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Giant Sparrow è un piccolo studio indipendente, con base in California, che trova la sua missione nel rendere il mondo un posto più interessante e particolare, attraverso esperienze di gioco sorprendenti.
La prima incarnazione ludica di questa filosofia, The Unfinished Swan, è un titolo delicatissimo e dalla forte valenza emozionale, che ho già avuto modo di consigliarvi qui, e che mi è rimasto particolarmente impresso per l’organicità espressiva e l’approccio fresco al game design.
What Remains of Edith Finch, pubblicato lo scorso 25 Aprile su PS4 e PC, cambia in parte tono e tematiche, ma è ugualmente puntuale nell’esprimere lo spirito della software house, oltre alla sua acquisita maturità.
Si tratta, per sommi capi, di un’avventura narrativa in prima persona e tre dimensioni, che viaggia costantemente in bilico tra reale e surreale.
Di nuovo, si lascia apprezzare soprattutto la perfetta fusione tra comparto artistico, ludico e narrativo, che sfocia in soluzioni originali e raffinatissime.
Quattro anni dopo l’avventura del piccolo Monroe alla ricerca del cigno fuggito da un quadro, Giant Sparrow è dunque tornata a stuzzicare e nutrire la nostra immaginazione, risvegliandone in pieno l’appetito.

Cosa resta di Edith Finch?

La premessa narrativa è semplice ed efficace: Edith Finch, adolescente, ritorna dopo anni di lontananza nella grande villa della sua famiglia.
A motivarla, il desiderio di dare risposta ai tanti interrogativi che circondano la storia della stirpe dei Finch, i cui membri hanno la peculiare “abitudine” di morire prematuramente. Giovanissimi, nella maggior parte dei casi.
Da qui, la necessità di tornare nei luoghi in cui si sono consumate queste esistenze spezzate anzitempo, per scoprire la verità al di là delle ricorrenti voci che vorrebbero l’intera famiglia vittima di una maledizione, o confermarle.What Remains of Edith Finch 2

Oltre ad un’intrigante premessa, la ricerca di Edith rappresenta il primo “livello” dell’esperienza.
Da un punto di vista ludico, si tratta di esplorare l’affascinante magione da una prospettiva in prima persona, fermandosi ad esaminare, con l’unico tasto d’azione, oggetti di particolare interesse.
Tutto qui a livello d’interazione, con l’unica eccezione di qualche sezione che richiede di muovere anche lo/gli stick, ad esempio per aprire una serratura.
Sul piano narrativo, il design degli ambienti offre una notevole varietà di spunti e suggestioni.
Oltre ad un comparto tecnico solido, spicca qui la qualità artistica del titolo, in particolar modo nell’utilizzo in chiave narrativa dei colori e dei giochi di luce.
Ne risulta un’atmosfera a tratti calda ed accogliente, talvolta cupa ed angosciante, complessivamente misteriosa.
La villa dei Finch è infatti un luogo che invita ad un continuo stupore, con le sue stanze sigillate collegate da un sistema di passaggi segreti e la sua particolare architettura a scatole cinesi, che rivela gradualmente spazi ricavati dove non verrebbe mai in mente di collocare una camera o un disimpegno. Per non parlare degli esterni, anch’essi ricchi e suggestivi, oltre che circondati da una natura al contempo meravigliosa e spaventosa, nella sua imprevedibilità.
Ogni ambiente racconta una storia attraverso i suoi innumerevoli dettagli e contribuisce a definire il background comune ai vari membri della famiglia, oltre a quello particolare di ciascuno.
L’impressione è quella di leggere gli eventi in ciascun oggetto o scorcio, oltre e prima che nelle riflessioni di Edith.
Ecco allora delinearsi un contesto narrativo affascinante, che invoglia ad approfondire la ricerca in una progressione sostanzialmente lineare che è, al contempo, una risalita della genealogia dei Finch.

Più che comuni sottotitoli, i testi appaiono a schermo quando si rivolge lo sguardo su un punto d'interesse. Una scelta interessante, che rafforza l'idea di una narrazione prettamente ambientale.

Più che comuni sottotitoli, i testi appaiono a schermo quando si rivolge lo sguardo su un punto d’interesse. Una scelta interessante, che rafforza l’idea di una narrazione prettamente ambientale.

