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A quante immagini veniamo sottoposti ogni giorno, nel panorama affollatissimo delle notizie usa&getta che ingolfano l’informazione al tempo di internet? Ce ne sono un’infinità del tipo che va archiviato alla voce “curiosità, “stranezze”, o se preferite, più prosaicamente, “acchiappa-clic”.

A quest’ultima categoria aveva tutta l’aria di appartenere la seguente immagine intercettata tra le pagine di Polygon sabato scorso:

Idoli

La preghiera

In questa foto, scattata dalle finestre di un café di shangai, un’anziana signora in ginocchio, venera l’imponente statua di un idolo.

Una donna in preghiera che rende grazie, o chiede soccorso, a un’entità sovrumana che ritiene degna della propria devozione. Si tratta di una scena a cui forse non siamo più molto abituati ma, anche se “fuori moda”, non ci sarebbe niente di strano, non fosse che la statua davanti alla quale si sta inginocchiando non raffigura un idolo sacro al Taoismo o al Confucianesimo, ma Garen, un personaggio di League of Legends.

Il dato anagrafico e una certa distanza dal phisique du role del frequentatore tipo delle battaglie di LOL hanno fatto escludere, con ragionevole certezza, che si trattasse di una videogiocatrice appassionata dei Campioni. A quanto sembra, infatti, l’anziana signora avrebbe semplicemente scambiato il tank del popolare MOBA di Riot Games per un personaggio storico deificato dalla tradizione cinese, Guan Yu.

LOL

LOL

Guan Yu è stato un eroe distintosi in battaglia centinaia di anni fa e viene comunemente associato ai sentimenti di lealtà e rettitudine. Stando a quanto riporta la fonte di ogni sapere a breve termine, Wikipedia, le vicende reali della sua esistenza si intrecciano a quelle inventate di sana pianta, e nei secoli hanno contribuito a crearne il mito rendendolo degno di orazione presso i devoti di almeno tre diverse religioni.

Una volta venuti a conoscenza dell’equivoco le reazioni possono essere di varia natura:

  • si può provare compassione per lei;
  • o, molto peggio, la si può deridere, pensando che si sia coperta di ridicolo alla sua veneranda età;
  • ma si può anche convincersi del fatto che, in fondo, la sua preghiera sarà comunque andata a buon fine.

E infatti questi sono stati i sentimenti contrastanti che hanno espresso centinaia di persone nel commentare l’immagine.

Idoli_1

Eppure…

Ora, sarà stata una digestione laboriosa, un qualche sogno stimolante le sinapsi atrofizzate di quando studiavo per diventare antropologo – decidete voi – ma questa foto ha avuto per me da subito un valore simbolico e una carica di significato eccezionali. Mi è sembrata come quegli indicatori posizionati sui collezionabili di certi videogiochi che stanno lì a dirci che proprio in quel punto c’è qualcosa di prezioso da far venire alla luce, qualcosa da non lasciarsi sfuggire.

Questa immagine sembra confermare in modo eclatante e spettacolare un’idea che da circa un decennio circola tra alcuni di quelli che studiano il fenomeno dei videogiochi in modo serio e competente. L’idea è che un certo tipo di videogiochi abbia raccolto il testimone del sentimento religioso e del senso di comunità, caduti in disgrazia in un mondo secolarizzato, individualista e materialista, e che soddisfi un bisogno di trascendenza piuttosto che di evasione.

Bomba

BOOOOOOMMM!

Non è un mistero che i game designer di mezzo mondo si ispirino molto volentieri, e attingano a piene mani, a simboli e storie delle mitologie e in particolare a quelle della tradizione orientale.

Quello che forse risulta meno evidente è che, proprio grazie a questa ispirazione, quando siamo immersi in certi videogiochi soddisfiamo un bisogno ancestrale di: comunità, contrapposizioni manichee, codici, cerimoniali e, appunto, assecondiamo l’aspirazione alla trascendenza, al superamento della condizione umana contingente. I tratti distintivi, soprattutto quest’ultimo, di qualsiasi religione.

Nell’universo simbolico dell’anziana signora della foto il fatto che a quel personaggio sia dedicata una statua, come ce ne sono tante nelle città dei vecchi mondi, lo rende degno di intensa preghiera.

La signora in preghiera non sa che si tratta dell’idolo di un videogioco, in questo modo esso svolge la sua funzione perfettamente, fuori dalla sua consueta metafora, sotto i nostri occhi. In tutti e due i casi, sia che si guardi ad esso come Guan Yu o come Garen, si tratta di un personaggio che appartiene a un’altra dimensione, un “aldilà” in cui, c’è da scommetterci, lei non ha mai messo piede.

La preghiera di questa anziana signora, che appartiene a un’altra epoca, dimostra che i due piani, ludico-virtuale e simbolico-religioso, utilizzano linguaggi tanto simili da poter essere confusi tra loro.

Adesso scusate, sarà meglio che vada a comprarmi un digestivo…