima area di gioco, ho speso le prime due ore a parlare con gli Npc e ad accumulare attività non inerenti alla trama principale. Il primo progresso per la quest principale l’ho registrato dopo circa sei ore di gioco. Si può facilmente intuire quanto siano interessanti le missioni proposte, non solo dal punto di vista narrativo, ma anche per le diverse possibilità di approccio offerte.

Qui è necessario sottolineare il primo punto critico di Torment: Tides of Numenera, probabilmente ovvio ai più, ma che è meglio ricordare: non è un titolo adatto a chi cerca azione frenetica. Mi sono imbattuto nel primo combattimento dopo più di dieci ore di gioco (e avrei potuto evitarlo) e la maggior parte del tempo viene speso leggendo righe e righe di dialogo, intervenendo solo per selezionare la risposta che più ci aggrada tra quelle offerte. Chiaramente questo non è un difetto e, anzi, chi ama questo tipo di esperienze adorerà le varie battaglie dialettiche offerte dal titolo, ma gli altri giocatori tengano presente questo aspetto se pensano di approcciarsi al gioco di InXile.

Proprio attraverso i dialoghi con gli Npc possiamo indirizzare le quest verso i percorsi che ci sembrano più appropriati. Qui entrano in gioco alcune abilità dei personaggi dedicate alle conversazioni, come la persuasione o l’intimidazione. Per attivare con successo queste capacità dovremo ricorrere alle statistiche dei personaggi, tramite una sorta di “scommessa”. Se, per esempio, il gioco ci segnala che abbiamo il 20% di possibilità di convincere un losco figuro a svelarci i suoi segreti, possiamo spendere un paio di punti intelletto per aumentare le nostre chance fino all’80%. Questi punti vengono sottratti al nostro totale e per recuperarli sarà necessario ricorrere a qualche oggetto curativo, o a una più semplice dormita. Nelle prime fasi di gioco, questo ci costringe a scegliere con parsimonia quanto investire nei dialoghi, per evitare di rimanere “a corto di intelletto” nei momenti più importanti. Una meccanica che va però svanendo nel prosieguo del gioco, perché da un lato avremo a disposizione più punti da spendere avanzando di livello e dall’altro avremo più soldi nel borsello per rimediare qualche nottata di sonno.

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L’interfaccia si limita a fornirci le informazioni essenziali, ma offre poco altro

Ci sono due aspetti delle quest che è importante sottolineare. Il primo è che non si tratta di interazioni isolate e, a seconda di come decideremo di completare un compito, potremo notare conseguenze differenti nel resto dell’avventura. Per esempio, se siamo stati amichevoli con un Npc, questo potrebbe offrirci il suo aiuto mentre cerchiamo di affrontare un’altra missione, allargando così il ventaglio delle possibilità e semplificandoci di molto la vita. Al contrario, aver danneggiato un personaggio potrebbe permetterci di avvicinare più facilmente un suo avversario.
L’altra questione di rilievo è che in Torment: Tides of Numenera anche il fallimento è spesso un’opzione interessante. Non riuscire nella persuasione di un personaggio ci costringerà su un altro percorso, sorprendendoci con un esito differente.
Aspetti che possono spingere il giocatore a rivivere l’avventura più volte, anche solo per sperimentare percorsi nuovi nelle singole quest, allungando così la longevità del titolo, che altrimenti si attesterebbe leggermente al di sotto di quella di altri titoli dello stesso genere.

Come accennato, la parola è l’arma più affilata di questo titolo e quasi sempre riuscirete a risolvere le situazioni senza il ricorso alla violenza. Talvolta però incapperete nelle fasi di combattimento, che si strutturano con un sistema a turni. Il sistema è funzionale ma non eccezionale, risultando inferiore agli standard imposti da certi concorrenti recenti, come Divinity: Original Sin.
In generale la sensazione che si respira in Torment: Tides of Numenera è che tanta è la cura riposta nella gestione della narrazione e dei dialoghi, quanto gli altri elementi del gioco sono stati ridotti all’essenziale. Il sistema di combattimento, come detto, non è particolarmente elaborato e altrettanto si può dire dell’interfaccia di gioco, che si limita al minimo il proprio compito. Sarebbe stata utile, per esempio, una sorta di enciclopedia interna per orientarsi più facilmente tra i molti elementi inediti del gioco, invece i menù si limitano sostanzialmente all’inventario, il diario delle quest e la schermata di gestione del personaggio. Stesso discorso per gli accompagnamenti musicali, che si attestano sul medesimo livello. Sono piacevoli, ma difficilmente troverete delle tracce che vi possano rimanere impresse a lungo.

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“Familiare” è un aggettivo che raramente si può associare con le ambientazioni di Torment: Tides of Numenera

Positivo invece l’impatto estetico. Il gioco sfrutta il motore grafico di Pillars of Eternity, dunque aspettatevi un livello di dettaglio analogo. Niente di eccezionale, ma le ambientazioni sono così interessanti che bastano ad appagare la vista. Del resto, l’universo che fa da sfondo alla nostra avventura è proprio uno degli elementi più stimolanti di Tides of Numenera. Si tratta di un mondo dove tecnologia avveniristica convive con magie ed esoterismo, in un modo che non si appoggia a nessuno dei canoni diffusi dalla fantascienza e dal fantasy. Ogni incontro, ogni ritrovamento innesca così sempre un senso di stupore e di scoperta.

Ci sono diversi altri aspetti del titolo di cui si potrebbe parlare. Potremmo menzionare le “Tides” del titolo, che rappresentano una sorta di bussola “morale” delle nostre azioni, oppure potremmo soffermarci sulle riflessioni filosofiche offerte dal titolo, o ancora commentare il meccanismo dei Numenera, artefatti del passato che possiamo usare a nostro vantaggio. Lascio però a voi il piacere di scoprire in prima persona questi aspetti e mi limito a una piccola nota di chiusura sulle polemiche relative ai tagli di alcuni elementi promessi in fase di campagna di finanziamento. L’italiano purtroppo non è disponibile e, per godere appieno del titolo, è necessaria una conoscenza abbastanza approfondita dell’inglese, sia per la mole di dialoghi sia per la forma piuttosto elaborata.
Per quanto riguarda la riduzione dei potenziali compagni di viaggio (da nove a sei) e dell’assenza del crafting, posso dire invece che onestamente non ne ho sentito la mancanza. Le personalità di coloro che vi accompagneranno sono sempre interessanti e sono più che sufficienti come supporting cast, mentre il crafting sarebbe risultato piuttosto accessorio nell’economia del gioco.

Indice di rapimento

estasiTorment: Tides of Numenera si è complicato non poco la vita, ponendosi come successore spirituale di Planescape: Torment e generando così un quantitativo spropositato di aspettative. Ha avuto successo nel tentativo di eguagliare quel capolavoro? Forse no, ma il titolo di InXile Entertainment è indubbiamente riuscito a distinguersi e a brillare di luce propria. Non è un titolo perfetto e, ancor meno, è un titolo per tutti i palati, ma riesce bene nell’intento principale che si è posto: creare un universo narrativo profondo e ricco di possibilità per il giocatore. Se l’inglese e le lunghe letture non vi spaventano, fatevi il favore di giocare Torment: Tides of Numenera.