L’intento dell’opera, come espresso chiaramente dagli autori, non è però di raccontare una storia canonica, bensì di suscitare emozioni.
Tutto e niente, espresso in questi termini, ma la forza del titolo sta proprio nel fatto che riesce, effettivamente, a proporsi come una magnifica raccolta di suggestioni e sensazioni, riunite attorno a tematiche comuni e per questo interconnesse.
Si parla di vita e di morte, indagando gli attimi immediatamente precedenti il loro “incontro”.
In questo senso, il contesto narrativo delineato dall’esplorazione della villa serve da collante e preparazione delle diverse storie individuali dei Finch, ciascuna oggetto di una propria sezione di gioco.
Scendiamo così nel secondo “livello” dell’esperienza, il più multiforme e sfaccettato, che spinge “oltre” il concetto di narrazione ambientale.
In aggiunta a quello che gli arredi riescono a suggerire, infatti, ogni camera da letto contiene un particolare memorabilia, che si tratti di un diario o di altro, talmente connesso al suo precedente possessore da riuscire a proiettare gioco e giocatore nei suoi ultimi istanti di vita.
Si aprono così sezioni dalla durata variabile, ma comunque contenuta entro il quarto d’ora, ciascuna riconducibile al comune denominatore dell’immaginazione, primaria cifra stilistica, ma diversa per stile e meccaniche.
Sul fronte visivo, l’opera muta in modo talvolta molto significativo, sia a livello estetico che nella prospettiva, adattandosi al particolare taglio, tono e punto di vista della singola storia.
Angoscia, ansia, paura, calore, straniamento: sono solo alcune delle emozioni che questi piccoli spaccati di esistenze vogliono suscitare e ciascuna reclama una veste diversa, anche uditiva, complici l’ottima colonna sonora ed il convincente doppiaggio inglese.
Quanto al sistema di gioco, queste sezioni propongono meccaniche che rompono la routine dell’esplorazione “primaria”, risultando in stimolanti digressioni ludiche, oltre che narrative.
Niente che stravolga la formula di base, ma potrebbe capitarvi di trovarvi a saltare da un ramo all’altro nei panni di un gatto o ad improvvisare coreografie danzanti tra pupazzi in una vasca da bagno. Per citare un paio di esempi.
Tutt’altro che vuoti esercizi di game design, queste varianti assecondano, anch’esse, il mood della storia nella quale si inseriscono, contribuendo a realizzare una sinergia assoluta.
Nulla è casuale: ogni elemento del gioco si lega inscindibilmente agli altri, così che il risultato della fusione sia qualcosa in grado di trascendere le singole componenti, riscrivendone lo stesso significato.
Un’organicità già apprezzabile in The Unfinished Swan, che qui raggiunge lo stato dell’arte, elevando What Remains of Edith Finch ad esperienza stupefacente e totalizzante.

Il simbolismo è un'altra ricorrenza delle storie, oltre che il veicolo dei più vari significati. Ecco allora che uno squalo può ben rotolare da una montagna, se ne ha voglia

Il simbolismo è un’altra ricorrenza delle storie, oltre che il veicolo dei più vari significati. Ecco allora che uno squalo può ben rotolare da una montagna, se ne ha voglia

A livello d’insieme, What Remains of Edith Finch si configura dunque come un titolo profondo e sfaccettato, che si racconta in modo non convenzionale.
L’idea di un mystery al limite del thriller, suggerita dalla premessa, cede presto il passo ad una storia fatta di storie, che vive delle emozioni che riesce a suscitare, esplorando tematiche universali e forti, su tutte il senso della vita e la potenza dirompente dell’immaginazione.
La ricerca di Edith gioca comunque un ruolo fondamentale, perché consente di contestualizzare ciascuna vicenda in un disegno più grande, fornendo dettagli utili ad inquadrare carattere ed inclinazioni di ogni membro della famiglia.
Tanto che, quando ci si ritrova a vestirne i panni, la sensazione è quella di familiarità.
Non solo, è proprio il punto di vista della giovane a rappresentare la prima e ultima chiave di lettura dell’opera nel suo complesso, in una sintesi che è un potente messaggio sul significato dell’esistenza, al di là della sorte.
Per quanto surreali, i racconti scavano con puntualità il senso del nostro tempo su questa terra, indagando il punto di vista e le reazioni di chi va e di chi resta e i concetti di “pienezza” e di “realizzazione”.
Il mistero della famiglia Finch si colloca allora su un piano più esistenziale che fattuale, senza per questo abbandonare del tutto quest’ultimo o perdere in incisività.
Arrivati in fondo, non ci si sente ingannati dal canto di una sirena, bensì abilmente portati a trascendere l’ansia di razionalizzare ogni accadimento, in favore di un’esperienza più intima, capace di parlare ad ognuno una lingua diversa, eppure universale.
L’eloquenza del gioco è allora “completa”, a dispetto della sole tre ore necessarie a completarlo.
Peccato per la mancata localizzazione italiana della versione PS4, a differenza di quella PC, che dovrebbe contenere i sottotitoli nella nostra lingua. In attesa di eventuali patch, c’è da dire, comunque, che l’importanza delle immagini e l’accessibilità dell’inglese utilizzato non complicano più di tanto la fruizione.
What Remains of Edith Finch 5 

Indice di rapimento

estasiDifficile chiosare su What Remains of Edith Finch.
In primo luogo perché starei qui a parlarvene ancora, ma soprattutto perché in qualsiasi modo provassi a sintetizzare il mio parere, difficilmente riuscirei a ricreare quella sintesi perfetta di sollecitazioni artistiche e ludiche che è il gioco.
Non proverò a farlo, allora, limitandomi ad un breve aneddoto: terminata la mia esperienza di gioco, ho posato il pad sulle mie gambe e mi sono ritrovata a guardarmi intorno. Inconsapevolmente, ho iniziato ad osservare gli oggetti che mi circondavano, interrogandomi su quanto di me e della mia storia fossero in grado di raccontare. Pochi minuti, e mi sono ritrovata a immaginare che veste estetica e ludica avrei scelto, per raccontarla. Ancora poco e mi sono sentita trasportata altrove, sperimentando sensazioni e riflessioni esistenziali che difficilmente trovano spazio nella mia routine.
Alla fine, quasi ridestandomi, ho fissato schermo e pad e mi sono sentita grata.
Questo è quel che resta di Edith Finch.