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Siate onesti, fare un viaggetto virtuale nella terra dei crucchi per dare una lezione a quei brutti cattivoni dei nazi è sempre stato il vostro desiderio più recondito, non è forse vero?

Capitano William Joseph Blazkowicz, “l’ammazza Nazi” a rapporto signore!

Era il 1992 quando John Romero cofondatore dell’id Software, tirò fuori dal cilindro uno dei primissimi sparatutto in prima persona, una pietra miliare che ottenne un successo incredibile, titolo destinato ad entrare nel gotha degli immortali.

Per un bambino di 10 anni, i giochi 2D rappresentavano un po’ il mondo conosciuto. Quando vidi quella meraviglia per la prima volta sul 486 del mio vicino, fu come se avessi varcato di colpo le colonne d’ercole e scoperto che la terra fosse tonda e non quadrata.

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L’atmosfera che pervade il castello di Wolfenstein è semplicemente fantastica!

Wolfenstein 3D come già accennato, è uno sparatutto in prima persona ambientato durante la seconda guerra mondiale. Vestiremo i panni del soldato statunitense Blazkowicz, un mascellone di origine polacca fatto prigioniero e rinchiuso nel castello di Wolfenstein dai nazisti. Il gioco è suddiviso in sei episodi, i primi tre (quelli originali per intenderci) più gli altri che vanno a formare il pacchetto “The nocturnal missions”. Ogni episodio è composto da dieci livelli, anche se sarebbe meglio parlare di un 9+1 dato che un piano è sempre segreto. A fine episodio non mancherà il boss di turno, un cattivone in versione extra large e armato fino ai denti.

Il primo è probabilmente quello che tutti ricordano, Escape from Castle Wolfenstein, episodio in cui partivamo dalla stanza in cui Blazkowicz era tenuto rinchiuso, in cerca di una via di fuga. Il secondo episodio Operation: Eisenfaust introduce invece una componente “horroreggiante” nel titolo, infatti dovremo eliminare uno scienziato pazzo nazista, intento a creare orde di soldati zombie. Il terzo è probabilmente il mio preferito Die, Führer, die!, in questo caso ce la dovremo vedere nientepopodimeno con Hitler in persona! Per quanto concerne gli altri tre, ossia, A Dark Secret , Trail Of The Madman e Confrontation, posso dire che probabilmente sono quelli più difficili da completare soprattutto ai livelli di difficoltà più elevati.

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Design dei boss geniale, tutti rigorosamente in versione Terminator…

Come avveniva per la stragrande maggioranza dei giochi dell’epoca, in questo titolo non vi era traccia né di una storia intricata né di personaggi caratterizzati egregiamente. I giochi di una volta però rapivano (è proprio il caso di dirlo), grazie ad un sistema di gioco assolutamente coinvolgente e atmosfere da capogiro. Rigiocandolo non ho potuto fare a meno di notare alcune chicche già presenti nel 1992, su tutte il fatto che i corpi dei soldati uccisi rimanessero nella stessa posizione e non si smaterializzassero nel nulla come purtroppo ancora avviene con diversi titoli.

La grafica ancora oggi si difende alla grande contro lo scorrere del tempo, mentre giocato all’epoca era sensazionale. Sonoro veramente ben curato, dai colpi d’arma da fuoco fino al rumore provocato dall’apertura delle porte. Un’altra cosa che stupisce è il livello dell’IA, intelligente ed aggressiva. Magari a molti giocatori oggi queste cose non fanno più effetto, ma ad esempio gli spari che attirano le guardie anche in lontananza per me è un chiaro segno di come l’id Software abbia investito molto tempo su questi piccoli ma significativi dettagli. Le musiche sono semplici ma di quelle che ti rimangono nella testa, a volte non c’è bisogno di orchestre per creare un’ottima soundtrack.

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Uomini veri o mezze calzette? A voi la scelta…

Il sistema di gioco è quanto di più divertente si poteva trovare all’epoca, con comandi semplici ed efficaci. Avremo diverse armi a disposizione, un box che indica lo stato di salute, tesori con cui aumentare lo score e quindi ottenere nuove vite, munizioni, medikit e per finire le famose chiavi (oro e argento) che apriranno porte speciali corazzate. I livelli specie nei quadri finali, sono veri e propri labirinti, impossibile non perdersi almeno una volta. Come consiglio personale vi suggerisco di esplorare bene i piani, ad ogni stage infatti sono presenti diversi passaggi segreti in cui troveremo diversi oggetti utili, ed a volte la stessa via di fuga. La longevità si assesta fra le 6-10 ore cosa che per l’epoca era abbastanza buona, in questi casi conta molto il livello di difficoltà scelto, quattro quelli a disposizione.

Indice di rapimento

Wolfenstein 3D fa parte di quella cerchia di titoli usciti a fine anni ’80 o inizi ’90 che ridisegnarono l’esperienza di gioco su PC, giochi immortali che probabilmente anche tra cinquanta anni sapranno far divertire i nostri nipotini. Uno di quei pochi titoli del passato che consiglierei non solo per il sano divertimento che sa trasmettere, ma anche per cultura videoludica personale, vere e proprie gemme che un vero amante di questo fantastico media non può farsi sfuggire.